Global Sumud Flotilla: quando la gente prende il mare contro l’ignavia dei governi. Sumud in arabo vuol dire perseveranza, fermezza, resistenza ed è, quindi, la parola più giusta e adatta al nome di una Global Flotilla che da qualche giorno si muove impavida verso Gaza per portare aiuti umanitari e rompere l’assedio imposto dallo Stato di Israele, attraverso il quale sta provocando una carestia che rischia di sterminare l’intera popolazione della Striscia di Gaza.
La Flotilla è composta da decine di barche, piccole imbarcazioni da diporto, spesso a vela, che hanno a bordo delegazioni di attivisti e professionisti provenienti da 44 paesi del mondo e, soprattutto, tonnellate di aiuti umanitari raccolti grazie a oltre 2 milioni di euro donati da circa 30mila persone. Dopo settimane di preparativi, la partenza principale è avvenuta da Barcellona, una seconda partenza avverrà da Tunisi il 4 settembre. Una serie di imbarcazioni partono anche da altri porti del Mediterraneo. In Italia, dopo la partenza da Genova del 31 agosto, una seconda flotta salperà dalla Sicilia il 4 settembre.
L’iniziativa mira a rompere il blocco navale e l’assedio su Gaza, ma anche a mandare a tutto il mondo un messaggio di dignità e resistenza nonviolenta. Si tratta, insomma, di portare un aiuto concreto e, allo stesso tempo, di fare un’azione politica: si veleggia verso Gaza per fare luce sul genocidio, per smuovere le coscienze, l’opinione pubblica, per fare pressione sui governi in attesa che, finalmente, si muovano in modo concreto.
Anche Emergency ha annunciato di volersi unire alla Global Sumud Flotilla. “Lo facciamo perché le imbarcazioni non trasportano soltanto aiuti umanitari, ma un messaggio inequivocabile: quando un governo blocca gli aiuti umanitari, commettendo un crimine di guerra, le persone hanno il diritto e il dovere di agire direttamente in modo non violento”.
A bordo delle navi cariche di cibo per Gaza anche quattro parlamentari italiani. Nessun esponente di nessun partito di destra né rappresentativo della maggioranza di governo ma due europarlamentari, Benedetta Scuderi (Avs) e Annalisa Corrado (Pd), e due parlamentari: Arturo Scotto (Pd) e Marco Croatti (M5S). La leader Pd Elly Schlein rivendica la partecipazione dei due parlamentari: «Flotilla è una missione che ha il nostro pieno sostegno». Perché, spiega, «fa quello che dovrebbero fare e non fanno il governo italiano e quelli europei. Cerca di rompere il blocco degli aiuti umanitari, del cibo, dell’energia, dell’acqua, ai palestinesi operato da Netanyahu e dai suoi ministri, che parlano apertamente della loro intenzione di cancellare Gaza e la Palestina».
Maria Elena Delia è la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla .Subito dopo le minacce violentissime del governo Nentanyahu nei confronti dei volontari di GSF, addirittura definiti “terroristi” da Ben Gvir, Delia ha dato una risposta a Israele che è un esempio rarissimo di resistenza civile, coraggio e autentico pacifismo.“Noi non ci fermiamo, andremo avanti. Non ci facciamo intimorire perché sappiamo di muoverci nella totale legalità. Mi auguro, nel caso in cui Israele metta in pratica arresti con il carcere duro, che il nostro governo intervenga perché siamo cittadini italiani e navighiamo in acque internazionali. Quindi la risposta è no, Israele non ha alcun diritto di arrestarci e sequestrare le nostre navi. Non vedo come portare cibo e acqua a una popolazione che sta morendo di fame, oltreché sotto le bombe, possa essere considerato un appoggio ad Hamas”.
Il bisogno di aiuti concreti è sempre più urgente. Un’analisi dell’Integrated Food Security Phase Classification, pubblicata il 22 agosto 2025, ha ufficialmente confermato la carestia per la prima volta nella Striscia di Gaza, con oltre mezzo milione di persone intrappolate in una situazione di fame diffusa, indigenza e morti prevenibili. Entro la fine di settembre, più di 640mila persone affronteranno livelli catastrofici di insicurezza alimentare in tutta la Striscia di Gaza. Altri 1,14 milioni di persone si troveranno in condizioni di emergenza e 396mila in condizioni di crisi. Oltre una persona su tre, cioè il 39%, trascorre anche giorni senza mangiare. E la situazione dei bambini a Gaza si sta aggravando in modo preoccupante. A luglio più di 12mila bambini sono stati trovati gravemente malnutriti. Quasi un quarto di questi bambini presentava una malnutrizione acuta grave, la forma più letale. Dallo scorso maggio, il numero di bambini a grave rischio di morte per malnutrizione entro la fine di giugno 2026 è triplicato, passando da 14.100 a 43.400. Anche per le donne incinte e che allattano sono triplicati i casi stimati di malnutrizione pericolosa e un quinto dei neonati che nascono sono prematuri o sottopeso. Per questo è importante agire immediatamente.




