E’ gravissimo il disastro nella Muzza del 30 luglio 2026, con tonnellate di pesci morti nel tratto di canale che attraversa Cornegliano. Dopo l’esposto, Legambiente chiede controlli e limitazioni alla centrale EP di Tavazzano. Si aggiunga a ciò la forte preoccupazione per l’impatto delle torri di raffreddamento proposte da EP e per il nuovo data center: “chiediamo la progressiva chiusura della centrale”, sostengono a Legambiente.
I climatologi hanno detto mille volte che ci sarebbero stati sempre più frequentemente anni caldi come il 2003. Ora è dolorosamente evidente che avevano ragione. Qualche buontempone si è domandato che problema ci fosse a sopportare estati tropicali in Italia. Poi i pronto soccorso si sono riempiti, la siccità e la grandine hanno falcidiato i raccolti, i lavoratori agricoli e dell’edilizia hanno cominciato a morire di caldo e sono arrivate le bollette nelle case con i condizionatori accesi. Non è caldo eccezionale, è crisi climatica e faremmo cattiva informazione se nascondessimo che è ora di abbandonare progressivamente e con decisione i combustibili fossili. Eppure facciamo di tutto per non dirlo e cercare rimedi palliativi.
Quando nei campi si è cominciato a contingentare l’acqua, gli agricoltori si sono accorti che mancavano i bacini di raccolta dell’acqua piovana promessi dai piani governativi. E’ giusto raccogliere l’acqua piovana, anche nelle case e in città, ma anche in questo caso avremmo acqua solo per qualche giorno, visto che a svuotarsi sono i grandi laghi prealpini e che il Po porta così poca acqua che al Delta il cuneo salino è risalito di 25 chilometri, bruciando i campi.
Il caldo mette a rischio le infrastrutture, i treni si fermano a causa del gran caldo che mette a dura prova rotaie e ruote dei convogli, si susseguono i black out nelle città con i condizionatori accesi e si fermano le centrali elettriche in tutta Europa, anche nucleari, perché neppure il Danubio ha abbastanza acqua di raffreddamento. Eppure alla centrale di Tavazzano tirano dritto e succede il disastro: la Muzza il 30 luglio supera i 29-30 gradi e i pesci muoiono asfissiati. Poco più a valle, a Cornegliano d’Adda, è l’ecatombe di storioni d’allevamento. La centrale chiuderà solo il 5 agosto, Legambiente denuncia l’accaduto.
“Metteremo torri di raffredamento”, promettono dalla centrale, pur di non smettere di bruciare metano fossile. Le torri di raffreddamento sono monumentali conoidi di cemento, alte tra i 60 e gli 80 metri e con un diametro di 50 metri alla base. Per i 1.800 MW a Tavazzano ne occorrono anche tre o quattro. Più ancora se si farà il data center dichiarato “strategico” dal governo senza aver neppure avvisato i lodigiani. Dalle torri uscirà aria calda e vapore che si riverserà nell’atmosfera rovente e afosa delle nostre estati, con quali conseguenze sul clima locale, sulle coltivazioni e sulla carenza d’acqua, non è dato sapere. Per non parlare del paesaggio.
Ad ogni emergenza si cerca un rimedio che allevia temporaneamente il sintomo, ma non guarisce il male. Non viene in mente che la centrale deve chiudere, entro 10 o 20 anni al massimo. Invece delle grandi torri di raffreddamento Legambiente chiede la dismissione immediata dei gruppi più vecchi, dopo si parlerà di data center. Basta con le pezze peggio del buco.
E quando si prevedono città con il bollino rosso per le ondate di calore, non proponete solo di piantare alberi. Fatelo e basta, piantatene milioni, ma poi si deve togliere asfalto e ricostruire ecosistemi, installare milioni di pannelli solari e chiudere le caldaie a gas, comprese quelle del teleriscaldamento di Lodi.




