Il Comitato per il NO al referendum costituzionale ha organizzato, per venerdì 13 febbraio, un incontro pubblico nella sala consiliare di Mulazzano (dalle 21 alle 23). Il tema dell’incontro, Difendiamo la Costituzione, verrà affrontato da Giulio Cavalli, giornalista e scrittore; Francesca Di Bella (Cgil); Roberta Vallacchi, consigliera regionale Pd; Onorio Rosati, consigliere regionale AVS; Francesco Dolcemascolo, referente gruppo territoriale M5S Lodi; Omar Damiani, ANPI Provinciale Lodi. Introduce e modera Giorgio Bertazzini, Comitato Melegnanese per il NO.
Roberta Vallacchi spiega le ragioni del NO:
«La nostra Costituzione è il patto fondamentale su cui poggia la nostra convivenza civile e democratica. Proteggerla da tentativi di riforma che rischiano di alterarne il fondamentale equilibrio è un dovere. La Costituzione italiana è il frutto di un grande compromesso tra le forze antifasciste (democristiani, comunisti, socialisti, liberali) che vollero costruire una repubblica parlamentare basata sul lavoro, con la centralità del Parlamento, la tutela dei diritti fondamentali e il bilanciamento dei poteri.
Quello che stiamo attraversando è un periodo buio: si sta diffondendo un pensiero sovranista, nazionalista, autoritario, fortemente legato al populismo, rappresentato dalle nuove destre che tanto hanno in comune con quanto già visto in passato e che mettono a dura prova le nostre democrazie.
E’ una destra che svuota dall’interno la democrazia togliendo progressivamente diritti e facendo venir meno il principio dell’uguaglianza che sono, appunto, i fondamenti della democrazia, e provando a introdurre modifiche che alterano gli equilibri tra i poteri.
L’aumento delle diseguaglianze, della povertà, il venir meno del diritto alla cura, di un salario che consenta una vita dignitosa, la crescita della povertà culturale ed educativa, la mancanza di una prospettiva, la solitudine che caratterizzano le nostre società, portano le persone alla disillusione, alla paura e all’allontanamento dalla partecipazione alla vita politica.
Lo vediamo nella percentuale sempre più bassa di persone che si recano a votare, nella forte crisi dei partiti e delle varie forme di associazionismo.
Tutto questo indebolisce fortemente la democrazia e si diffonde sempre di più l’idea che la democrazia liberale che conosciamo, che abbiamo voluto, sia in crisi e non più la miglior forma di governo.
Dobbiamo rifuggire fortemente da questo pensiero e riportare sempre alla nostra memoria tutte le donne e gli uomini che lottarono per la libertà e la democrazia e i tantissimi e tantissime che sacrificarono la propria vita. E il loro esempio deve indicarci la rotta e la nostra Carta costituzionale deve essere sempre il nostro riferimento, la nostra mappa che dobbiamo attuare e proteggere».
Perché votare NO al Referendum?
«La nostra contrarietà nasce dalla convinzione che questa riforma non risponda alle reali necessità della giustizia italiana, ma punti, piuttosto, a un indebolimento dell’autonomia della magistratura».
Che cosa prevede la riforma?
«Ecco i punti chiave:
– Separazione delle carriere – Netta distinzione tra la carriera di giudice e quella di pubblico ministero, impedendo il passaggio da una funzione all’altra. In realtà, ci sono già vari paletti che ostacolano questo passaggio, tant’è che solo lo 0,2% dei magistrati, ogni anno, sceglie di cambiare.
– Doppio Consiglio Superiore della Magistratura – Istituzione di due organi di autogoverno separati: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, in sostituzione dell’attuale CSM unico.
– Composizione CSM – Revisione della percentuale di magistrati rispetto ai membri laici (eletti dal Parlamento) nei nuovi organi, e scelta dei componenti attraverso il meccanismo del sorteggio. Innanzitutto, già di per sé il meccanismo del sorteggio non permette di scegliere per chi si vuole votare. Ma, soprattutto, la componente dei magistrati sarebbe sorteggiata tra le diverse migliaia di magistrati presenti in Italia, mentre i rappresentanti del governo sarebbero sorteggiati all’intero di una lista ristretta, presumibilmente di due o più decine di componenti, di cui, peraltro, non si conosce il numero.
– Alta Corte Disciplinare – Il potere disciplinare sui magistrati verrebbe tolto al CSM e affidato a una nuova Alta Corte, modificandone la composizione rispetto all’attuale Sezione disciplinare del CSM.
A nostro parere, tutto questo minerebbe l’indipendenza del giudice, che è la prima garanzia di imparzialità per ogni cittadino, andando nella direzione di limitare i diritti e comprimere le libertà.
Siamo di fronte a un disegno che rischia di svuotare il ruolo del Parlamento e di compromettere quell’equilibrio tra poteri che i Costituenti hanno costruito per evitare derive autoritarie.
La giustizia ha bisogno di efficienza, risorse umane ed economiche e processi più rapidi, non di interventi ideologici che mettono in discussione l’imparzialità di chi è chiamato a giudicare».



