17 gennaio 2024. Ore 15.30. Dopo essere uscito dall’ufficio di Sarah Atkinson posso finalmente sciogliere la tensione che fino a quel momento mi ha imbalsamato come un fantoccio. Mi rendo conto di essere rimasto in apnea per l’intera durata dell’incontro. Prendo un bel respiro e riacquisto finalmente il pieno controllo della mia persona. Ora sì che si ragiona! La prima conversazione con un autoctono non è andata poi così male. La figuraccia peggiore è stata la mancata comprensione del termine “passport” che le mie orecchie hanno registrato come “password”. Mi sono portato dietro questo avvilente ricordo per un paio di mesi.
Ecco come sono andate le cose: una volta entrato nel suo ufficio, mi accoglie una signora con due grossi occhiali rotondi sulla punta del naso, un numero incalcolabile di forcine in testa e un ampio maglione a fiori. Sarah Atkinson prende forma, tramutandosi da nome su uno schermo a persona in carne ed ossa. Dopo una breve presentazione, mi chiede le informazioni necessarie per completare la mia registrazione e mi mostra rapidamente l’ala Ovest del College, dove ci troviamo in quel momento, un coacervo labirintico di uffici e scale. Le chiedo se ci siano altri studenti in scambio al Magdalene e lei mi risponde che proprio un paio di giorni prima è arrivato un ragazzo francese: Antoine Chauvot. Mi dà il suo contatto telefonico, raccomandandomi di scrivergli.
Beh, meglio non perdere tempo, penso. E invio immediatamente un messaggio ad Antoine, che mi risponde entusiasta: avremmo cenato insieme quella sera stessa. Appuntamento alle 19.00 davanti alla mensa del College.
Ore 16.30. Dopo essermi goduto un po’ di sole su una panchina del parco del Magdalene, che da lì in poi sarebbe divenuta la mia postazione prediletta per la mezz’oretta di lettura post-pranzo, decido di dedicare il pomeriggio ad una veloce esplorazione della città. Esco dall’ingresso principale e svolto a destra, addentrandomi nel cuore di Cambridge. Mi stupisco ancora una volta: le strade sono quasi deserte. Prima o poi scoprirò dove si nascondono tutti quanti, penso.
Mi dirigo verso la piazza principale, dove ho letto si trovi un bellissimo mercato che cambia disposizione tutti i giorni: Market Square. Per raggiungerlo arrivo davanti al St. John’s College, una distesa sconfinata di edifici in stile gotico di cui non posso che ammirare la possenza e l’eleganza. Poco più in là, noto l’ingresso del Trinity College, non da meno per magnificenza architettonica. Mi fermo incuriosito davanti ad un cartello, sul quale leggo: Newton’s tree. Di fronte a me si trova dunque il celeberrimo albero di Newton, dal quale sarebbe caduta la mela che avrebbe portato alla scoperta della Legge di gravitazione universale e alla nascita del mondo come lo conosciamo oggi. In quel punto, verità e leggenda diventano un tutt’uno. Proprio per questo motivo, il fascino che si prova davanti a quell’albero è indescrivibile: lì, storia e mito prendono vita.
Prima di raggiungere la mia destinazione vengo rapito da un negozio che si trova lungo la strada: The Department of Magical Gift. Un negozio di magia! In una delle vetrine scorgo un grande gufo meccanico in grado di muoversi e di agitare una bacchetta come se stesse lanciando un incantesimo. In quella a fianco, invece, si vede uno stregone dalla lunga barba bianca che mescola un qualche intruglio nel suo calderone fumante. Non so perché ma non sono mai entrato in quella strana bottega. Forse il suo irresistibile fascino si unisce ad un arcano senso di mistero, che veicola timore e repulsione. Chissà…
Arrivo finalmente a Market Square e me ne innamoro all’istante. È una piazza piuttosto piccola, quasi completamente occupata da una serie di bancarelle e stands che vendono cibo turco, cibo greco, caramelle, libri, oggetti d’antiquariato e cianfrusaglie varie. Inizio a curiosare ed è come se il tempo si fermasse. A Market Square ogni giorno le bancarelle si spostano e assumono nuova forma, è come se la piazza nascesse all’alba e morisse al tramonto. Per poi rinascere e rimorire ancora e ancora, giorno dopo giorno. Una fenice e le sue ceneri.
Decido di procedere verso il Department of History and Philosophy of Science (più amichevolmente “HPS”), che Google Maps mi segnala a quattro minuti a piedi. Prima di raggiungerlo prendo una piccola deviazione e arrivo davanti al King’s College, uno dei luoghi più famosi di tutta Cambridge. E capisco perché: il suo parco è grande almeno tre volte quello del Magdalene e culmina nella meravigliosa King’s College Chapel, un vero e proprio gioiello. Decido che l’HPS può aspettare e mi dirigo verso l’ingresso, ma una serie di ponteggi e impalcature che non avevo notato mi frenano. Scopro dunque che il College è momentaneamente chiuso ai visitatori per lavori di restauro.
Riprendo la strada che conduce al HPS e quando arrivo a destinazione trovo un anonimo portone di legno, privo di qualsiasi insegna. Quando un signore apre la porta dall’interno riesco a entrare e mi ritrovo in un atrio spoglio, in cui figurano soltanto un distributore d’acqua, una pianta tropicale e un grosso monitor su cui lampeggiano le lezioni in corso. Allora è proprio l’HPS!
Salgo una rampa di scale. Arrivato al primo piano, sulla sinistra scorgo l’entrata di un vecchio museo di storia della scienza, il Whipple Museum. Invece di visitarlo, svolto a destra e supero una porta scorrevole, arrivando così nella biblioteca del HPS, la Whipple Library. In prima battuta, rimango un po’ deluso: le pareti sono intonacate di grigio, le stanze poco luminose e fredde, quasi inospitali. Decido però di ispezionare gli scaffali. È proprio in quel momento che capisco di aver trovato la mia El Dorado! Quei ripiani sono ricchi di testi estremamente preziosi: tutti i libri più importanti di storia e filosofia della scienza sono radunati in un unico luogo! È il paese dei balocchi! Inizio a scorrere i manuali uno per uno, sfogliandoli con grande delicatezza, quasi accarezzandoli.
Dopo non so quanto tempo mi risveglio dallo stato di trance… Accidenti, la cena con Antoine! Guardo l’orologio: sono le 18.50, non ce la farò mai!
(4 – continua)




