Tra pochi giorni l’amministrazione Devecchi chiuderà il suo secondo anno di mandato. Due anni che avrebbero dovuto segnare la svolta dopo il commissariamento, la paralisi amministrativa e la frattura del centrodestra. Due anni che avrebbero dovuto riportare ordine, visione e capacità di governo. Cristiano Devecchi è tornato alla guida della città nel 2024, sostenuto da una coalizione di destra a trazione leghista e da una campagna elettorale costruita su parole d’ordine forti: sicurezza, decoro, quartieri al centro, sport. Promesse ripetute ovunque, con toni perentori e rassicuranti.
Oggi, a distanza di due anni, quelle promesse sono rimaste slogan.
Per Devecchi si è trattato di un ritorno: già nel 2002 aveva ricoperto il ruolo di vicesindaco nell’amministrazione Carlin, sempre all’interno di una coalizione di centrodestra. A oltre vent’anni di distanza, la coppia Carlin–Devecchi è tornata nuovamente al governo della città, sostenuta da un Consiglio Comunale composto da qualche volto nuovo ma anche da molte figure note, sia in maggioranza sia in opposizione. Una maggioranza ampia, solida, chiaramente orientata a destra.
Le aspettative della cittadinanza, al momento dell’insediamento, erano elevate. Il secondo mandato del sindaco Villa — anch’egli espressione della Lega — si era infatti concluso anzitempo, seguito da un lungo commissariamento straordinario. Oggi, a due anni di distanza da quella vittoria, un primo bilancio può e deve essere fatto. E purtroppo non si vede alcun segnale di cambiamento.
L’unico fronte su cui si è registrato un impegno concreto è quello dello stadio cittadino: grazie a fondi regionali e a risorse proprie, alcuni lavori di ammodernamento e messa in sicurezza sono stati realizzati e altri sono stati programmati. Ma tutto il resto è sostanzialmente fermo. La palestra comunale necessita di interventi urgenti e significativi mentre gli sport considerati “minori” restano ai margini, senza attenzione né investimenti. Il calcio, ancora una volta, si conferma l’asso pigliatutto delle iniziative comunali.
E gli altri temi?
Il tema dei “quartieri al centro” è stato dimenticato e resta solo sui volantini della campagna elettorale. Non c’è traccia di iniziative volte a valorizzare i quartieri o a portarli davvero al centro dell’iniziativa amministrativa. Anche sul fronte del decoro urbano molto è stato detto, poco è stato fatto. La città resta sporca, i controlli sono limitati e poco efficaci. La piazzola ecologica, dopo anni di anarchia, è tornata a una certa normalità ma non può essere considerato un successo il semplice ripristino della gestione ordinaria di un servizio pagato dai cittadini con la TAR. Infine l’annunciata introduzione dell’Ecuosacco ha generato più dubbi che certezze.
Il fallimento più clamoroso riguarda però il tema cardine della campagna elettorale: la sicurezza.
La situazione in città resta complicata, i quartieri difficili restano tali, i controlli sono carenti e il senso di illegalità e insicurezza percepita è elevato. L’organico della Polizia Municipale è drasticamente carente: a fronte quasi 14.000 residenti, gli agenti in servizio sono solo nove. Ne servirebbero almeno quattordici, uno ogni mille abitanti. Nessuno attività di prevenzione viene portata avanti: mancano risorse economiche ma manca anche personale amministrativo: il Comune, sottodimensionato, fatica a garantire sia le funzioni ordinarie che la prevenzione sociale.
Dopo il pasticcio delle “Guardie Nazionali Ambientali” ingaggiate con toni trionfalistici e poi liquidate a seguito dell’intervento del Prefetto, anche il “super consulente” per la sicurezza, Fabrizio Giganti, ha lasciato l’incarico dopo soli quindici mesi senza lasciare tracce significative del suo operato. Al suo posto è stato nominato un Delegato alla Sicurezza, il consigliere Stefano Pozzi, che somma questa delega al suo ruolo precedente di Presidente del Consiglio Comunale. Lo si vede molto presente sui social e sulla stampa ma solo quando ci sono buone notizie. Le cattive, semplicemente, non vengono commentate.
Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo, un po’ di umiltà nell’affrontare i problemi non guasterebbe, non servono “fenomeni” ma solo buona amministrazione, quella che oggi continua a mancare.




