Ogni promessa è debito. Eccoci allora a parlare di Nosferatu, il film di Robert Eggers, proiettato martedì scorso al Politeama di Pavia nell’ambito della mia rassegna (ancora) Sguardi Puri.
La trama è nota. In Germania, a Wisborg, nel 1838, Thomas Hutter, un efficace Nicholas Hoult, novello sposo di Ellen, la bella Lili-Rose Depp, è inviato dall’agenzia immobiliare per cui lavora in una remota residenza dei Carpazi. Appena arrivato nella regione incubi lo tormentano mentre assiste a pratiche locali barbariche. A portarlo nel castello del conte Orlock ecco una carrozza misteriosa e senza cocchiere. Il conte pretende che lui firmi un contratto in una lingua antica e incomprensibile. Solo troppo tardi Hutter ne scopre la natura di non-morto ma, incapace di contrastarlo, si rifugia nella propria camera. Poi la creatura lascia il maniero per avvicinarsi a Ellen. Una tremenda pestilenza scoppia nel frattempo a Wisborg, e ciò permette al nostro di agire indisturbato perseguendo il suo scopo ultimo: sedurre e fare sua proprio Ellen…
Ora, partiamo dal fatto che sull’Horror grava un pregiudizio direi atavico: genere per adolescenti un po’ tordi, o al massimo per adulti strani e mai cresciuti, questo tipo di film può davvero appassionare solo il cinephiles che ne frequenti i confini: il cinema di Jacques Tourneur, L’esorcista ma soprattutto The Shining.
Ebbene, che senso ha allora parlare di elevated horror o di Horror d’autore?
E qui arriva la tesi più azzardata, quindi se proprio detestate il genere smettete pure di leggere, me ne farò una ragione (avete notato la sfrontatezza del “metatesto”, un articolo cioè che parla del lettore, che lo sta leggendo?!).
Ma se invece la questione vi intriga perché non riflettere almeno un attimo sui più di 240 biglietti venduti questo martedì con il Nosferatu di Murnau, un film girato qualcosa come 103 anni fa, e in sequenza quello recentissimo di Eggers, comunque già uscito in sala da qualche tempo?
Prima di tutto vorrei parlare del mostro. Ce n’è almeno di due tipi: quello dentro di noi (vedi Shining) e quello fuori (o altro) da noi, ed è proprio il caso del nostro vampiro.

Al di là del tema della paura “finta”, che dovrebbe mitridatizzarci nei confronti della paura vera, quella che incontriamo nella vita di tutti i giorni (tesi, mi pare, piuttosto banale) in Nosferatu e nel suo personaggio soprattutto cinematografico (in letteratura è differente) io vedo un tema profondamente politico.
Il Nosferatu che nasce in Germania nel 1922 prelude ad un mostro vero, che dieci anni più tardi sarà responsabile di una morte atroce per milioni e milioni di persone. Un dittatore che riesce attraverso arti subdole a sconfiggere la tua razionalità facendoti attuare il male per il male. E persino contro il tuo stesso interesse. E quello di oggi? Non fatemelo dire. Non vorrei essere Cassandra. Ed ora il tratto più interessante: chi può opporsi a questo essere supremo e superbamente crudele? Solo la donna. Fateci caso. Ogni intervento maschile o gioca per il mostro o si risolve in inane fallimento.
Certo. Non possiamo pretendere che la donna sia più forte del mostro, Però, sirena, strega o santa che si proponga, la donna avrà il coraggio di affrontare il nemico, seducendolo, accettandolo e, metafora potente, “portandolo alla luce”. Portando alla luce il suo unico punto debole: il cupio dissolvi che condanna anche lui, non morto e che non può morire, a desiderare proprio di morire. C’è poi un’altra tesi, quella del vampiro come “artista” e quindi “altro da noi” e per ciò stesso rifiutato dall’umanità. Pensate a dove abita Orlok secondo Knock: “oltre la Boemia” (vedi Scènes de la vie de bohème di Murger, o i bohèmien parigini particolarmente in voga soprattutto a Parigi e negli anni venti), e ancora pensate all’ossessione di Nosferatu (un’ossessione che ricorda molto quella di tanti artisti) risvegliato da secoli di sonno per il richiamo della sua giovanissima adolescente “musa” Ellen.
Insomma, per carità, continuate pure a detestare l’horror, però, per favore non fateVI il torto di pensare che sia soltanto roba di quattro trucchi stupidi e ingenue maschere di carnevale.




