Sono tempi difficili, ammesso che la Storia abbia mai registrato tempi facili. Prima una pandemia, come non la si vedeva più da un secolo. Poi guerre e massacri in molte parti del mondo, segnatamente in Ucraina, Palestina, Libano e Siria. Incertezza economica e crisi ambientali sempre più devastanti, migrazione d’intere popolazioni che non possono più vivere nei propri Paesi.
Anche per quei fortunati (mi metto nel novero) che non hanno problemi di salute, di lavoro o di soldi, lo sconforto e la paura del futuro s’insinuano nelle nostre vite. Come rispondere a queste angosce, dove trovare, se non la felicità, un po’ di serenità nei nostri giorni? Ho provato a cambiare atteggiamento verso le persone e gli eventi, a mutare strategia di comportamento, per vedere se potessi migliorare il mio umore. Ho deciso di prendermi cura del mondo (“Vaste programme”, come diceva ironicamente de Gaulle). Ho iniziato ad esercitare una consapevole gentilezza con le persone che incontro quotidianamente: il giornalaio e il collega, lo studente e l’amico. Inoltre m’impegno (non è uno sforzo, solo questione di farci attenzione) ad agire bene, a migliorare un po’ le cose nel mio ambiente di vita e di lavoro: mettere ordine, cercare di riparare piccole cose. Per finire, mi sono deciso a contattare quella Onlus che aiuta i bambini del terzo mondo facendoli studiare, dando loro anche un pasto completo al giorno. Pochi euro ogni mese, che a me non cambiano nulla, ma per altri possono fare la differenza.
Manzoni scriveva: “Fate del bene a quanti più potete, e vi seguirà tanto più spesso d’incontrare dei visi che ci mettano allegria.” Ho provato, e i risultati sono sorprendenti: ho fatto del bene innanzitutto a me stesso. Mi sento meglio; anzi, direi bene, proprio bene. Scoperto il “trucco”, intendo continuare.
Un sorriso e un intervento opportuno non cambieranno il mondo su larga scala, ma cambiano noi e, così facendo, cambiano – almeno un poco – anche il mondo. “Buscar Levante por el Ponente”, come diceva Cristoforo Colombo.




