Che aspetto ha un “tempo devastato e vile”? Giuseppe Genna ce lo raccontava già a fine anni ’90 con un libro diventato di culto, un’opera insolita che mescola racconto, saggio e reportage. Assalto ad un tempo devastato e vile non è il classico romanzo da salotto con inizio-sviluppo-finale. È piuttosto questo vertiginoso (e la vertigine è l’intero punto) agglomerato di storie, riflessioni, frammenti di un’autobiografia che sembra essersi fatta esplodere apposta per dissezionare quel cuore nero, palpitante e malato che batte al centro della nostra cosiddetta contemporaneità.
Genna stesso ha continuato a rimettere mano a questo testo negli anni, pubblicandolo in versioni successive (PeQuod 2001, Mondadori 2002, Minimum Fax 2010) e dichiarandolo “una versione non definitiva”, un libro non-finito, in-finito, in-de-finito e in-de-finibile. Questa natura aperta e in divenire riflette bene l’ambizione dell’opera: cogliere il disordine del presente in una forma narrativa fluida, ibrida, che sfugge alle gabbie di genere.
Non è un caso, ovviamente, che nella prefazione l’autore citi esplicitamente Guy Debord, parlando della “storia di segreti e dissimulazioni” in cui viviamo, dove “Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso”.
Si capisce subito: siamo di fronte a un romanzo-saggio visionario, un mix coraggioso di autobiografia e analisi filosofica, cronaca urbana e slancio profetico.
L’Italia raccontata in Assalto è ben lontana dalle cartoline idilliache: Genna ci porta nelle periferie degradate, tra palazzoni anneriti e capannoni desolati, dipingendo una Milano fredda e disumana. La sua Milano, ex capitale del miracolo economico, diventa simbolo e specchio di un intero Paese in declino, “fogna d’Italia” la definisce provocatoriamente. Nell’arco dei racconti (ambientati tra gli anni ’60-’70 e il presente) sfilano luoghi malsani e vite ai margini: il centro smistamento merci dove l’aria è grigia e i lavoratori sono schiacciati da ritmi infernali, le risse tra camionisti esausti, i “nervi in scosse” per la fatica accumulata. L’autore descrive il mondo del lavoro come un girone d’ingiustizie: turni estenuanti, sicurezza precaria, perfino tir assaltati dalla camorra sulle autostrade.
Il cuore del libro è questa visione filosofica di Genna sul nostro presente: una visione non tanto osservata quanto vissuta, iniettata direttamente nel flusso narrativo. Niente consolazioni da farmacia o soluzioni narrative predigerite. Assalto è permeato da un pessimismo lucido, quasi apocalittico, sul destino dell’uomo contemporaneo. Secondo Genna viviamo in un’epoca di trauma permanente, un presente di macerie morali da cui stentiamo a uscire. “Il tempo devastato e vile è quello nel quale siamo costretti a vivere senza volere e senza sapere come fare per andare oltre – la sua viltà è frutto della devastazione delle coscienze”, suggerisce l’autore. Il mondo che emerge (o meglio, che collassa pagina dopo pagina) è un ecosistema in estinzione terminale. Un vecchio ordine (con le sue illusioni, le sue certezze, le sue menzogne confortevoli) è già crollato in polvere. E il nuovo ordine? Non è nato. O forse è nato storto, mostruoso, visibile solo in frammenti sparsi che brillano come schegge di vetro nel fango, impossibili da assemblare in qualcosa di riconoscibile, figuriamoci di abitabile.
È in questo deserto post-umano che l’umanità smarrisce definitivamente i suoi punti di riferimento (Dio? La Storia? La Ragione? La Comunità? Tutti fuori combattimento, o peggio, trasformati in grottesche parodie di se stessi). E perché correre? Perché narrare il disastro? È qui, in questa corsa a perdifiato attraverso il gelido e assurdo presente, che Genna cerca di dare a questa esperienza inenarrabile una forma. Una forma tumultuosa, non-rassicurante, efficace proprio perché riflette il caos, lo ingoia e lo rigetta come linguaggio.
La seconda parte del libro assume toni quasi mistici e meditativi. La denuncia concreta si sublima in riflessioni astratte, vertiginose, sulla fine di un mondo. Non una fine, la fine.
Sono pagine dense, dove affiorano richiami alla fantascienza alla Philip K. Dick o alle sperimentazioni di William Burroughs (esplicitamente citato): l’autore infatti adotta anche tecniche narrative non convenzionali, con frammenti, collage linguistici e cambi di registro che ricordano il cut-up burroughsiano.
Vengono in mente i detective paranoici di Thomas Pynchon o le trame cospirazioniste di Don DeLillo, dove la verità del mondo è sempre dietro un velo. Genna condivide con questi autori postmoderni l’idea che la realtà sia fatta di segreti, complotti, simulacri (e che solo la scrittura, col suo sguardo obliquo, possa provare a svelarli). Il risultato sulla pagina è affascinante ma anche impegnativo: un flusso di coscienza collettivo, il brusio allucinato di un’epoca morente. Non sorprende che alcuni lettori abbiano trovato il libro difficile o eccessivo nelle sue cupe visioni. D’altronde Genna non fa nulla per alleggerire la diagnosi impietosa sul presente: dall’etica allo spirito, ogni pilastro sembra sgretolato, e l’autore porta questa constatazione alle estreme conseguenze (immaginando persino, con provocazione, che l’unica “terapia” per l’umanità sia la sua estinzione). È una filosofia negativa, questa? Senza dubbio. Può lasciare sgomenti, nudi al vento gelido del nulla? Assolutamente sì. Ma ha un merito titanico, disperato: interroga radicalmente (cioè dalle radici, strappandole) il nostro modo di vivere.
A distanza di anni dalla sua pubblicazione, Assalto ad un tempo devastato e vile mantiene intatta la sua carica dirompente. Anzi, molte delle “istantanee” scattate da Genna sul finire dei Novanta oggi risultano paurosamente profetiche. La desertificazione spirituale di cui parlava è sotto i nostri occhi, nell’Italia e nel mondo di oggi, tra crisi economiche ricorrenti, isolamento sociale e paure globali. Leggere (o rileggere) questo libro nel 2025 significa confrontarsi con una visione lucida e anticipatrice: Genna ci aveva avvertiti del dilagare di certi mali contemporanei quando questi erano ancora in embrione. Oggi le periferie degradate, la rabbia sociale, la disillusione politica e perfino l’alienazione tecnologica sono realtà quotidiana. Assalto ci costringe a guardarle in faccia senza filtri, attraverso una lente deformante che amplifica il grottesco e il terribile fino a renderlo inconfondibilmente vero. È il paesaggio fuori dalla tua finestra. È l’Italia spolpata. È il mondo che respira a fatica.
Il valore di questo libro per la contemporaneità sta dunque nella sua funzione di specchio crudele e al tempo stesso di bussola. È un viaggio che arricchisce chi lo affronta. Assalto ci invita a non accettare passivamente la realtà “devastata e vile” in cui siamo immersi, ma a riflettere criticamente su di essa. Le sue pagine non “dicono” che qualcosa non va. Urlano. Un urlo che viene dai bassifondi degli stessi quartieri che evitiamo con lo sguardo quando li attraversiamo in macchina.
Genna stesso, in un’intervista, ha ribadito che per lui la scrittura è sempre un atto politico e civile, un mezzo per incidere nel reale. Assalto ad un tempo devastato e vile incarna appieno questa idea: è una lettura impegnativa ma necessaria, un testo “miserabile” e magnifico che ci costringe a pensare.
BIO: Giuseppe Genna (Milano, 12 dicembre 1969) è uno scrittore italiano noto per la sua prosa sperimentale e l’approccio ibrido alla narrativa. Dopo aver studiato filosofia all’Università Statale di Milano, ha lavorato per la rivista Poesia e come consulente presso la Presidenza della Camera dei Deputati. Ha esordito nel panorama letterario italiano con romanzi noir e thriller, tra cui Catrame (1999) e Nel nome di Ishmael (2001). Tra le sue opere più significative si annoverano Dies Irae (2006), Hitler (2008) e Italia De Profundis (2008), che affrontano temi come la crisi dell’identità collettiva e la trasformazione della società italiana contemporanea.
L’edizione più recente di Assalto a un tempo devastato e vile è la “Versione 4.0”, pubblicata da Minimum Fax nel 2020. Questa edizione ampliata include nuovi contenuti che aggiornano e approfondiscono le riflessioni dell’autore sulla società italiana. Il libro è disponibile in formato cartaceo e digitale.




