Da consulente solitaria al ponte tra scienza e mercato
Terminato il mio contratto da postdoc, la strada sembrava finalmente prendere una forma più definita. L’esperienza con il fondo di investimento mi aveva aperto gli occhi su un mondo che non sapevo esistesse: startup, valutazioni, piani di go-to-market, investimenti in tecnologie emergenti. Avevo capito che era una possibile direzione.
Il piano era quello di trasferirmi a Hong Kong e unirmi al team del fondo in modo permanente. Ma era il 2021. La pandemia non era finita, i visti erano impossibili da ottenere, e ogni scelta sembrava sospesa in un limbo amministrativo. Il tempo passava e la proposta di un contratto full-time continuava a rimanere vaga.

Affittai una scrivania in un coworking fighetto. Solo me, un laptop e l’idea di iniziare a lavorare come consulente freelance mentre il mondo cercava di tornare al suo ritmo pre-pandemico. Non avevo ancora clienti fissi, né un piano dettagliato. Ma avevo intuito che quello che stavo costruendo aveva valore, anche se non si vedeva ancora.
Lavoravo da sola, guadagnavo pochissimo, e a volte mi chiedevo se stessi solo perdendo tempo. Ma ai miei occhi era la “gavetta” necessaria per potermi rimettere in gioco. Nessuno dei miei amici, né colleghi accademici ,né la mia famiglia, capiva bene cosa stessi facendo. Ma io ci vedevo un senso. Per la prima volta stavo mettendo a frutto ogni pezzo del mio percorso: la scienza, il lavoro sulle startup, la conoscenza del venture capital, la capacità di leggere tra le righe di un progetto, e soprattutto la voglia di portare le idee sul mercato.
Non stavo seguendo una carriera, stavo costruendo un’identità professionale.

Fu in quel periodo, tra una call e un pitch deck, che vidi su LinkedIn un annuncio pubblicato da un’università finlandese. Cercavano una persona da inserire nel team di Technology Transfer a Helsinki.
Technology… cosa? Non sapevo nemmeno cosa fosse il Technology Transfer. Ma leggendo quell’annuncio, mi sono detta: «aspetta… questa sono io». Cercavano qualcuno con un PhD, esperienza accademica, conoscenza delle startup, familiarità con gli investimenti, sensibilità verso il go-to-market. Era la descrizione del mio profilo, solo che io non sapevo ancora che quel mestiere esistesse.
Mandai la candidatura. In meno di due mesi ho impacchettato sette anni di vita a Dublino, salutato amici confusi, cercato casa, preso un volo e boom, ero a Helsinki. Meno 15 gradi e una bufera di neve ad accogliermi.
(6, continua)





