Con la strage di Piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969 ha avuto inizio il fenomeno dello stragismo ovvero il ripetuto susseguirsi di attentati dinamitardi di matrice neofascista. Nell’arco di un quindicennio, dalla fine degli anni Sessanta agli inizi degli anni Ottanta, i numerosi e violenti attacchi hanno avuto l’obiettivo di provocare un alto numero di vittime e destabilizzare l’ordine democratico e politico del Paese. Gli attentati di Gioia Tauro (1970), Peteano (1972), Questura di Milano (1973), Brescia (1974), treno Italicus (1974) e stazione di Bologna (1980) sono stati il teatro di una guerra non ortodossa combattuta nella cornice della Guerra Fredda, i cui effetti hanno seriamente ipotecato lo sviluppo della democrazia italiana.
Ma quali sono stati gli effetti politici delle stragi? Qual è stato il corso dei processi giudiziari? Quale memoria è rimasta nella società di oggi? Sono domande alle quali, alla vigilia del giorno che ricorda l’inizio di quel progetto eversivo – la bomba alla Banca dell’Agricoltura di Milano che provocò 17 morti e 88 feriti – possiamo cercare di trovare risposte nelle pagine di qualche libro. La memoria storica e collettiva si conserva e si difende attraverso la consapevolezza, la conoscenza, la capacità critica. Strumenti, questi, che ciascuno di noi può affinare anche, e soprattutto, leggendo.
Ecco alcuni suggerimenti:
- La strategia della tensione. Servizi segreti, partiti, golpe falliti, terrore fascista, politica internazionale: un bilancio definitivo di Aldo Giannuli (Ponte alle Grazie, pagg.624, euro 19.50)
Questo volume conclude un trentennio di ricerche che Aldo Giannuli – il maggior esperto nella materia – ha svolto in decine di archivi, consultando centinaia di migliaia di documenti, anche per conto di diverse Procure della Repubblica. Oltre a far luce per la prima volta su una grande quantità di episodi determinanti del periodo della «strategia della tensione», che qui Giannuli fa cominciare nel 1960 e terminare, o trasformarsi, nel 1975 (dal ruolo del SID parallelo nel golpe Borghese, alle strane morti di personaggi come Nardi e lo stesso Borghese, ai rapporti dell’ambasciata cinese a Berna con la destra europea, per fare solo qualche esempio), vengono per la prima volta messi in relazione, con un taglio scientifico e adeguata profondità d’analisi, i vari piani su cui si svolse la battaglia politica: le relazioni internazionali, in particolare fra i blocchi e con la Cina; la progettazione della «guerra rivoluzionaria» all’interno dell’Alleanza Atlantica (fondamentali alcuni documenti NATO presentati qui per la prima volta); gli equilibri di potere fra i partiti italiani; le vicende dei servizi segreti ordinarie «paralleli»; il coinvolgimento del terrorismo fascista. L’architettura di questa ricerca e le grandi novità documentarie consentono una lettura politica innovativa e finalmente completa di quel quindicennio; una lettura che contribuisce a spiegare molti drammatici aspetti del nostro presente: il dilagare della criminalità organizzata, l’esplodere della corruzione, il radicale indebolimento delle istituzioni democratiche.
- Piazza Fontana. Il processo impossibile di Benedetta Tobagi (Einaudi, pagg. 430, euro 20)
In un racconto serrato e documentatissimo, Benedetta Tobagi indaga la strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969) a partire dal primo processo sull’attentato, un processo-labirinto celebrato tra Milano, Roma e infine Catanzaro nell’arco di quasi vent’anni. Prima di essere affossato da assoluzioni generalizzate, esso porta alla luce una sconcertante trama di depistaggi fino a trasformarsi in un processo simbolico allo Stato: una ricostruzione che si arricchisce e trova sostanziali conferme nei decenni successivi. Piazza Fontana sottopone il sistema della giustizia a una torsione estrema; è un incubo, ma insieme un risveglio. Se da un lato la tragedia dell’impunità alimenta un profondo sentimento di sfiducia, dall’altro comporta una dolorosa presa di consapevolezza che contribuisce alla maturazione di una coscienza critica in ampi settori del mondo giudiziario e tra i cittadini.
- Alto tradimento. La guerra segreta agli italiani da Piazza Fontana alla strage della stazione di Bologna a cura di Paolo Bolognesi (Castelvecchi, pag. 286, euro 18.50)
Licio Gelli non fu solo il depistatore delle indagini sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980, ma anche il collettore di 13.970.000 dollari annotati in un documento intestato ‘Bologna’. Quel finanziamento fu poi completato tramite operazioni eseguite su banche facenti capo a Umberto Ortolani e Roberto Calvi, che attribuì ai servizi segreti proprio un finanziamento di 15 milioni assicurato dal Pentagono che ‘avrebbe fatto esplodere il mondo’. Una leggerezza che determinò la sua condanna a morte. Le ammissioni recenti fatte dal capo della P2 sul suo coinvolgimento in un progetto eversivo realizzato dopo la strage del 2 agosto sono oggi inevitabilmente destinate a rappresentare una chiave di lettura anche della destinazione di quel finanziamento. Questo libro offre una rilettura documentata di come in Italia, fra gli anni Settanta e Ottanta, strutture clandestine, sollecitate da ambienti istituzionali e realtà internazionali, abbiano attuato uno spregiudicato attacco alla democrazia basato sulla ‘guerra non ortodossa.
- L’eco del boato. Storia della strategia della tensione, 1965-1974 di Mirco Dondi (Laterza, pagg. 456, euro 14)
In Italia è esistito un clima favorevole alle operazioni coperte legate alla guerra fredda. I versanti istituzionali ed eversivi hanno trovato punti di contatto nel convegno del 1965 sulla guerra rivoluzionaria che ha predisposto la creazione di una struttura istituzionale coperta (i Nuclei di difesa dello Stato) e in cui sono state enunciate le tecniche di sovvertimento dell’ordine, poi effettivamente attuate tra il 1969 e il 1974. Le ‘stragi nere’ iniziano il 12 dicembre 1969 con Piazza Fontana e terminano il 4 agosto 1974 con l’attentato al treno Italicus. Alcuni giorni dopo la bomba di Milano, il settimanale britannico “The Observer” parlerà di ‘strategia della tensione’, riferendosi non solo alle bombe ma al modo in cui sono stati strumentalizzati attentati e disordini sociali, chiamando in causa la stampa e i politici. La stagione dello stragismo, ignota ai Paesi dell’Europa occidentale, ha minato le istituzioni democratiche e la convivenza sociale del nostro Paese.




