La memoria può essere attivata in molti modi. Anche con il soccorso dei fogli ingialliti, fotocopiati, che saltano fuori da una valigetta zeppa, vengono distribuiti sul tavolo e immediatamente accendono un interruttore. Siamo con Ugo Speziani, santangiolino di una volta, pacato, colto, onesto, ancora appassionato alle cose della vita e alle storie della politica, anche se lui insiste a dirsi anziano e fuori dai giochi. Oggi Ugo è un punto di riferimento per chi sta a sinistra. Si ascoltano con attenzione le sue parole che raccontano le idee antiche e quelle di oggi, mescolando il dialetto alla lingua italiana come fa chi ha radici ben salde nel territorio.
Classe 1948, ha due figli e tre nipoti. Ha lavorato per tutta la vita alla Philips, prima a Vidardo poi a Milano e Monza, una brillante carriera professionale che ha concluso da dirigente (lui dice «un premio alla carriera») e per tutta la vita non si è voluto dimenticare né di Sant’Angelo né del modo di fare qualcosa per la gente. Di giorno al lavoro e la sera, quasi tutte le sere, riunioni e incontri, e a casa la moglie capiva e un po’ mugugnava. Se gli si chiede di ricordare gli anni di quell’impegno, raccoglie le idee con una pausa: poi il dovere vince sulla ritrosia. Dovere e impegno, i suoi punti fermi, insieme a una rigorosa etica del lavoro e allo spirito di servizio cristiano che gli ha insegnato la famiglia d’origine.
Speziani è un politico di lungo corso: a Sant’Angelo, in più di quarant’anni anni di vita politica attiva, ha messo insieme 5 mandati in consiglio comunale, l’incarico di assessore ai Servizi Sociali nella giunta del sindaco Pasetti e, per due mesi, quello di assessore all’Innovazione col sindaco Crespi. Negli anni del terremoto politico post-Tangentopoli è stato tra i fondatori, a Lodi, del Partito Popolare e segretario a Sant’Angelo, ruolo che ha mantenuto anche nella Margherita, sino alla successiva confluenza nel PD.
Eppure a sentir lui sembra che questa pluridecennale carriera sia nata quasi per caso. «E’ stata tutta colpa dei preti – dice scherzando -. Era il 1970, avevo appena terminato il servizio militare e iniziato il lavoro in Philips. Un gruppo di amici che si riuniva in oratorio per organizzarne le attività (ricordo tra gli altri Beppe Roberti, Angelo Savarè, Vittorio Altrocchi) mi chiese di unirsi a loro: era il Gruppo 10, una squadra di ventenni vivaci e pieni di energia. In cinque anni, con tanto entusiasmo, siamo riusciti a dar vita a tante belle esperienze: feste, giochi, anche un serissimo giornalino dell’oratorio».
Proprio con alcuni di questi amici Speziani compie quello che, retrospettivamente, considera il primo passo del suo percorso politico, l’ingresso nella Pro Loco che stava per rinnovare il proprio consiglio direttivo. Saranno altri 5 anni intensi, punteggiati da iniziative che la città avrebbe seguito con grande partecipazione e consenso. E’ allora quasi naturale che da altri amici ancora – questa volta esponenti della DC locale – gli venga prospettata la possibilità di trasferire in politica quella positiva esperienza. «E ancora una volta non ho saputo, né mi sono voluto, tirare indietro e nel 1980 sono stato eletto per la prima volta in consiglio comunale con un ottimo risultato, probabilmente grazie alla visibilità che avevo acquisito con il lavoro in Pro Loco e certamente grazie alla notorietà del mio cognome legata alle attività sociali di mio padre Carlo. O, forse, anche per merito della tenace campagna elettorale porta a porta della mia mamma. Lei, in famiglia, era stata quella che più di tutti aveva osteggiato la mia volontà di candidarmi. Ma una volta che s’era rassegnata, aveva deciso che l’é mei faghe fa no brüta figura a chel fiòl li».
L’impatto con il mondo sconosciuto della politica militante non è facile: «Confesso che mi sembrava di non capire assolutamente niente di quel che accadeva in consiglio comunale. Avevo avuto come unica scuola di politica la lettura del Corriere della Sera. Ero ancora un ragazzo, facevo le superiori a Lodi. Non appena tornavo a casa mi mettevo a tavola, prendevo il Corrierone lasciato da mio papà, lo appoggiavo alla bottiglia dell’acqua e lo leggevo dalla prima all’ultima riga. Avevo una curiosità insaziabile». Però il giovane consigliere si dà da fare per riuscire a comprendere le dinamiche della dialettica politica quotidiana e subito dimostra una indubbia predisposizione ad apprendere i meccanismi della pubblica amministrazione e la capacità di mantenere buoni rapporti anche con gli avversari politici. Sono qualità che gli meritano l’attenzione e la fiducia del sindaco Pasetti che, pochi mesi dopo, lo sceglie per sostituire il dimissionario assessore ai Servizi Sociali lasciandogli la possibilità di agire in totale autonomia.
Dunque una nuova e più grande sfida con la quale confrontarsi visto che il ruolo, ieri come oggi, è tra i più delicati e complessi. Ma il “metodo Speziani” (un mix ben bilanciato di voglia di apprendere, di capacità di dialogo e di feroce applicazione al lavoro) è collaudato e non manca di dare frutti. «Cinque anni sfiancanti: finivo di lavorare alle sei di sera e correvo in assessorato. Il sabato mattina ero di nuovo in ufficio e incontravo i cittadini. La fila di chi voleva parlarmi difficilmente si esauriva prima delle due. Era gente in cerca di aiuto, spesso disperata: bollette da pagare, sfratti, molestie in famiglia, droga. Quasi ogni settimana convocavo la commissione Servizi sociali per avere sostegno e suggerimenti, e raccoglievo anche le proposte dell’opposizione, spesso preziose. Il Comune in quegli anni aveva risorse che agevolavano il sostegno a chi era in difficoltà e mi permettevano di intervenire con successo anche a favore degli anziani (con soggiorni climatici a Spotorno, Pietra Ligure, Alassio) e dei ragazzi, per i quali abbiamo organizzato i Grest a Villa Redentore».
Anni, dunque, di grandi soddisfazioni e di grandi fatiche, di quelle che lasciano il segno. Giunti al rinnovo del consiglio comunale (siamo nel 1985) Speziani mette le mani avanti e chiarisce ai compagni di partito di non avere le energie necessarie per poter replicare l’esperienza, pur fortunata, di assessore. I due mandati successivi (1985/90 e 1990/93 – la legislatura si interrompe prima della scadenza naturale) lo vedono impegnato, quindi, solo come consigliere. Ma non esce di scena. L’impegno degli anni precedenti ha trasformato lo spaesato giovane consigliere alle prime armi in un politico accorto, capace di analisi acute e in grado di tenere ottimi rapporti con tutti, sia all’interno della DC che tra gli avversari politici. Poco alla volta, grazie anche al rispetto di cui gode in consiglio comunale, il suo ruolo è sempre più quello di un abile mediatore, un tessitore capace di ricomporre le trame sempre più complesse di una politica che, con il tramonto della Prima Repubblica, sta attraversando una crisi epocale. Dopo essere stato, nel 1990/93, capogruppo della DC, dal ‘93 al 2007 Speziani, per scelta consapevole, non sarà più in consiglio comunale. Metterà invece le sue doti al servizio della nascita del Partito Popolare, lo schieramento cattolico che, come segretario, accompagnerà prima nella Margherita e poi nel PD. Compito complesso e delicato anche perché, nel frattempo, Speziani con il suo partito si ritrova all’opposizione. In tutti questi anni, dal 1993 sino alla sua ultima rielezione in consiglio comunale nel 2016, sarà lui a doversi far carico del delicato compito di proporre un candidato sindaco che possa, di volta in volta, ricomporre le differenti anime dei progressisti. «Nel 2007 le difficoltà nell’identificare un profilo capace di superare i veti incrociati delle diverse forze politiche sono state così grandi che mi sono dovuto autocandidare. Il centro-sinistra, diviso, ha raccolto pochissimi consensi e io sono stato l’unico eletto della nostra lista. Eppure di quel mio solitario ritorno in consiglio comunale ho ricordi bellissimi, punteggiati dalle tante battaglie combattute a difesa del bene della città». Per questa sua pluriennale dedizione, riconosciuta anche dagli avversari, Il Comune l’ha ringraziato, nel 2022, con la Riconoscenza Civica.
«Se guardo ai miei anni in politica non posso che essere orgoglioso di quello che, nel bene e nel male, ho potuto fare guidato da un immenso amore per la mia città. Sacrifici tanti, soldi zero, e a volte ho anche pagato di tasca mia: ma se tornassi indietro rifarei tutto da capo. Per me è stata una missione cui bisognava dedicarsi totalmente e senza discussioni. Credo davvero che ciascuno di noi dovrebbe impegnarsi in prima persona per contribuire al bene comune. Paolo VI diceva che l’opera di carità più grande che si possa fare è impegnarsi in politica portando gli ideali cattolici. Ed è quello che mi sono sforzato di fare cercando di servire sempre gli interessi della comunità. Non ho mai preso l’iniziativa per ottenere una candidatura o un incarico: se non me l’avessero chiesto, probabilmente da solo non avrei mai pensato di fare il passo dagli impegni religiosi e sociali a quello politico».
Per un uomo come lui, il cui percorso politico e di vita si è sempre nutrito di valori forti, analizzare la realtà odierna significa dover prendere atto di una situazione triste e deludente.
«E’ davvero sconfortante, in questi ultimi anni, l’immagine che la politica dà di sé stessa. Il linguaggio è scaduto, il rispetto delle istituzioni è scaduto. E vedo una politica sempre più interessata al calcolo elettorale, all’interesse di poche categorie senza che si tenga conto dei danni che questo comportamento arreca al Paese. Questa visione miope non ha niente a che vedere con la politica. E’ una degenerazione di fronte alla quale la mia unica reazione è la rabbia».
In realtà la passione di Speziani per la politica e la società non riesce a spegnersi. Fa parte del suo DNA, è nata con naturalezza nella sua famiglia, nutrita dalla fede. I fogli sparsi sul tavolo, che hanno aiutato a ricostruire le tappe della vita, raccontano anche di suo padre Carlo, figura di riferimento nella vita della Sant’Angelo del dopoguerra per la costante e preziosa partecipazione alla vita civile: non solo come fondatore e presidente, per più di quarant’anni, dell’Avis; ma anche per l’impegno nella gestione del patronato scolastico, nelle ACLI e, in particolare, nell’Associazione dei Partigiani Cristiani. Il giovane Carlo Speziani era stato, negli anni della guerra, uno dei promotori del CLN a Sant’Angelo, e aveva pagato con il carcere il suo sostegno alle attività dei partigiani. Pietro, suo fratello minore, era andato a combattere in Oltrepo, a Romagnese, dove era stato vicecomandante della brigata partigiana “Giustizia e libertà”. «In famiglia siamo sempre stati orgogliosi per quanto papà e lo zio Pietro hanno fatto durante la Resistenza, e quando mi è stato chiesto, non tanto tempo fa, di lavorare per l’ANPI, ho avuto una ragione in più per non dire no. E’ stata un’ottima scelta: quello che faccio mi piace tantissimo».




