Principio etico che rifiuta la discriminazione basata sulla specie, sostenendo che tutti gli esseri senzienti abbiano diritto a non essere sfruttati o oppressi, quello dell’antispecismo è un tema complesso, rivoluzionario, quasi utopistico. I Giovani Democratici ne hanno voluto parlare a Lodi, al Teatrino in via Paolo Gorini, in un incontro pubblico al quale hanno partecipato Matteo Cupi, fondatore di Animal Equality Italia, Gianfranco Mormino, docente universitario e Martina Micciché, fotoreporter e scrittrice.
Spesso è difficile conoscere e accettare la realtà in cui viviamo, figuriamoci immaginare un mondo diverso in cui norme, costumi e abitudini quotidiane vengano messi in discussione. Matteo Cupi, fondatore di Animal Equality Italia, ha aperto l’incontro invitando il pubblico a mettere da parte le convinzioni personali per esplorare un approccio nuovo e più inclusivo. “È fondamentale aprirsi a nuove prospettive e avere il coraggio di mettere in discussione il sistema attuale”, ha affermato.
Il professore universitario Gianfranco Mormino ha introdotto il concetto di antispecismo attraverso un’analisi chiara e incisiva. Ha sottolineato come le differenze tra esseri umani – di genere, etnia o età – siano spesso superate quando riconosciamo che tutti condividiamo gli stessi bisogni fondamentali. “Se riconosciamo che ogni individuo ha il diritto a una vita libera dalla sofferenza, perché dovremmo escludere gli animali da questa considerazione?”, ha chiesto Mormino, sollecitando il pubblico a riflettere. Questo principio, esteso agli animali non umani, ci porta a riconoscere che anche loro desiderano libertà, socialità e benessere. Le sue parole hanno condotto il pubblico in un percorso di riflessione profonda, culminando in una presa di coscienza sulla realtà dello sfruttamento animale.
Martina Micciché, fotoreporter e scrittrice, ha ampliato il discorso con un approccio transfemminista antispecista, spiegando come la lotta per i diritti animali non possa essere separata dalle battaglie contro altre forme di oppressione. “L’oppressione è sistemica, non possiamo combattere una forma di ingiustizia ignorandone un’altra” ha dichiarato, sottolineando l’importanza di un approccio olistico che riconosca i problemi sistemici e combatta le disuguaglianze in ogni loro forma. Micciché ha illustrato il suo percorso personale di consapevolezza, dall’iniziale scelta vegetariana alla presa di coscienza sulle condizioni delle mucche da latte, un momento che ha cambiato il suo modo di vedere il mondo.
Uno degli aneddoti più curiosi dell’incontro è stato raccontato da un partecipante che ha vissuto su un’isola a stretto contatto con la natura e gli animali. “Un giorno, dopo un bagno in mare, ho scoperto che un corvo aveva rubato il mio cibo e aveva poi richiuso con cura il contenitore, come nulla fosse successo. Ho capito allora che la distinzione tra uomo e animale non è così netta..” Intelligenza e astuzia, insomma, appartengono anche agli animali non umani.
L’evento si è concluso con una riflessione collettiva su cosa significhi immaginare una società antispecista ovvero una società più giusta, inclusiva e solidale, in cui il potere e la ricchezza non siano costruiti sullo sfruttamento di altri esseri viventi. “Non si tratta solo di cambiare le nostre abitudini alimentari, ma di ripensare il nostro ruolo nel mondo e il nostro rapporto con gli altri esseri viventi”, ha affermato un altro partecipante. La conferenza ha dimostrato come il movimento antispecista stia crescendo e si stia adattando ai tempi, con un numero sempre maggiore di persone che mettono in discussione le proprie abitudini e scelte quotidiane.
La serata ha lasciato molte domande aperte, ma anche un invito chiaro: imparare a vedere il mondo con occhi nuovi, mettendo in discussione ciò che ci è stato insegnato e cercando di essere parte della soluzione, anziché del problema. Un piccolo cambiamento individuale può avere un grande impatto collettivo. E, a volte, basta un’illuminazione per cambiare il nostro modo di vedere il mondo.




