Si diffonde senza sosta il fenomeno delle Baby gang ovvero bande di giovanissimi che commettono reati di una certa gravità: aggressioni, rapine, violenze gratuite, persino tentati omicidi. Il nostro territorio non è immune da quello che si sta rivelando un vero e proprio allarme sociale; anche a Lodi e in diversi comuni della provincia si sono ripetuti casi che destano non poche preoccupazioni.
Il 29 gennaio a San Donato Milanese un padre di famiglia ha perso un occhio dopo essere stato aggredito da una banda di ragazzini che lo hanno circondato e picchiato: per il resto della sua vita l’uomo riporterà i danni causati da tanta brutalità.
Presentato nel 2024, il report a cura del Servizio analisi della Polizia criminale richiama l’attenzione su uno spaccato inquietante della nostra società: in base alle segnalazioni relative a minori compresi nella fascia d’età 14-17 anni, il numero di denunce e arresti su base nazionale rilevati nel 2023 evidenzia una tendenza dilagante. Tra i tanti punti di criticità, le statistiche registrano un aumento dei crimini contro la persona e del livello di aggressività.
Cosa è necessario fare per invertire la rotta? Su questo punto si interrogano praticamente tutti, ma una soluzione efficace è ben lungi dall’essere individuata. La repressione da sola non basta, occorre una strategia che tenga conto di ulteriori interventi; servono – ormai non più procrastinabili – azioni concrete anche in altre direzioni. Un approccio in grado di coniugare prevenzione e ascolto, in una logica che necessariamente presuppone scelte coraggiose.
Don Claudio Burgio è il cappellano del carcere minorile Cesare Beccaria di Milano nonché fondatore della comunità Kayròs: la sede di Vimodrone ospita minori sottoposti a procedimenti penali, provvedimenti amministrativi e civili, con l’obiettivo di promuovere progetti finalizzati al reinserimento sociale autonomo e responsabile di questi ragazzi. Lo scopo a monte è quello di individuare nella qualità della relazione la risorsa primaria dell’intervento educativo; un punto di vista che invoca reali opportunità di crescita. Nel suo ultimo libro “Il mondo visto da qui” (Piemme, 2024) scrive: <<Siamo nel tempo delle baby gang e dei maranza, della generazione Z, dei ragazzi di seconda e terza generazione e dei minori stranieri non accompagnati: le etichette e le categorie sociali sono sempre state abili espedienti per non dover fare mai davvero i conti con la realtà e per non interrogarsi in profondità sulle nostre responsabilità adulte. Basta guardarli negli occhi per capire il loro smarrimento. Perduti nell’illimitata disponibilità di offerte, attratti dall’immensa e potente fabbrica del piacere, gli adolescenti di oggi sono schiacciati sull’immediato presente perché il futuro li terrorizza e lo avvertono come una promessa mancata. E così vivono più di bisogni che di desideri>>. Una prospettiva differente dal sistema che, invece, non ascolta questi ragazzi e che predilige la punizione all’educazione.




