L’Alleluja del Messiah è come il Nessun Dorma della Turandot: non se ne può più. Perché la musica non è un ascolto riservato al tempo libero, non è il sottofondo delle sale d’attesa e dei ristoranti. Le ragioni della sua importanza, i motivi che ci devono legare a lei sono ben distanti dai refrain delle pubblicità che hanno messo Handel e Puccini e tanti altri al servizio delle cose da comprare. Ora: non si tratta di stabilire frettolosamente, o alla buona, la ricetta della nuova fruizione musicale (neanche chi è del mestiere riesce a sbrogliare la matassa: figuriamoci qui, in due righe). Potremmo però cominciare a dire qualche basta. Basta all’idea dell’arte come momento decorativo, della cultura come catalogo di cose già sapute, della musica come vendita di oggetti confezionati. (E poi: vi pare che la corsa all’effimero, al superfluo, all’insostenibile – corredata dal giochetto del gingle con le arie dell’opera lirica – possa essere la sola spinta della società verso le generazioni più giovani?)
Torniamo alla musica vera, la musica che è creatività e libertà rigeneratrice, che aggrega e che fa crescere e spesso ci fa trovare le nostre radici. Visto il periodo natalizio, torniamo al Messiah di Handel nella sua magnifica interezza (riesce anche a sfiorare le tre ore, dipende dai direttori). Di ragioni per ascoltarlo ce ne sono un’infinità. E a chi è perplesso per il genere (oratorio barocco) e per il tema (la vita di Cristo), possiamo ricordare che, dal momento della sua composizione (1741), ha regalato al suo autore, Georg Friedrich Handel, successo e fama e onori. Ci sarà un motivo, no? Inoltre quella stupefacente meditazione musicale è cresciuta in popolarità un secolo dopo l’altro, anno dopo anno, al punto da essere una delle rare composizioni antiche sopravvissute all’oblio del tempo (da noi il Messiah è proposto con sempre maggiore frequenza intorno a Natale o a Pasqua; in Gran Bretagna la tradizione del suo ascolto pare sia un’ossessione nazionale).
La vita di Cristo è narrata da Charles Jennes in un libretto ricco di immagini, dalla lingua evocativa e sonora. Un mosaico di prestiti dalle Sacre Scritture sul quale Handel, in 24 giorni, ha composto musica di di straordinaria bellezza: cori, arie e recitativi. Non c’è solo l’Allelluja. Ascoltare per credere, su youtube si trovano molte registrazioni complete.




