A Lodi la celebrazione degli ottant’anni dal giorno della Liberazione, il 25 aprile 1945, ha visto una folla nutrita partecipare al corteo dell’ANPI che si è concluso in Piazza della Vittoria. Tra i presenti, l’onorevole Lorenzo Guerini, presidente COPASIR. L’orazione è stata tenuta dal sindaco Andrea Furegato. Ecco il suo intervento:
«Ancora con l’animo addolorato dalla perdita di un’anima grande e di splendida spiritualità come lo era Papa Francesco, amorevole e affidabile guida nella complessità del nostro tempo, di cui domani mattina, a Roma, saranno celebrate le esequie, siamo nuovamente riuniti qui, in una delle piazze più belle del nostro Paese, per ricordare un’altra testimonianza di enorme valore, storico e umano, incarnata nello straordinario coraggio che ha animato le gesta di tante donne e tanti uomini, spesso molto giovani, pronti a concedere la vita per lasciarci in eredità un bene senza prezzo: la libertà.
Tra commozione e orgoglio tornano in mente i volti di chi ebbe l’ardore di non girarsi dall’altra parte, volendo impedire alla nostra nazione di incrociare il tragico destino che l’attendeva.
Se adesso siamo qui, tutto ciò non è stato fatto invano.
Siamo donne e uomini liberi, e lo dobbiamo a questa gente, alla loro irriducibile volontà che portò al rifiuto di scendere a patti con la feroce tirannia da cui traeva origine la crudeltà dilagante che avvelenava l’Italia.
Siamo qui per loro, eroici componenti di un movimento spontaneo, custode della nostra libertà, nell’estrema gratitudine per chi dovette subire lunghe prigionie, terribili uccisioni, l’atroce reclusione nei campi di sterminio che furono il culmine di una perversione ideologica degenerata nella più completa aberrazione.
Il frutto della dittatura fu questo, null’altro.
Alcuni storici hanno assegnato al moto di ribellione che fu la Resistenza la definizione di Secondo Risorgimento, a sottolineare come l’insurrezione popolare divenne presto guerra di Liberazione.
Prese vigore una lotta tenace, che valse a riscattare l’Italia agli occhi della comunità internazionale e condusse la nostra patria a evitare un’umiliazione che appariva inevitabile e avrebbe impedito la nascita della Carta costituzionale e della Repubblica.
Tocca a noi riaffermare la vitalità perenne degli ideali a sostegno di quella battaglia fondamentale.
Si chiamano libertà, giustizia, uguaglianza, inscindibili dal comune sentire che risalta solo nell’esperienza di democrazie tolleranti e comprensive, ai quali restiamo fedeli: nostro compito è tramandarli alle nuove generazioni che osservano i danni irreparabili della guerra, ovunque sia in atto, in Ucraina, a Gaza, nel Sudan meridionale, in tanti altri luoghi dove si muore a causa di conflitti scatenati da molteplici cause.
Noi siamo più fortunati.
Abbiamo il desiderio e la possibilità di festeggiare chi si è battuto per donarci la libertà dal nazifascismo: i partigiani, di ogni estrazione politica, sociale e culturale, gli Internati Militari Italiani, le Forze Alleate, i religiosi e le tante persone comuni che patirono le conseguenze delle scelte scellerate di chi volle precipitare l’Italia in una terribile guerra dopo la stipula di un’alleanza criminale.
Ricordiamo i nomi di chi ha fatto la storia della nostra comunità, a 80 anni dalla Liberazione: Ettore Archinti, Giovanna Boccalini, Edgardo Alboni, Angela Borla, Padre Giulio Granata, e se ne potrebbero citare molti altri.
Nell’ammirare la grandezza dei costituenti, che seppero oltrepassare l’interesse particolare per trovare una sintesi condivisa e garantire al nostro Paese solide fondamenta, occorre nuovamente andare oltre e maturare nella coscienza che la festa del 25 Aprile, nell’atto di celebrare la Liberazione, è una ricorrenza che deve unire, senza mai rivelarsi divisiva, nel nome di tutti coloro che hanno sacrificato la vita per gli altri.
Oggi siamo insieme per gioire della nostra democrazia, fieri dei principi che la sorreggono, baluardi della cultura comune, in ossequio verso coloro che opponendosi a un nemico fortissimo contribuirono a preservarli, rafforzando le radici dell’Italia repubblicana, democratica, fondata sul lavoro.
Ebbe a dire Alcide De Gasperi alla conferenza di pace celebrata il 10 agosto del 1946 a Parigi:
“Per difendere la vitalità del mio popolo, ho il dovere di parlare come italiano, ma sento la responsabilità e il diritto di parlare anche come democratico, antifascista, come rappresentante della nuova Repubblica che, armonizzando in sé le aspirazioni umanitarie di Giuseppe Mazzini, le concezioni universaliste del Cristianesimo e le speranze internazionaliste dei lavoratori, è tutta rivolta verso quella pace duratura e ricostruttiva che voi cercate e verso quella cooperazione fra i popoli che avete il compito di stabilire”.
In quei giorni, durissimi per il Paese, si svelò un sogno che già si era rivelato pochi anni prima su una minuscola isola del Mar Tirreno, nelle parole indelebili del Manifesto di Ventotene dedicato alla nuova Europa, scritto da Ernesto Rossi e Arturo Spinelli, di cui Eugenio Colorni, nel 1941, firmò la prefazione, tre anni prima di venire massacrato in un agguato squadrista, nel 1944.
Con sobrietà: onore perenne ai confinati di Ventotene!
Il percorso intrapreso da allora, pur arduo, ha reso possibile la creazione di istituzioni sovranazionali grazie alle quali oggi, insieme ai nostri gemellati francesi e tedeschi, possiamo constatare come quei confini insanguinati da immani perdite umane siano divenuti frontiere permeabili di una comunità più vasta, il cui valore sarà misurato dalla capacità di garantire e promuovere la democrazia e i diritti umani, affrontando le delicate sfide attuali e quelle future.
Nazioni al tempo governate da tiranni e collaborazionisti dei regimi, complici dei peggiori crimini nella storia dell’uomo, oggi si presentano come straordinari spazi democratici, costellati da libertà e pace, che abbiamo la responsabilità di tutelare.
A ottant’anni dalla Liberazione, l’impegno per un’Italia e un’Europa autenticamente ancorate alla dignità umana resta un imperativo.
Un impegno che si traduce in una sanità robusta, in una scuola che nutra nei giovani la coscienza critica e conceda pari opportunità a tutti, in una giustizia rigorosa e finalmente equa, in un’azione sociale guidata unicamente dall’interesse collettivo.
Si tratta di un dovere quotidiano, di un impegno sacro che non può, e non deve, finire mai.
Vi dico ancora grazie.
Grazie a ognuno di voi.
E buon 25 Aprile a tutti.
Viva l’amicizia tra Lodi, Costanza e Fontainebleau.
Viva la Resistenza,
Viva l’Italia unita, repubblicana e antifascista,
Viva l’Unione Europea, libera e democratica».







