L’Unione Europea, baluardo di democrazia e stato di diritto, si trova ora nel mirino di uno degli attori più influenti sulla scena internazionale: Elon Musk. Il magnate sudafricano naturalizzato statunitense, emblema dell’“età dell’oro” americana e uomo più ricco del mondo, si inserisce prepotentemente nel gioco politico globale, con una crescente influenza che minaccia di ridefinire gli equilibri.
Mentre alcuni lo considerano una pedina nelle mani del presidente Donald Trump, altri ipotizzano che stia tracciando un percorso più indipendente, guidato dai propri interessi imprenditoriali. È nell’influenza economica e mediatica che risiede il suo potere. Basti pensare al fondamentale sostegno finanziario fornito alla campagna elettorale di Trump, con oltre 250 milioni di dollari, e all’uso strategico della sua piattaforma digitale X per mobilitare consensi a favore del candidato repubblicano.
Le ambizioni di Musk sembrano estendersi ben oltre i confini americani. Negli ultimi anni, l’imprenditore ha rivolto il suo sguardo all’Argentina, alla Bolivia, a El Salvador, e infine all’Europa. L’obiettivo? Allineare politiche e strategie imprenditoriali dei vari paesi con i propri interessi, in cambio di affari e visibilità internazionale.
A destare particolare preoccupazione sono alcune dichiarazioni rilasciate proprio dal fondatore di Tesla e SpaceX negli ultimi mesi, sollevando non poche polemiche. Tra queste, le sue visioni politiche e il crescente sostegno a movimenti di estrema destra nell’Unione Europea. Già a dicembre, Musk ha suscitato un acceso dibattito commentando la situazione politica in Germania, definendo il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) come “l’ultima scintilla di speranza” per il paese, suggerendo che solo tale formazione politica avrebbe la capacità di “salvare” la nazione.
Le sue affermazioni hanno scatenato forti reazioni, non solo in Germania, ma anche sulla scena politica internazionale. In un’intervista di un’ora su X con la leader dell’AfD, Alice Weidel, Musk ha espresso il suo appoggio al partito tedesco, e non sono mancati commenti altamente controversi, tra cui l’affermazione da parte di Weidel che “Hitler fosse comunista”, dichiarazione che ha suscitato numerose critiche.
Le interferenze di Musk nella politica tedesca sono state giustificate dallo stesso magnate con il suo status di investitore, sottolineando che l’unica fabbrica Tesla in Europa si trova in Germania, suggerendo così una sorta di legittimazione economica delle sue posizioni. Tuttavia, le sue mosse non sono passate inosservate e hanno suscitato dure critiche da parte di importanti leader europei, tra cui il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il leader del Partito Laburista britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez.
Macron ha accusato Musk di “promuovere un’internazionale reazionaria” che minaccia la democrazia, mentre Sánchez ha affermato che “il fascismo che pensavamo di esserci lasciati alle spalle è ora la terza forza in Europa”, mettendo in guardia contro un “attacco aperto alle nostre istituzioni” da parte di Musk, che, secondo Sánchez, fomenta l’odio e sostiene gli eredi del nazismo in Germania. Anche il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre ha espresso preoccupazioni, sottolineando i rischi legati alla potenza economica e mediatica di Musk, criticando il suo intervento diretto negli affari interni di altri paesi.
Non è solo la Germania a finire nel mirino di Musk. Il magnate statunitense ha rivolto il suo interesse anche al Regno Unito, dove, a partire da luglio 2024, ha espresso un chiaro sostegno ai conservatori, lanciando attacchi diretti contro il leader laburista Keir Starmer. Musk ha definito Starmer un “tiranno malvagio” e un “complice nello stupro d’Inghilterra”, riferendosi a un caso di abusi sessuali risalente a più di dieci anni fa, le cui accuse sono risultate completamente infondate. La sua vicinanza al partito populista Reform UK è stata confermata dal leader Nigel Farage, il quale ha rivelato che Musk stava considerando una donazione al suo movimento. Inoltre, all’inizio di gennaio 2025, Musk ha suscitato nuove polemiche lanciando un sondaggio sulla sua piattaforma X, chiedendo agli utenti se “l’America dovrebbe liberare il popolo britannico dal suo governo tirannico”, ricevendo una risposta favorevole dalla maggioranza degli intervistati.
Tra i leader europei, l’unico che ha espresso un sostegno esplicito alla visione di Elon Musk sembra essere il presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni. La premier ha confermato la sua amicizia con Musk e Donald Trump, definendo il magnate un “genio”.
Musk appare infatti impegnato in una sorta di battaglia contro le posizioni progressiste, avversando la “cultura woke” – ovvero l’ideologia del politicamente corretto, che, a suo parere, non esita a cancellare le differenze e a manipolare la realtà. Tra le sue missioni dichiarate c’è quella di liberare l’Europa da ciò che considera le “dittature progressiste” che, a suo avviso, limitano la libertà di espressione.
Tuttavia, il paradosso delle sue dichiarazioni emerge dal fatto che, attraverso la sua piattaforma X, Musk contribuisce alla diffusione di fake news e messaggi populisti e razzisti. Il potere che esercita sul social network gli consente di promuovere deliberatamente i suoi messaggi, amplificando la loro visibilità a livello globale.
Per contrastare questa crescente influenza, l’Unione Europea ha messo in atto il Digital Services Act (DSA), un provvedimento che mira a regolamentare le piattaforme digitali e a limitare la diffusione di contenuti dannosi o fuorvianti.
Dunque, in un mondo sempre più polarizzato, è più che mai fondamentale ricordare le parole del filosofo Edmund Burke: “Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla”. La memoria storica non è solo un atto di riflessione, ma un baluardo contro il rischio di commettere gli stessi errori del passato.



