Una piccola targa d’ottone grande quanto un sampietrino con incisi un nome, l’anno di nascita, quello della morte. Si chiama pietra d’inciampo e nell’intenzione di chi l’ha pensata deve servire esattamente a questo: invitare il passante a fermarsi e a leggere. Un nome, due date e un campo di concentramento: Auschwitz, Mauthausen, Dachau, Bergen Belsen, Flossenbürg… Dal 1992 in tutta Europa le vittime del nazismo si ricordano anche così, con l’idea dell’artista tedesco Gunter Demnig di incorporare nel selciato stradale delle città, davanti alle abitazioni dei deportati, i piccoli blocchi di pietra ricoperti da quella piastra di ottone. Affinché tutti possano sempre sapere quanto è costata la difesa di due beni di valore immenso, Democrazia e Libertà.
Dopo la prima pietra d’inciampo installata da Deming a Colonia, in Germania, il passaparola ha fatto sì che si altre pietre si diffondessero in oltre duemila città europee tra Austria, Belgio, Croazia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lituania, Lussemburgo Norvegia, Olanda, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Ucraina e Ungheria. In Italia le prime pietre d’inciampo sono state posate a Roma nel gennaio 2010. Ora si trovano anche a Bolzano, Genova, L’Aquila, Livorno, Milano, Reggio Emilia, Siena, Torino e Venezia e in altri numerosi centri minori. Sono circa 2400, distribuite in 290 Comuni, da Nord a Sud.
Nel Lodigiano sono otto le pietre d’inciampo messe a memoria dei deportati nei lager. A Lodi ricordano i nomi di Pietro Santi (Mohers-Kohlenhuck, 20 febbraio 1944), Ettore Archinti (Flossenbürg, 17 novembre 1944) Luigi Vincenzo Marzagalli (Flossenbürg, 23 marzo 1945) e Luigi Giulio Marzagalli (Mauthausen, 22 aprile 1945). A Caselle Landi quello di Basile Costantino (Guse, 14 agosto 1944), a Sant’Angelo Lodigiano quello di Umberto Biancardi (Dachau, 25 febbraio 1945), a Casalpusterlengo quello di Giovanni Mirotti (Mauthausen, 21 marzo 1945). A Codogno c’é la pietra d’inciampo più recente, quella dedicata alla memoria di Enrico Boriani (Mauthausen, 22 aprile 1945).




