I ritardi nella realizzazione di impianti solari ed eolici in Italia e la dipendenza dal metano sono la causa principale del caro bollette e della povertà energetica. Le tensioni internazionali (guerre e dazi) mantengono alto il prezzo del metano sui mercati internazionali da quattro anni. La sostituzione del metano russo con le importazioni di gas liquefatto dagli Stati Uniti (divenuti ormai il primo esportatore verso l’Europa) ha pesanti ricadute negative: quello americano è il metano più inquinante e caro, perché proviene da frantumazione (fracking) di scisti bituminosi. E’ noto che il gas trascina al rialzo anche i costi dell’elettricità e dei carburanti.
Cosa si dovrebbe fare per ridurre il costo dell’energia e affrontare le nuove ingiustizie in modo strutturale? A gran voce si chiede di ridurre le tasse sull’energia (accise): ma, pur essendo leggermente più alte che nel resto d’Europa, queste incidono in modo modesto sul prezzo finale e sulla bolletta elettrica. Il rapporto di Mario Draghi sul Futuro della Competitività Europea e la relazione che ha tenuto l’ex Presidente del Consiglio al Parlamento italiano il 18 marzo 2025 evidenzia la necessità di riformare il mercato elettrico e attuare il cosiddetto “disaccoppiamento” (o decoupling, in gergo) del prezzo dell’energia da quello del gas per vendere quella che costa meno (come quella da fonti rinnovabili), ottenendo così prezzi più bassi anche per le famiglie e le imprese. In questo modo avremmo più mercati dell’energia separati sulla base della fonte utilizzata, e i produttori di energia eolica e solare potrebbero proporre ai consumatori e alle imprese prezzi più bassi; diventerebbero anche molto più convenienti i contratti che prevedono la fornitura esclusiva di energia prodotta con fonti rinnovabili. Ma il decoupling è più facile a dirsi che a farsi, perché servirebbe una riforma europea che dovrebbe mettere d’accordo tutti i governi, mentre le grandi compagnie (vedi Eni) dovrebbero rinunciare a ricchi extra-profitti.
Draghi suggerisce allora di produrre energia a partire dalle fonti più pulite e più economiche a disposizione: principalmente dal sole, con il fotovoltaico; e, dove c’è vento, con l’utilizzo delle pale eoliche.
Il prezzo all’ingrosso dell’elettricità da quest’anno diventa “orario” e “zonale”. Se nelle regioni del nord Italia la produzione fotovoltaica locale esaurisce la domanda elettrica (come avviene nelle giornate limpide e soleggiate), il costo orario all’ingrosso scende sino ad azzerarsi. Questa situazione si verifica per lo più in primavera; ma qui in pianura padana un risparmio è possibile anche con i condizionatori accesi e la temperatura oltre i 30 gradi. Alle ore 14 di domenica 27 luglio scorso, il costo è sceso a 2,3 centesimi al kWh, a fronte di una media mensile di 11. Se la fonte solare, insieme a quella idrica, riuscisse a garantire nelle ore centrali del giorno l’intero fabbisogno elettrico, la componente “energia” delle nostre bollette (più o meno la metà del costo) si ridurrebbe notevolmente. Per farlo basterebbe incrementare del 20% (5 mila MW) gli impianti fotovoltaici già installati nelle regioni del nord. Cosa più che possibile in un paio d’anni, a patto di raddoppiare la velocità di realizzazione.




