Alla Festa de l’Unità di Lodi di venerdì 6 settembre è andato in scena l’attesissimo incontro con Stefano Bonaccini. In uno Spazio dibattiti gremito all’inverosimile, il Presidente del Pd ha dialogato con Andrea Ferrari, segretario provinciale del partito. Una conversazione a tutto campo sull’economia italiana, la situazione internazionale, le prospettive elettorali della coalizione progressista.
Rispondendo alle domande di Ferrari, che si è fatto portavoce delle preoccupazioni, delle urgenze e delle proposte dei militanti, Bonaccini ha delineato, con l’energia e la passione che lo contraddistinguono, il percorso del partito sino alle prossime elezioni. Un appuntamento che sarà di eccezionale rilevanza: perché, come ha tenuto a sottolineare, nella prossima consultazione elettorale la posta in gioco è duplice e decisiva: sarà infatti proprio la composizione politica del nuovo Parlamento a determinare l’elezione del prossimo Presidente della repubblica.
Tre le tematiche fondamentali a partire dalle quali Bonaccini ha sviluppato la proposta di programma di governo del PD: lavoro, diritto alla salute e all’istruzione, sicurezza.
Bonaccini ha rimarcato come l’estendersi in Italia del fenomeno del lavoro povero sia il segno inequivocabile che la questione salariale è ormai un’autentica emergenza. Il nostro Paese è fanalino di coda in Europa rispetto al potere d’acquisto dei salari, che negli ultimi anni si è drammaticamente ridotto. Le famiglie faticano sempre di più ad arrivare alla fine del mese, l’aumento dei prezzi legato al perdurare del conflitto USA-Iran pesa sempre di più sulle tasche degli italiani, le giovani generazioni vedono nell’emigrazione l’unica possibilità per un lavoro stabile e adeguatamente retribuito. I numeri sono impressionanti: tra il 2011 e il 2024 630.000 giovani tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato l’Italia: e, date le condizioni economiche attuali, niente lascia pensare che il trend si possa modificare né che una quota significativa di queste persone possa rientrare nel breve periodo. Per far fronte a questa situazione bisogna agire rapidamente e con energia attivando una pluralità di interventi: dalla leva fiscale (magari con una normativa ad hoc per i primi anni lavorativi dei più giovani) agli stimoli per rimettere in moto l’economia, dal salario minimo garantito alla tassazione degli extra-profitti derivati dall’aumento delle materie prime. I risultati ottenuti in Spagna dal governo Sanchez dicono che tutto questo è possibile, purché si metta in atto una sostanziale redistribuzione dei redditi.
Per quanto riguarda il welfare, Bonaccini ha riaffermato con forza che è lo Stato a dover provvedere per fa sì che il diritto alla salute e all’istruzione siano davvero diritti universali. Va invece combattuta aspramente la deriva politica odierna, che lascia al mercato il ruolo principale nella gestione di questi servizi fondamentali creando un sistema in cui solo i più ricchi possono accedere a cure adeguate e possono contare su una formazione di qualità per i propri figli. Purtroppo questo governo si è mosso sin dall’inizio in direzione opposta: è evidente che il modello di riferimento della destra non è il welfare europeo ma il modello americano. I dati mostrano inequivocabilmente questa tendenza: in Italia il rapporto spesa santitaria/PIL è sceso al 6,2%, uno dei più bassi in Europa.
La sicurezza, infine: un tema che, ha sottolineato Bonaccini, la sinistra ha per troppo tempo colpevolmente lasciato allo schieramento avversario. La sicurezza è un tema trasversale, che interessa tutti i cittadini. Compito delle forze progressiste è proporre e attuare un modello che coniughi prevenzione e repressione e non sacrifichi in alcun modo i diritti e le garanzie democratiche.
Se nella proposta del PD i temi sociali sono quelli prioritari, non va dimenticato il contesto internazionale nel quale dovrà muoversi il futuro governo. Bonaccini, che è anche parlamentare europeo, ha rivendicato la necessità di dare fiducia all’UE: per quanto segnato da divisioni e da lentezze burocratiche, lo spazio europeo è l’unico nel quale ancora si difendono la tolleranza, il rispetto dei diritti fondamentali, la libertà delle persone. Ma se si vuole che l’Europa, in un mondo che sembra sempre più orientato ad avallare la brutalità della legge del più forte, abbia la forza politica per per sostenere i suoi valori fondativi e far sentire la sua voce nella ricerca di soluzioni pacifiche ai conflitti, è necessario superare lo stato di paralisi decisionale in cui essa si trova in questo momento. L’abolizione delle decisioni all’unanimità per le questioni che riguardano difesa e politica estera è per Bonaccini l’unica strada per restituire all’Unione europea l’autorevolezza necessaria per far sentire la propria voce.
Le ultime risposte erano centrate sulla prossima tornata elettorale. Dopo aver riconosciuto più che legittime le sollecitazioni della base perché nelle prossime liste sia dato più spazio agli amministratori locali (e a chi comunque abbia dato prova sul campo di saper affrontare situazioni delicate e complesse), il presidente PD ha affrontato le questioni di fondo su cui si discute nel campo largo: primarie e programmi. Sulle primarie la sua posizione è chiara: posto che si tratta un tema che di certo non appassiona gli elettori, e che la nomina del leader della coalizione non può che essere successiva alla definizione del programma, Bonaccini ritiene che, secondo logica, l’indicazione del candidato premier spetti di diritto al maggior partito della coalizione. Per quanto attiene al programma il Presidente PD ritiene che ci si debba concentrare su pochi punti fondamentali, per trovare un punto di equilibrio realistico su cui tutti possano convergere per chiedere uniti il consenso degli elettori.
“Ero a Genova l’altra sera – ha aggiunto Bonaccini -. Lì, come tutti certamente ricordate, a causa dei veti incrociati all’interno del campo largo avevamo perso le regionali per pochi voti. Capito che forse era più produttivo fare uno sforzo per superare le differenze, a poche settimane da quella sconfitta la coalizione di tutte le forze di centrosinistra guidata dalla Salis riuscì a conquistare il Comune. Questo per dire che alla fine, la sera del voto, conta sola una cosa: conta chi vince! Quindi, diamoci da fare, dateci una mano, noi il prossimo anno vogliamo battere la destra e tornare al governo di questo paese”.











