Contro la paura. Politiche per città più sicure, il dibattito di martedì 1 settembre, è stato certamente uno dei più seguiti e apprezzati tra quelli proposti quest’anno alla Festa de l’Unità di Lodi. Non poteva essere diversamente: sia per il tema, uno di quelli sempre al centro delle preoccupazioni degli italiani, sia per lo spessore dei relatori invitati a partecipare alla discussione. A partire da Franco Gabrielli, già Capo della Polizia di Stato, Direttore del Sisde e dell’Aisi, Prefetto dell’Aquila e di Roma, Capo della Protezione Civile, qui anche in veste di autore del libro Contro la paura. Manifesto per una sicurezza democratica, scritto a quattro mani con il giornalista di Repubblica Carlo Bonini. Accanto a lui c’erano tre politici di peso: Matteo Mauri, deputato e responsabile sicurezza del PD e già viceministro dell’interno nel governo Conte 2; Pierfrancesco Majorino, presidente del Gruppo PD nel Consiglio regionale della Lombardia; Sara Funaro, sindaca di Firenze.
Il dibattito, moderato da Giuseppe Di Silvestre (componente della segreteria provinciale del PD del Lodigiano) si è aperto proprio con Gabrielli, che ha brevemente illustrato le motivazioni che lo hanno indotto a scrivere il libro: sottrarre il tema della sicurezza alla propaganda e restituirlo alla responsabilità pubblica per rimetterlo al centro della democrazia, tenendo insieme libertà e protezione, diritti e ordine, coesione sociale e legalità. “Andando nel concreto – ha poi proseguito -, i dati ufficiali ci dicono che negli ultimi anni l’indice di delittuosità è complessivamente in calo, mentre aumentano i piccoli reati, come i borseggi; cioè proprio quelli che danno origine alla percezione dell’insicurezza sociale. In questo contesto, che margine di manovra hanno i Sindaci? Le destre, per motivi di propaganda, preferiscono far credere che i problemi della sicurezza vadano affrontati e risolti dai Comuni: e non casualmente, perché le città italiane di maggiori dimensioni, dove più sono accentuati queste problematiche, sono nella stragrande maggioranza amministrate dall’opposizione di centro-sinistra. Ma in realtà, come sappiamo e come è previsto dalla Costituzione, la responsabilità dell’ordine pubblico è in capo allo Stato centrale, e non agli enti locali”. Gabrielli ha poi sottolineato che se si vuole intervenire seriamente sulla sicurezza dei cittadini bisogna dunque muoversi in modo sistemico attraverso la collaborazione tra Stato, Regioni e Comuni, lavorando con una prospettiva di lungo periodo e dedicando gli sforzi maggiori, nell’immediato, a tre ambiti prioritari di intervento: controllo dei flussi migratori; miglioramento del sistema penitenziario; lotta alla marginalità sociale. “Il tema della sicurezza – ha concluso – deve essere messo in cima al programma di una coalizione che, da posizioni progressiste, intenda proporsi come alternativa all’attuale governo. Perché il diritto alla sicurezza è la garanzia che si possano realizzare davvero tutti gli altri diritti, la precondizione che fa sì che i cittadini sentano di vivere in piena libertà, in un democrazia pienamente realizzata”.
La sindaca Sara Funaro nel suo intervento ha posto l’accento su alcune specificità di Firenze, città d’arte tra le più importanti al mondo. “In primo luogo – ha esordito – è inevitabile che la grande attrattività della nostra città in termine di flussi turistici porti con sé un parallelo afflusso della microcriminalità. E la prima conseguenza che deriva da questa pur banale constatazione è che per i comuni come il nostro, meta del turismo di massa, le risorse che lo Stato deve mettere a disposizione per la sicurezza devono essere calcolate non in base alla popolazione residente ma, come dovrebbe essere immediatamente evidente a tutti, in proporzione alle presenze reali durante il giorno sul territorio comunale. Alle nostre sollecitazioni in tal senso purtroppo questo governo non ha mai dato risposta, lasciandoci da soli senza le risorse necessarie per gestire i problemi”. “E’ chiaro però che, come sottolineava anche Gabrielli nel suo intervento, è lo Stato che deve fare lo sforzo maggiore in questo senso: perché solo lo Stato centrale ha gli strumenti per intervenire in modo adeguato. I Comuni possono muoversi, come abbiamo fatto noi, cercando di creare le condizioni per integrare e sostenere le fasce più deboli e marginalizzate, affrontando quindi il versante socio-culturale del problema; ma la realtà è che, in termini di ordine pubblico, la sicurezza può essere fornita solo dallo Stato. Che in questo momento, rispetto alla nostra città, il governo sia sostanzialmente assente è un fatto particolarmente grave: Firenze è patrimonio dell’Italia intera e di tutto il mondo, e non è possibile che le risorse destinate alla sicurezza vengano fatte mancare deliberatamente solo per una questione di lotta politica”.
Mauri e Majorino hanno poi delineato le posizioni ufficiali del Pd sulle questioni della sicurezza. “Ho molto apprezzato il libro di Gabrielli – ha esordito Mauri -, per la ricchezza delle informazioni precise e dettagliatissime e la capacità di restituire il quadro complessivo dei problemi con estrema chiarezza; e in particolare per lo sforzo di fornire una serie di proposte concrete per la loro soluzione. Come responsabile per la sicurezza del PD non posso che concordare con la maggior parte di esse, anche perché si muovono in una prospettiva d’insieme perfettamente coerente non solo con quello che noi pensiamo sulla sicurezza, ma anche con l’idea di società che noi vorremmo realizzare e all’interno della quale queste proposte devono trovare concreta attuazione”. L’esponente PD ha poi osservato come la mancanza di sicurezza vada ad incidere maggiormente sulle fasce più deboli della popolazione: donne, anziani, precari e giovanissimi (tendenza particolarmente preoccupante emersa in questi ultimi anni). E come, di conseguenza, occuparsi di sicurezza significa inevitabilmente occuparsi anche di diritti e di uguaglianza.
“Se andiamo ad analizzare cosa ha realizzato in concreto la Destra sui temi della sicurezza – ha concluso Mauri – ci accorgiamo che la realtà è ben diversa sia dalla trionfalistica narrazione governativa che da quanto era stato promesso in campagna elettorale. Infatti, come notava Gabrielli all’inizio, se i reati nel loro complesso sono diminuiti, sono significativamente aumentati i reati di strada e quelli violenti conto le persone: cioè proprio quelli che riguardano la percezione di insicurezza che la gente vive quotidianamente. Questo perché si sono date risposte solo sul piano della repressione, che per altro non hanno affatto inciso sui fenomeni criminali. Il problema sicurezza va invece affrontato nel suo complesso e con equilibrio, affiancando all’azione repressiva un forte impegno sul piano della prevenzione. Di certo non esistono soluzioni semplicistiche: quello che si deve fare è lavorare con una prospettiva ben chiara sul futuro e sul modello di società che, a partire da un forte senso di comunità e di appartenenza, vogliamo costruire”.
Dopo aver espresso la sua sostanziale identità di vedute con chi lo aveva preceduto, Majorino ha voluto richiamato l’attenzione sul fatto che, prima di ogni valutazione politica della questione, sia necessario riconoscere che la domanda di sicurezza (e la percezione di insicurezza da cui deriva e che sempre la accompagna) è un fenomeno inevitabile nelle società moderne, sostanzialmente indipendente dal contesto e trasversale rispetto ai gruppi sociali. E che, proprio per questo, non si deve regalare alla destra, come si è fatto sino ad adesso, il tema della sicurezza (limitandosi tutt’al più a rincorrerne gli slogan). “Questa destra, come vediamo sia qui in Lobardia che a Roma, non governa affatto le questioni. Anche sulla sicurezza, come su tanti altri temi, nel concreto tagliano i fondi e intervengono con leggi e proposte di pura propaganda, mirando solo al mero tornaconto elettorale. Noi dobbiamo invece avere un progetto concreto e con un’identità riconoscibile. Un progetto che individui, come unica reale possibilità di risolvere i problemi, un forte impegno sul sociale : sul lavoro – ormai abbiamo a che fare con salari da fame e schiavizzanti -, sul problema della casa, sulla scuola, ecc.”.
In conclusione, partendo dai rumors che danno Gabrielli come possibile Ministro dell’interno in un governo di centrosinistra, Di Silvestre ha chieso a Gabrielli un programma per i suoi primi ipotetici cento giorni di governo. “Accolgo a puro titolo di divertissement intellettuale la provocazione – ha risposto l’ex capo della Polizia – e dunque, fingendo di prendere per buona la possibilità di un mio futuro da ministro, direi che le priorità all’inizio del mio incarico sarebbero esattamente quelle che avevo sinteticamente richiamato nel mio primo intervento: riforma della legge Bossi-Fini e riorganizzazione di tutti gli interventi sul fenomeno immigrazione, in particolare con la creazione di un ministero ad hoc che si occupi sia della gestione intelligente ed efficace dei flussi che dell’integrazione; chiara ridefinizione e ripartizione delle competenze tra forze dell’ordine statuali e polizia locale; un intervento deciso sulle problematiche legate al sistema penitenziario. Il carcere, purtroppo, a tutt’oggi è l’autentico buco nero del nostro stato democratico. In ogni caso, tengo a dire che per me la questione più importante non è quella di indicare nomi, ma di avere programmi e di ipotesi di lavoro seri e costruttivi. Perché, come abbiamo avuto modo di sottolineare nel corso di tutta questa conversazione, le questioni della sicurezza si intrecciano con altre che hanno ricadute talmente ampie che le politiche securitarie non possono essere gestite da un solo ministro, ma dal governo nella sua interezza. Insomma: se mi venisse detto che il programma di governo sulla sicurezza si baserà sulle proposte che faccio nel mio libro, ma che ad attuarlo come ministro dovrebbe essere un politico, io sarei assolutamente soddisfatto. Mentre se mi venisse proposto di ricoprire l’incarico di ministro, ma con un’agenda completamente differente da quella che potrei elaborare sulla base della mia esperienza e delle mie convinzioni, risponderei con un gentile ma fermo rifiuto. Insomma: per il campo largo quello che è importante deve essere lo spartito, non il direttore d’orchestra!”.










