Che sta succedendo a Pavia? Martedì 28 gennaio 2025 sembrava una sera come tante. La gente in giro solo nel cardo e decumano della città. Negozi chiusi (e abbandonati) nelle altre vie del centro.
Al Politeama, unica sala cinematografica rimasta in città, iniziava Sguardi Puri winter-spring 2025 ma, ahimè, senza molta comunicazione in giro.
Forse colpa dei titoli scelti; No Other Land, un documentario sulla demolizione da parte dell’esercito israeliano di storici villaggi palestinesi in Cisgiordania alle 18 e La zona d’interesse, il film di Jonathan Glazer, vincitore di tanti premi ma già sulle piattaforme da mesi, alle 21.
E invece… E invece ben 259 persone ieri sera hanno pagato un biglietto per vedersi uno o entrambi i film in programmazione, e ricordo che la sala ha soltanto 198 posti disponibili.
Che sta succedendo? Non chiedetelo a me che son stato così ingenuo (o folle?) da proporre a Fondazione Fraschini, che il Poli lo gestisce, proprio i due film in oggetto.
Ma sinceramente quello che mi ha colpito di più non è stato tanto il numero di spettatori quanto la “qualità”.
E qui mi devo spiegare meglio. Bene o male ci sono un po’ di persone che anche in questi ultimi anni di dopo Covid-19 continuano (pervicacemente?) a venire al cinema scegliendo film di qualità.
Li conosco, tutto sommato, uno ad uno. È gente grande, in gamba, che legge libri e quotidiani, che si informa e non cede troppo alle lusinghe della rete. Ha, o ha avuto, un bel lavoro, spesso di responsabilità, e che ha svolto responsabilmente. Oggi ha un po’ di tempo in più e, anziché buttarlo davanti ad uno schermo della tv o del pc, viene al cinema.
Ecco. Quella gente lì ieri non c’era. O solo in parte. Forse erano già stati in qualche sala di Milano a vedere i film? Ieri sera c’erano studenti dell’Unipv, ragazzi e ragazze del Taramelli, il liceo cittadino, molti spettatori, di tutte le età, che entravano al Poli probabilmente per la prima volta (può essere dirimente il fatto che si dirigessero verso i bagni anziché verso la sala una volta salita la rampa d’accesso?). Al Poli c’era, mi piace pensare, la “società civile”. Perché, direte voi, esiste ancora? Beh, se ci foste stati, oggi forse lo pensereste anche voi.




