Camilla Buzzacchi, docente di Diritto Costituzionale e Pubblico all’Università Milano-Bicocca, è tra i firmatari dell’appello. Inizia con questo contributo la sua collaborazione con Lodigiano Democratico
Presento con piacere gli interessi costituzionali che stanno a fondamento dell’appello “Torniamo alla Costituzione”, promosso dal gruppo Costituzione e Democrazia di cui faccio parte: si tratta di un insieme di docenti di diritto costituzionale che si sono dati – in maniera del tutto spontanea e informale – il compito di richiamare al rispetto della Carta fondamentale in occasione di iniziative di vario tipo, che rischiano di perseguire un orientamento poco coerente con i principi “alti” alla base della convivenza nazionale.
Rispetto alla proposta di modifica della legge elettorale, le distorsioni che l’appello segnala sono molteplici: alcune sul piano tecnico, altre legate al metodo e alle tempistiche.
Un primo aspetto preoccupante è quello della previsione di un consistente premio di maggioranza: benché la Corte costituzionale non lo abbia escluso in assoluto, in un paio di storiche decisioni ha però raccomandato che sia di dimensioni ragionevoli. Il rischio è infatti che tale premio – un vero e proprio “regalo”, non risultante dal voto – alteri il rapporto di rappresentanza in maniera inaccettabile, andando a sovra-rappresentare forze politiche che hanno ben minore consenso tra l’elettorato: con la conseguenza gravissima di rimettere nelle mani dei soli partiti di maggioranza l’elezione di organi di garanzia quali il Presidente della Repubblica e i giudici della Corte costituzionale.
Non meno critico è l’indirizzo a favore delle liste bloccate: ciò significa escludere qualsiasi possibilità di scelta all’elettore, e difficilmente tale opzione è in sintonia con il carattere democratico della nostra Repubblica. I partiti dovrebbero offrire elenchi di candidati con eguali possibilità di risultare eletti, e non liste predeterminate, dove dunque la scelta dei futuri eletti è già stata effettuata dalle direzioni dei partiti.
Ulteriore profilo pieno di interrogativi è l’ipotesi di un’indicazione preventiva del Presidente del Consiglio, richiesta agli elettori nel momento in cui votano i loro rappresentanti: risulterebbe così svuotato il potere del Capo dello Stato di valutare, a fronte della maggioranza che si forma in Parlamento, la figura che raccoglie più consensi da parte delle componenti politiche disposte a entrare in una coalizione di governo.
Circa metodo e tempistiche, il ragionamento è semplice: è accettabile che si metta mano alle regole elettorali appena prima di una tornata di voto politico – dunque a un anno dal rinnovo del Parlamento – e che l’iniziativa sia di marchio governativo? È già avvenuto nel passato e non ha condotto a buone regole, se per “buone regole” si possono intendere quelle del gioco democratico che – come ogni gioco competitivo – è bene che nascano dal concorso di tutti i “partecipanti” alla competizione, affinché il confronto sia leale e volto a creare meccanismi equilibrati di assegnazione dei seggi. Maggioranza e minoranze dovrebbero dunque concorrere insieme alla scrittura di tali regole, e forse svolgere questo esercizio in tempi non sospetti – ovvero sotto elezioni – sarebbe un segnale di serietà verso noi cittadini.
Qui il link alla pagina di Articolo 21 con il testo del documento dei costituzionalisti e l’elenco completo dei firmatari. Nella stessa pagina è anche possibile firmare per dare la propria adesione all’appello


