L’Imperatore di Portugallia di Selma Lagerlöf è un romanzo che arriva da un passato apparentemente distante – la Svezia rurale di fine Ottocento – ma che conserva intatta una particolare, aspecifica attualità: quella di un manifesto di resistenza poetica di fronte alla durezza del reale. Pubblicato nel 1914 dalla prima donna a vincere il Premio Nobel per la Letteratura (nel 1909), quest’opera impasta un realismo intriso di quotidianità contadina, con un afflato fiabesco.
La trama è semplice. Jan Andersson, contadino di Skrolycka, vive un amore assoluto e totalizzante per la figlia Klara Gulla. Praticamente all’inizio della storia, la giovane, attratta dal richiamo della città (Stoccolma), abbandona la campagna e tronca ogni contatto. Lontana dalla semplicità e dai valori della vita rurale, la ragazza si scontra con la dura realtà della metropoli: precarietà economica, solitudine, e la necessità di compromessi dolorosi per sopravvivere. Anche se Lagerlöf non lo esplicita mai in modo diretto, il destino di Klara si tinge di ombre, suggerendo che la giovane sia costretta a prostituirsi. Di fronte a questa realtà, che per il lettore emerge come un sottofondo tragico, Jan sceglie l’evasione totale: non si limita a soffrire in silenzio: reinventa la realtà e si proclama “Imperatore di Portugallia”, convinto che anche Klara sia un’imperatrice in quello stesso reame. Il suo delirio, al limite del patetico, è però un rifiuto consapevole e quasi eroico del mondo reale: se Klara non può essere felice nella concretezza brutale della vita, lo sarà nella Portugallia immaginaria, dove lei è un’imperatrice e lui, di riflesso, il sovrano di un regno di amore e dignità. È un delirio che sfida la logica, ma che brilla di una luce umanissima: quella di un uomo che si aggrappa alla fantasia per salvare almeno l’idea di ciò che ama. In fondo, il “regno di Portugallia” è una forma estrema di resistenza alla disperazione.
Il gesto di ribellione di Jan è, ricamandoci un po’, una sorta di opposizione mentale alla pressione di una società che non offre risarcimenti ai cuori infranti e che guarda con sospetto i sognatori. In filigrana, Lagerlöf delinea così un ritratto impietoso della vita di villaggio, con i suoi confini angusti, i pregiudizi e le miserie economiche che costringono le persone a partire, rinunciando talvolta a sé stesse e agli affetti.
Lo stile di Lagerlöf è asciutto, ricco di descrizioni naturalistiche che si mescolano a un gusto lirico. I personaggi, dipinti con grande tenerezza e un pizzico d’ironia, si muovono in una dialettica continua fra sogno e realtà, facendo emergere l’universalità del conflitto fra l’ordinario e il meraviglioso. Ma non si tratta di mera evasione: come ogni buon sogno, l’utopia di Jan può essere letta (specie da noi, così distanti da quel mondo) come uno strumento di denuncia e speranza.
Se si desidera riscoprire questo piccolo gioiello letterario, consiglio l’ultima edizione italiana pubblicata da Iperborea, con la traduzione e la postfazione di Ada Maria Terziani. Il volume restituisce con precisione il lirismo sobrio e le sfumature delicate della prosa di Lagerlöf, offrendo ai lettori moderni la possibilità di immergersi in un classico che, a distanza di oltre un secolo, non ha perso nulla della sua forza evocativa.
Breve biografia dell’autrice
Selma Lagerlöf nasce nel 1858 a Mårbacka, in Svezia, da una famiglia di proprietari terrieri. Cresciuta in un ambiente permeato dalle tradizioni orali e dal folklore scandinavo, sviluppa presto una passione per la letteratura e la narrazione, che la porterà a scrivere romanzi e racconti in cui coesistono realismo sociale e toni fiabeschi. Nel 1909 diventa la prima donna a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura, riconoscimento che consacra il suo ruolo di spicco nella letteratura mondiale. Oltre a L’Imperatore di Portugallia, sono celebri La saga di Gösta Berling e Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson attraverso la Svezia, entrambi intrisi della sua straordinaria capacità di trasformare luoghi e personaggi in simboli universali dell’esperienza umana. Morirà nel 1940, lasciando un’eredità letteraria che ancora oggi ispira lettori e scrittori di ogni parte del mondo.




