Con queste parole si può sintetizzare l’intervento di Cecilia Strada alla Festa de l’Unità del Lodigiano durante il dibattito “Il costo nascosto delle guerre, la pace e la diplomazia di fronte al rischio della Terza Guerra Mondiale” di ieri sera, venerdì 29 agosto. Parole molto dure rivolte anche contro la maggioranza dei Paesi che siedono al Parlamento Europeo che, secondo l’europarlamentare PD, non fanno abbastanza e non stanno percorrendo la via della pace secondo i principi del diritto internazionale, dei diritti e dei principi umanitari.
La Strada ha proseguito indicando anche nella gestione delle migrazioni evidenti violazioni del pensiero umano e politico su cui si è costruita l’Europa sulle macerie della Seconda Guerra Mondiale.
Questo punto è stato sostenuto appassionatamente da Silvia Sinibaldi, vicedirettrice di Caritas italiana, che ha illustrato le iniziative promosse da tantissime realtà che svolgono attività nelle operazioni umanitarie e che reclamano interventi del governo italiano ed europeo per trovare soluzioni concrete e sostenibili nelle tante zone di guerra, di molte delle quali non si parla nemmeno. Un discorso che ha messo in luce la complessità del tema della pace e della guerra: una spirale in cui si intrecciano conflitti, cambiamento climatico, sfruttamento intensivo delle terre, che diventano motore di carestie, fame e violenze che costringono milioni di persone a scappare lungo rotte di terra e di mare a rischio della propria vita.
Uno scenario in cui tutti gli attivisti, le associazioni e i volontari svolgono un ruolo che dovrebbe essere responsabilità delle istituzioni. Un esempio concreto è stato portato ieri sera dai volontari di ResQ-People Save People, un’associazione nata spontaneamente da persone che “non si sono girate dall’altra parte” di fronte alla drammatica crisi umanitaria in corso nel Mar Mediterraneo acquistando, attrezzando e mettendo in acqua una nave per i soccorsi e aprendo un centro per accogliere i migranti sulla via terra a Trieste. Un racconto appassionato, ricco di umanità che ha riportato il pubblico davanti alla cruda realtà drammatica di migliaia di persone che cercano un’esistenza dignitosa in Europa.
Un pubblico attento, a tratti commosso, ha applaudito più volte gli interventi degli ospiti. Vogliamo chiudere raccogliendo una frase di questo dibattito da uno dei volontari di ResQ: “Non ci piacciono gli applausi per ciò che facciamo, perché vuol dire che siamo necessari quando non dovrebbero esistere questi drammi e solo altri hanno la responsabilità e il potere per cambiare le cose”.







