Tratta dall’omonima commedia di Molière, quella del regista Michele Sinisi è una rivisitazione che piace e convince: pensata in chiave moderna, l’opera Tartufo è andata in scena mercoledì 19 novembre alle Vigne.
Tanto irriverente quanto intelligente e sagace, la rappresentazione porta con sé un valore aggiunto: il legame con l’attualità è infatti lampante. Rivela una satira di fondo sull’ipocrisia, mette a nudo la falsa devozione oltre che gli effetti della manipolazione morale.
La versione originale comparve per la prima volta a teatro nel 1664 e venne immediatamente tempestata da critiche e polemiche, scatenate per lo più dal partito dei devoti che tra i suoi esponenti contava alcune adesioni persino alla corte di Luigi XIV. Fu lo stesso sovrano a imporre una revisione del finale: Molière fu perciò costretto a modificarlo, aggiungendo il quinto e ultimo atto.
Sullo sfondo, una dinamica umana ricorrente se non eterna: quella di chi si mostra diverso da ciò che è. Al centro di una trama all’insegna dei colpi di scena c’è lui, Tartufo. Abile manipolatore, riesce a introdursi nella casa del ricco Orgone, spacciandosi per un uomo devoto. Il suo intento dichiarato è spadroneggiare, cosa che gli riesce molto bene. C’è un ingombrante “ma”: la moglie di Orgone, Elmira, i figli, pure la cameriera Dorina, il fratello di Elmira, Cleante, hanno capito che Tartufo è un impostore, ma non riescono a convincere Orgone. Questi vorrebbe dargli addirittura in sposa la propria figlia Marianna, che invece ama Valerio.
All’inizio dello spettacolo il palcoscenico è pieno di oggetti lasciati sul pavimento dopo una festa: Dorina – interpretata con successo da Marisa Grimaldo – passa il tempo a riordinare, intromettendosi nella fitta trama di dialoghi e relazioni, fino a liberare completamente la scena. È un rocambolesco susseguirsi di botta e risposta, tra scene di isteria familiare e tentativi maldestri di riportare ordine e un clima di normalità. A stupire è anche il finale: la grande parete di fondo avanza lentamente fino a schiacciare gli attori verso il proscenio, al che appare riconoscibile l’artista Adele Tirante, completamente dorata. Entra cantando in forma lirica il testo dell’ufficiale che annuncia l’arresto di Tartufo.
Il resto del cast è composto da Stefano Braschi, Gianni D’Addario, Sara Drago, Donato Paternoster, Bianca Ponzio, Marco Ripoldi, Michele Sinisi. Coproduzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale, Solares Fondazione delle Arti, Teatri di Bari, Tradizione e Turismo – Centro di produzione teatrale e Viola produzioni.






