Il dialogo tra Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Guerini (martedì 2 settembre alla Festa de l’Unità di Lodi con la guida di Luciana Grosso) ha evidenziato come la situazione attuale della politica internazionale accomuna anche punti di vista divisi su tanti altri temi. Lo stesso Casini ha ricordato alla platea della Festa che non mai è stato e non è adesso un rappresentante della sinistra, ma che ora più che mai condivide l’urgenza espressa con forza dal Partito Democratico e dalle opposizioni di scuotere l’immobilismo dell’Europa, che in questo momento si mostra troppo debole e indifesa nello scacchiere internazionale. Un’analisi impietosa che ha visto d’accordo Lorenzo Guerini, che ha puntualmente riassunto la situazione politica complicata e pericolosamente vicina ad una svolta illiberale che potrebbe investire anche le istituzioni europee.
L’Europa come baluardo della democrazia liberale, quella che funziona per “pesi e contrappesi”, come l’ha definita Casini, si trova a confrontarsi con Trump, che sta attuando una politica illiberale con le scelte quotidiane sull’intelligence e la sicurezza americana, che interviene sulla Corte Suprema e che dichiara apertamente che molti americani vorrebbero un dittatore. Nei rapporti internazionali si sta dimostrando violento con l’Europa, e la politica dei dazi imposta è stata condotta facendo i conti a proprio comodo, perché gli europei “consumano” servizi e prodotti americani che pesano ben di più del divario tra esportazioni ed importazioni dei beni materiali. Trump si muove con codici di comportamento inaccettabili nella politica internazionale, basati su rapporti di forza che mettono in difficoltà l’Europa. Guerini è netto nel suo giudizio sulla politica trumpiana, non fa bene al mondo, ma farà malissimo anche agli USA.
«Ma come reagiscono le potenze del mondo?» – incalza Luciana Grosso. Casini e Guerini sono in accordo su un’’analisi che vede un fronte orientale, composto da Russia, Cina e India, che si compatta. Una coalizione fortissima che si sta spartendo il continente africano in un nuovo colonialismo che rischia di usare milioni di persone costrette ad emigrare come minaccia verso l’Europa. Non sono mancate parole decise e inequivocabili contro l’attacco alla Striscia di Gaza, inqualificabile dal punto di vista morale e irresponsabile e miope dal punto di vista politico.

In questo quadro cosa può e deve fare l’istituzione Europa e l’Italia? Condivisa dai due ospiti l’idea che in questo quadro di grandi alleanze di grandi Paesi ogni nazione europea non ha singoli margini di manovra. È necessaria una politica forte, decisa, coesa dell’Europa che sappia porsi come interlocutore di peso nello scacchiere internazionale. L’Europa deve superare i limiti intrinsechi della sua attuale struttura, deve ridiscutere il vincolo di unanimità, deve essere in grado di garantire la propria identità di democrazia liberale con un approccio deciso, rapido e incisivo sui grandi temi internazionali. Alcune decisioni potranno essere difficili da spiegare, ma è necessario prenderle per assicurare un futuro ai cittadini europei. Deve crescere nell’idea che solo unita può sedersi ai tavoli internazionali. «Se non ci si siede a tavola si è il menu», questa la parafrasi di Guerini per concludere il suo punto di vista sulla sola possibile evoluzione dell’Europa.
Il Partito Democratico, dal canto suo, deve e può farsi più incisivo sui grandi temi politici ed economici, deve farsi più vicino agli elettori perché la situazione attuale richiede chiarezza, trasparenza e coesione nel prendere decisioni difficili.
Anche se entrambi gli ospiti si sono detti ottimisti, è apparso chiaro dalle loro parole che si tratta di un ottimismo cauto, subordinato ad una volontà comune europea di reagire e di costruire soluzioni adatte alla situazione.



