L’UE, l’OCSE e l’Agenzia internazionale per l’Energia hanno spiegato all’Italia che, per far fronte alla crisi petrolifera, non si può e non si deve abbassare indiscriminatamente il prezzo dei carburanti per tutti. I pochi fondi rimasti nelle indebitate casse pubbliche debbono essere spesi per puntare sulle alternative ai combustibili fossili, per far funzionare la mobilità elettrica dei treni e bus, per promuovere abbonamenti a prezzi scontati e incentivare l’acquisto di scooter e auto elettriche (e solo per i redditi medio bassi).
Tre ragioni importanti per non tenere artificialmente bassi i prezzi dei carburanti:
1 – la riduzione delle accise va a vantaggio dei ricchi che, anche durante le crisi, non riducono comunque i consumi. Per tutti gli altri, una riduzione minima delle accise come quella sino ad ora operata dal governo Meloni non è particolarmente impattante. Tanto che il 30% degli italiani, non potendo contare su mezzi pubblici efficienti, per far quadrare i bilanci familiari rinuncia comunque a occasioni di lavoro, di studio o addirittura alle cure sanitarie (vedi ricerche sulle mobility poverty di Legambiente-Ipsos).
2) – di fronte alla penuria di carburante si debbono ridurre i consumi petroliferi, mentre l’Italia a marzo scorso ha aumentato i consumi di benzina del 9,5% rispetto all’anno precedente. Così la penuria aumenta per tutti gli altri paesi europei.
3) – La terza e più importante ragione per non concentrare gli sforzi solo sulla riduzione dei prezzi: si deve approfittare della crisi per cambiare definitivamente la mobilità e il sistema dei trasporti, e promuovere la transizione verso l’elettrico. Il resto del mondo lo sta già facendo: circa il 30% delle auto vendute al mondo nel 2026 sarà elettrico. Si tratta di un dato di per sé significativo, trattandosi di 23 milioni di nuovi veicoli elettrici che circolano sulle strade, ma anche interessante se paragonato a quello, già positivo, del 2025. Secondo le stime dell’International energy agency (IEA) infatti, da un anno all’altro ci sarà un aumento consistente di immatricolazioni elettriche (dal 25% del 2025 al 30%). I dati complessivi per l’Europa del primo trimestre 2026 indicano una crescita del 30% (dati ), una percentuale che segna una crescita straordinaria che sta trasformando radicalmente l’industria automobilistica molto più velocemente del previsto.
Vendite record sono state registrate in quasi 100 paesi e l’attuale crisi energetica innescata dalla guerra in Iran può portare a un’ulteriore crescita nei mercati chiave. Anche in Europa le auto elettriche rappresentano già il 28% delle vendite dei primi mesi 2026, salvo in Italia, dove ci fermiamo all’8%. Sempre meglio dello scorso anno, quando eravamo al 5%.
E’ tutto il mondo a sbagliare? Sono Cina, India, Europa e le Americhe che stanno prendendo un granchio, oppure ha torto il governo italiano (per l’occasione in compagnia con quello tedesco) a pretendere dal’Europa di rinviare a dopo il 2035 la migrazione al tutto elettrico? Oppure hanno ragione Francia, Spagna e altri 5 paesi dell’UE che pretendono di accelerare senza eccezioni verso l’elettrico?
Se a Roma a sbagliare sono il governo, i ministri dei trasporti e dell’industria qui, a Milano e a Lodi, è la Regione Lombardia che non promuove treni e trasporto pubblico, con Provincia e Comune di Lodi che non riescono a definire un Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) che promuova la transizione ad una mobilità sostenibile per tutti. Il primo documento strategico dei due Piani (perché Provincia di Lodi e Comune di Lodi non si sono messi d’accordo per scriverne uno solo!) non si propone di cambiare quasi nulla nella nostra mobilità quotidiana.
Non è prevista alcuna azione di promozione del trasporto ferroviario, neppure verso l’area urbana di Milano (più della metà degli spostamenti esterni), mentre Trenitalia prevede la quadruplicazione dei binari sino a Lodi. Non si prevede alcuna riduzione del traffico motorizzato, neppure per gli spostamenti interni alla città e ai comuni, con un miglioramento insignificante dell’inquinamento complessivo perché ci si riferisce a vecchie norme europee e nazionali ormai superate. E’ proprio il caso che la politica lodigiana intervenga per far cambiare il piano ai “tecnici” che lo stanno scrivendo.




