Previsto inizialmente come un incontro ad ampio raggio che, a partire dalla recente proposta dem sulla re-industrializzazione in Europa e in Italia, si sarebbe dovuto sviluppare sul tema “Industria, innovazione, PNRR e sfida ecologica: le rotte del futuro”, il dibattito del 3 settembre della Festa de l’Unità all’ultimo momento ha dovuto modificare il proprio focus in una chiave ottica più marcatamente locale. Assente giustificato a causa di un improvviso impedimento Andrea Orlando, che nella sua veste di Presidente della Conferenza nazionale del Forum Industria del Pd avrebbe dovuto illustrare la proposta, l’incontro ha così affrontato in maniera specifica l’analisi della situazione economica attuale del lodigiano e la valutazione delle sue possibile prospettive future. Coordinato dal giornalista Luca Pagni, il folto e competente parterre di ospiti (Vittorio Boselli, Presidente Consulta del lodigiano Camera di Commercio; Attilio Dadda, presidente Lega Coop Lombardia; Barbara Meggetto, Presidente Legambiente Lombardia; Fabrizio Santantonio, Presidente Provincia di Lodi) si è soffermato su alcune delle problematiche più significative che riguardano il nostro territorio, iniziando la riflessione comune a partire dall’istituzione della provincia di Lodi.
Boselli ha constatato che purtroppo le spinte propulsive e le speranze di un possibile cambiamento di passo dell’economia lodigiana legati a quell’inizio sono rimaste in gran parte disattese. I dati messi a disposizione dai rilevamenti della Camera di Commercio ci dicono che, dal punto di vista economico, oggi Lodi e il suo territorio si trovano in un momento di stasi, caratterizzato da un azzeramento delle start up e da un’accentuata terziarizzazione. Un momento di difficoltà rispetto al quale la PMI (linfa vitale del sistema produttivo italiano e componente fondamentale anche di quello lodigiano) sembra essere la più attrezzata a resistere, anche nella preoccupante congiuntura della guerra dei dazi innescata da Trump.
Dadda ha auspicato che gli sforzi per l’uscita dalla stagnazione vadano in direzione di un’economia regolata a livello locale, che sostenga la coesione sociale e che abbia ben chiaro quali sono i servizi necessari a gestire le trasformazioni demografiche in atto: da un lato il progressivo invecchiamento degli attuali residenti (con l’evidente crescita della domanda di servizi di cura); dall’altro l’incremento degli abitanti, legato principalmente agli spostamenti da Milano delle famiglie del ceto medio. A queste servono (e serviranno sempre più) abitazioni a costi abbordabili; asili e opportunità formative per i figli; una mobilità efficiente, e comunque certamente assai migliore dell’attuale, disastrosa da un punto di vista dell’efficienza e quindi fortemente penalizzante per la complessiva qualità della vita delle persone.
Meggetto ha richiamato la necessità di un’impresa compatibile con il territorio, anche da un punto di vista energetico. E anche se ovviamente non è realistico immaginare di bloccare l’espansione dei data center, della logistica e delle rinnovabili, ormai indispensabili per mantenere quegli stili di vita che tutti noi giudichiamo irrinunciabili, ha richiamato la necessità di governare localmente il fenomeno esigendo contropartite ambientali adeguate.
Una posizione su cui è sembrato convergere anche l’intervento di Santantonio, che ha sottolineato come le linee guida del Piano Provinciale Territoriale – finalmente portato a termine dopo 25 anni di attesa – prevedano la difesa delle caratteristiche ambientali specifiche, e quindi il no a iniziative impattanti e non condivise (che si tratti di nuova logistica e agrivoltaico di dimensioni monstre o del mega-inceneritore di Vidardo).
In ogni caso tutti si sono trovati concordi nel prendere atto che per lo sviluppo di Lodi e della sua provincia sarà centrale il rapporto con Milano, considerata nella sua dimensione di metropoli allargata. E per far si che il legame con il capoluogo regionale non sia penalizzante ma si trasformi in opportunità per il futuro, la formulazione di un’efficace politica economico-industriale non potrà prescindere da una chiara visione del futuro verso il quale vogliamo indirizzarci. Solo con questo presupposto sarà possibile programmare lo sviluppo delle infrastrutture e dei servizi da offrire, in modo che la nostra provincia possa essere realmente attrattiva per i cittadini che vorranno trasferirsi, così come per le imprese che decideranno di investire. Perché, come sintetizzato efficacemente dal Presidente della Provincia, si tratta di «governare o subire».




