La comunicazione influenza ogni aspetto della nostra vita: siamo – consapevolmente o meno – esposti in continuazione a informazioni che arrivano da strumenti e fonti diverse. Negli ultimi anni il digitale ha modificato profondamente la comunicazione attraverso la diffusione pervasiva dei Social Media. Il rapporto Digital 2024 di ‘We Are Social’ ha analizzato il fenomeno a livello mondiale con risultati sorprendenti in termini numerici, ma non inaspettati. I profili attivi sui Social sono oltre 5 miliardi; questi utenti trascorrono su Internet un tempo medio giornaliero di circa 6 ore e 40 minuti (circa 2 ore e mezza sulle piattaforme Social). Rilevante il fatto che gli utenti dei paesi poveri passano molto più tempo sui Social rispetto agli utenti dei paesi ricchi (l’Italia ha una media di 2 ore e 17 minuti rispetto al Kenya che ha una media giornaliera di 3 ore e 43 minuti).
Questi numeri confermano l’importanza dei contenuti che vengono veicolati attraverso i Social Media: le fake-news e i messaggi distorti, a causa dell’enorme amplificazione consentita da queste piattaforme di comunicazione, provocano disastri culturali enormi.
La formazione del pensiero libero da condizionamenti e da false informazioni è alla base della democrazia. Il voto dei cittadini espresso a suffragio universale, elemento imprescindibile per un sistema democratico, deve essere libero e non manipolato da strategie comunicative sofisticate e massive. Per questa ragione è oggi più che mai necessaria e non rimandabile una regolamentazione dei Social Media.
Non è confortante ciò che avviene negli Stati Uniti, Paese che ospita le maggiori imprese di tecnologia: la sfilata dei rappresentati di queste aziende all’insediamento del nuovo Presidente Trump pone più di un interrogativo sulla capacità di auto-regolamentazione di questi colossi. E suscita preoccupazione e indignazione la censura, da parte del Washington Post, di un’immagine della famosa vignettista Ann Telnaes (per la cronaca: alla censura hanno immediatamente fatto seguito le sue dimissioni). Nella vignetta sono riconoscibili Mark Zuckerberg di Meta, Sam Altman di OpenAI, l’editore del Los Angeles Times, Times Patrick Soon-Shiong, Topolino (a rappresentare Walt Disney/ABC News) e Jeff Bezos, editore dello stesso Washington Post, prostrati davanti ad una pseudo statua della ‘libertà’ che rappresenta il potere incarnato da Trump: novelli vassalli che si inginocchiano davanti al nuovo potere offrendo il loro obolo sulle orme di Elon Musk.
Come è stato bene espresso dal nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dobbiamo vigilare e diffidare da “figure di neo-feudatari del Terzo millennio – novelli corsari a cui attribuire patenti – che aspirano a vedersi affidare signorie nella dimensione pubblica per gestire parti dei beni comuni rappresentati dal cyberspazio nonché dallo spazio extra atmosferico, quasi usurpatori delle sovranità democratiche.”
La libertà è ben più importante di un like.
Nell’immagine la vignetta di Ann Telnaes censurata dal Washington Post




