In un mondo nel quale sembra tornare a prevalere la legge del più forte, nel quale le guerre si moltiplicano, i regimi autoritari acquistano nuovo spazio e il confronto internazionale torna a essere dominato dalla politica di potenza, una domanda si fa sempre più urgente: come si difende la democrazia e come si può renderla nuovamente forte e capace di affrontare le grandi sfide del nostro tempo?
È questo il tema dell’incontro La forza della democrazia in un mondo di prepotenti, che domenica 6 settembre, alle ore 21.00, chiude i dibattti della Festa de l’Unità di Lodi. Partecipano Mario Calabresi, giornalista e scrittore, e Lorenzo Guerini, parlamentare del Partito Democratico e presidente del COPASIR. A moderare il confronto sarà Agnese Pini, direttrice responsabile delle testate QN – Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno.
La democrazia si trova oggi davanti a una fase di profonda trasformazione. Il ritorno della guerra e della politica di potenza mette in discussione l’ordine internazionale costruito dopo la Seconda guerra mondiale, mentre all’interno delle società occidentali crescono sfiducia nelle istituzioni, disaffezione politica, polarizzazione e difficoltà economiche e sociali.
In questo contesto emerge anche il rischio di un progressivo indebolimento delle democrazie liberali, non necessariamente attraverso una loro improvvisa cancellazione, ma attraverso un lento svuotamento dei principi che le sostengono: il pluralismo politico, la libertà di stampa, la separazione dei poteri, l’indipendenza della magistratura, la tutela delle minoranze, il rispetto delle regole e la possibilità per ogni cittadino di partecipare alla vita pubblica.
Il pericolo è che la democrazia possa continuare a esistere formalmente, attraverso elezioni e istituzioni, mentre progressivamente perde la propria sostanza. Quando il dissenso viene considerato un ostacolo, l’avversario politico diventa un nemico, l’informazione viene delegittimata e le istituzioni vengono piegate alla logica della maggioranza del momento, la democrazia si indebolisce anche senza che nessuno ne proclami la fine.
Questo fenomeno è alimentato anche dalla crescente sfiducia dei cittadini. Quando la politica non riesce a dare risposte a problemi concreti – dal lavoro alla sanità, dalla casa alla sicurezza, fino alle prospettive per i giovani – aumenta la tentazione di affidarsi a uomini forti, a chi promette soluzioni semplici, vuote scorciatoie prpagandistiche che non tengono conto della complessità della democrazia nella società contemporanea.
Difendere la democrazia significa quindi anche renderla capace di produrre risultati. Una democrazia che non riesce a garantire opportunità, diritti e sicurezza sociale diventa più vulnerabile alla propaganda autoritaria. Al contrario, una democrazia capace di ridurre le disuguaglianze, garantire servizi pubblici e creare possibilità per le nuove generazioni è una democrazia più solida.
Un altro terreno decisivo è quello dell’informazione. La rivoluzione digitale ha moltiplicato le possibilità di accesso alle notizie, ma ha anche creato uno spazio pubblico nel quale propaganda, disinformazione, manipolazione e fatti possono circolano in tempo reale sfuggendo a ogni verifica di veridicità. I social network e, sempre più, l’intelligenza artificiale, possono essere strumenti straordinari di partecipazione, ma anche diventare strumenti di condizionamento dell’opinione pubblica.
Per questo la libertà di stampa e il giornalismo professionale rappresentano una delle più importanti infrastrutture democratiche. Verificare le informazioni, distinguere i fatti dalle opinioni, raccontare ciò che il potere preferirebbe non fosse raccontato e offrire ai cittadini strumenti per comprendere la realtà sono funzioni essenziali di una società libera.
La sfida riguarda anche la dimensione internazionale. La guerra in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente e la competizione tra grandi potenze mostrano un mondo nel quale il diritto internazionale e il multilateralismo sono sempre più sotto pressione. Quando la forza diventa lo strumento con cui si pretende di modificare i confini, imporre la propria volontà o cancellare le regole condivise, la democrazia non può limitarsi a osservare.
Anche l’Europa è chiamata a una scelta. I singoli Stati europei, da soli, hanno sempre meno capacità di incidere in un mondo dominato da grandi potenze economiche, tecnologiche e militari. Rafforzare l’Unione europea significa quindi anche rafforzare la capacità delle democrazie europee di proteggere la propria sicurezza, la propria autonomia e il proprio modello di società.
Difendere la democrazia significa infine trovare un equilibrio tra sicurezza e libertà. Cyberattacchi, interferenze straniere, propaganda, estremismi e manipolazione delle informazioni sono nuove forme di minaccia. La risposta deve essere adeguata, ma senza cadere nella tentazione di sacrificare proprio quei diritti che si intendono proteggere.
Perché la democrazia non è debolezza. È la forza del diritto contro il diritto della forza, la libertà contro l’arbitrio, il pluralismo contro l’uniformità. Ma questa forza non può essere data per acquisita: deve essere difesa, rinnovata e resa nuovamente capace di conquistare la fiducia dei cittadini.
Ore 21 – allo Spazio dibattiti dell’area Capanno – Lodi, via Taramelli





