Oggi essere donne, prestare fede al nostro marchio d’origine, è in assoluto un dovere. È imprescindibile. E il mondo, oggi più che mai , non può prescindere dalle donne.
Ragionando filosoficamente, ci si potrebbe chiedere cosa potrà mai significare essere donne. Cosa mai ci distingue, quale originalità portiamo rispetto al tratto maschile?
Io sono molto critica nei confronti di alcune donne che oggi ricoprono cariche pubbliche in posizioni di potere. Per quel che mi riguarda è un po’ come se stessero tradendo non solo sé stesse nella propria autentica identità, ma tutto il genere femminile, lì dove ripropongono il gioco dei rapporti di forza anziché essere capaci di far perno sulla capacità di dialogo e su una visione di rapporti più solidali tra popoli e Nazioni.
Al riarmo europeo riproposto dalla von Der Leyen che annulla decenni di azioni per il disarmo preferisco lo sguardo di Elly Schlein, consapevole di quante risorse verrebbero sottratte proprio al sociale e alla transizione ambientale e digitale (solo per fare alcuni esempi).
Eppure di donne capaci di rivoluzioni sociali e culturali che hanno rinunciato a ogni deriva violenta ce ne sono state diverse.
Dovessimo seguire una rotta che ci ricollegasse agli Stati Uniti d’America, mi imbarcherei su un piroscafo al fianco di Santa Cabrini e qualche altra consorella. Un piccolo gruppo di donne che da sole attraversano l’Atlantico nell’800 dei grandi flussi migratori. La Cabrini non è mai entrata in politica eppure ha agito politicamente assumendo un ruolo sociale e prendendo posizione di fronte alle sfide del suo tempo. Fondando scuole e ospedali ha dato concretezza a quei diritti umani che solo un secolo dopo sarebbero stati sanciti in una Carta universale: il diritto all’istruzione, il diritto alla salute, il diritto al lavoro, la dignità per ogni uomo e donna. Uno sparuto gruppo di suore, in un’epoca non certo favorevole all’affermazione femminile, è diventato protagonista del cambiamento e dell’integrazione sociale, temi più che mai attuali.
Eleanor Roosevelt, moglie del presidente democratico Franklin Delano Roosevelt (autore del discorso sulle 4 libertà) come la Cabrini ha sempre rifiutato di prendere parte all’agone politico. Viene ricordata come “The first lady of the world” per il suo impegno a favore dei diritti delle donne, dei lavoratori, delle minoranze e dell’internazionalismo. Sarà lei a rappresentare gli Stati Uniti alle Nazioni Unite, organismo nato dopo la seconda guerra mondiale sulle ceneri della Società delle Nazioni, e a presiedere la commissione che ha portato alla stesura della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
Chiara Lubich, trentina, che nel 1943, con la guerra ancora in corso, fonda il primo focolare. Al di là del suo carisma in quanto donna di fede, riamane un limpido esempio per quell’ideale dell’unità attorno al quale ha saputo congiungere popoli e religioni dall’Oriente all’Occidente, dal Nord al Sud del mondo senza confini. Un messaggio ed un impegno che conservano la loro rilevanza anche in ambito laicale. Si prova un dolore sordo, di fronte allo scenario attuale, rileggendo alcuni dei suoi scritti che ripropongono la sua idea di politica e di unità europea, che danno conto del terzo valore derivato dalla rivoluzione francese. Quella fraternità mai compiuta per la quale anche libertà ed uguaglianza sono sviliti.
Per tornare all’oggi, uno dei campi nei quali impiegare la propria libertà d’azione al femminile, è proprio quello della comunicazione. Esistono nel mondo diverse reti di giornaliste, alle quali il quotidiano Avvenire darà spazio dei prossimi giorni proprio per celebrare l’8 marzo, raccontando il loro lavoro e le storie di coraggio e resilienza delle donne, storie raccolte in tutti i Continenti.
Il riarmo sembra davvero una scelta dettata dalla paura più che ispirata dalla speranza e dalla certezza che un mondo diverso sia possibile. Temo di avere una voce troppo flebile perché venga udita e diventi incisiva, ma anche se ridotta ad un filo, quella che ho la userò tutta in favore di una femminilità capace di ricucire i brandelli del mondo.
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