Il primo appuntamento del 2026 alle Vigne è nel segno della prosa. Un classico di William Shakespeare riadattato in chiave moderna da Francesco Niccolini: mercoledì 7 gennaio è andata in scena “La bisbetica domata” con la regia di Roberto Aldorasi. Lo spettacolo ha visto come protagonista l’attrice Amanda Sandrelli nei panni di Caterina: una donna antipatica e intransigente, per nulla accomodante, dai modi scontrosi e ben poco affabili. Ma libera e utopista; sogna infatti un mondo in cui ci sposa per amore. Vive in un ambito familiare permeato da ipocrisia, conformismo e moralismo. Voler riscrivere le “regole” di un simile contesto significa sfidare prassi e convenzioni, oltre che inimicarsi chi è portatore di tali abitudini. Le interazioni degli altri componenti del cast contribuiscono ad avvalorare la rappresentazione: Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Adriano Giraldi, Riccardo Naldini e Lucia Socci. Sul palco, “la” Caterina interpretata da Amanda Sandrelli duetta efficacemente con un altro personaggio chiave: Petruccio. Questi, impersonato da Maurizio Zacchigna, sposa la donna ribelle: incarna volgarità, cafonaggine e aggressività. Un prevaricatore che non si fa scrupoli; mette in atto una condotta deprecabile, che lascia attoniti. È un uomo manipolatore, mira solamente a piegare Caterina con ogni mezzo, riducendola all’ombra di sé stessa. La umilia e maltratta, offende e minaccia. Vuole soggiogarla e così sarà: ottiene il suo obiettivo.
Doveva essere una commedia a lieto fine, invece l’epilogo inquietante smonta ogni illusione: l’apparente amore di facciata che Petruccio rivela ai familiari di Caterina è una maschera che nasconde violenza psicologica e mortificazione. La donna “accetta” il ruolo di sottomessa, in quanto ridotta a tale; nel frattempo, tutti le voltano le spalle. Cosa la attende tra le mura di casa, una volta chiusa la porta di ingresso, è un problema tutto suo.
Avvicinandosi il finale, traspare sempre di più un clima pesante e coercitivo: Maurizio Zacchigna riesce a essere palesemente disturbante. L’uso reiterato di parolacce provoca qualche perplessità tra il pubblico. Nella forzata subordinazione emerge un messaggio chiaro che richiama l’attenzione sugli abusi e sulla violenza – fisica e psicologica – contro le donne: un tema imprescindibile nella società odierna. Produzione a cura di: La Contrada Teatro stabile di Trieste.





