Si sono spenti i riflettori sul Capodanno romano, sul concerto e sulla disputa con il rapper non gradito. Per chi l’avesse scordato: il Comune di Roma aveva organizzato il consueto concerto di fine anno gratuito (cioè a spese dei cittadini e delle cittadine) invitando diversi artisti, tra cui Tony Effe, rapper italiano piuttosto intemperante e dalla condotta turbolenta. Qualche settimana prima del concerto, dopo una serie di polemiche avanzate da più parti (tra cui alcune associazioni femministe) a proposito dei testi delle canzoni di Tony Effe, oggettivamente sessiste, misogine, violente e, a parer mio, terrificanti, il sindaco Gualtieri annuncia che il rapper è stato estromesso dall’evento musicale. Per solidarietà con il loro collega altri artisti abbandonano il concerto (caso vuole della stessa etichetta discografica) e si è solleva la contro-polemica che accusa il Comune di Roma di “censura”. Ovviamente non è così: il rapper si è potuto liberamente esibire in un contro-concerto a pagamento, i cui proventi, a onor della cronaca, dovrebbero essere stati devoluti in beneficenza. Qualche lamentela è venuta dai genitori dei ragazzi che hanno assistito al concerto perché, dicono, hanno dovuto sborsare soldi per il biglietto.
Perché vale la pena di parlare di questo “incidente” anche a distanza di qualche settimana? Perché offre alcuni spunti di riflessione sulla responsabilità dei cittadini, di un Comune, di un sindaco e di alcuni genitori.
Cominciamo dall’organizzazione del concerto di Capodanno in una grande città europea, capitale, affollata di turisti nel periodo delle feste invernali, tra l’altro in concomitanza con il Giubileo, l’apertura delle porte sante etc etc. Come è stato possibile invitare, a spese dei contribuenti, un artista dalle canzoni così palesemente offensive e violente, per di più in un’occasione dedicata a tutti: famiglie, bambini, giovani e meno giovani? Forse ha prevalso il desiderio di attrarre i giovani a tutti i costi? Forse per colpa di una direzione artistica demandata a professionisti senza etica? Tutto può essere, ma non ci hanno fatto proprio una bella figura. Le tante manifestazioni contro la violenza di genere, le iniziative per contrastare il patriarcato, la violenza tra i giovani… tutto cancellato con qualche strofa di pessimo gusto, non solo musicale.
La seconda riflessione è dedicata a cittadini e cittadine e forze politiche e sociali che, attraverso una valanga di lettere ai giornali, post sui social e missive dirette al Comune, hanno costretto quest’ultimo a fare marcia indietro.
Una considerazione: siamo spesso cittadini e cittadine poco attenti, distratti, fagocitati dai talk show, ingannati dalle fake news ma a volte, con la nostra azione, possiamo fare la differenza. In questo caso ha funzionato. Partecipare è anche questo, metterci la faccia nel dire che un artista è impresentabile, che i suoi testi collidono con le linee politiche ed etiche dell’amministrazione. Bene, facciamolo più spesso. Non per polemica strumentale in vista delle prossime elezioni, ma per difendere con convinzione e determinazione i valori in cui crediamo. Forse non tutti i sindaci faranno marcia indietro riconoscendo il proprio sbaglio, ma ci avremo provato e la cosa rimarrà agli atti.
Vorrei evidenziare proprio il ruolo di Gualtieri in tutta questa vicenda. Si è dimostrato un politico corretto, responsabile e coraggioso. Ma non stupisce. Corretto perché ha ammesso che la “sua” amministrazione aveva peccato di leggerezza; responsabile perché ci ha messo la faccia, si è presentato personalmente davanti alle telecamere per chiedere scusa dell’accaduto; coraggioso perché in questi tempi di polemiche costruite ad hoc per screditare i politici, ci vuole coraggio ad ammettere platealmente i propri errori. Il suo èun esempio da seguire perché i cittadini possano avere fiducia in chi amministra il bene pubblico, in chi tra milioni di difficoltà (e chi è stato a Roma di recente, lo può testimoniare) presta ascolto, valuta e sa fare marcia indietro.
Un’ultima riflessione è dedicata ai genitori che si sono lamentati del costo del biglietto del contro-concerto di Tony Effe: non vi sorge il dubbio che se in tanti e tante si sentono in diritto di chiedere che costui non si esibisca sotto lo stemma del Comune, che se il sindaco in persona di una delle città più importanti d’Europa chiede scusa ai cittadini, davvero sarebbe meglio non lasciare che i propri figli ascoltino le sue parole? Nessuno si permetta di censurarle, ma di misurarle si, di non dare un prezzo (10€) alla valutazione educativa che queste hanno sui giovani.
Senza dubbio il concerto di fine anno non è il problema più pesante di Roma, attanagliata nella morsa del traffico insostenibile, da un turismo di massa spesso maleducato, irrispettoso ed esigente che sta modificando non solo l’aspetto ma anche l’anima della città, da una pressante necessità di posti di lavoro, di abitazioni, di trasporti efficienti per una popolazione esasperata dalle difficoltà quotidiane, da redditi bassi e mancanza di lavoro. Ma la buona amministrazione della città passa anche da questi piccoli segnali.




