A Lodi nel 2024 sono state registrate, per 49 giorni, concentrazioni di PM10 superiori alla norma. Lo rivela Legambiente attraverso il report Mal’Aria di Città 2025 che illustra i dati sull’inquinamento atmosferico nei capoluoghi di provincia. Lodi, insieme a molte altre città della Pianura Padana, è uno dei 25 capoluoghi nei quali la concentrazione di PM10 ha oltrepassato per più di 35 giorni la soglia di 50 microgrammi per metro cubo: le due centraline situate in Viale Vignati e a Sant’Alberto hanno evidenziato il superamento della soglia consentita per 49 e 40 giorni, con una media annua di 29.7 microgrammi per metro cubo.
PM10, cause ed effetti
Il PM10, considerato un buon indicatore della qualità dell’aria, è composto da particelle di diametro tra i 2.5 e i 10 micron alle quali aderiscono sostanze chimiche come idrocarburi e metalli pesanti che possono, se inalati, raggiungere le vie respiratore penetrando fino alla laringe. Gli effetti del particolato sulla salute umana sono devastanti: disturbi respiratori come tosse, catarro, infiammazioni e bronchiti fino ad arrivare, nei casi di esposizione prolungata ad alti livelli di PM10 e pulviscoli più sottili (PM2.5), a malattie croniche, disturbi cardiocircolatori, tumori alle vie respiratorie e ai polmoni. Le polveri sottili sono prodotte attraverso fenomeni naturali o attività antropiche ovvero riscaldamento domestico, trasporto su gomma, attività industriali, produzione di energia da combustibili fossili o da biomassa legnosa, allevamento intensivo. Attività, queste, strettamente legate alla quotidianità e alle necessità umane, quindi largamente presenti in una zona densamente popolata e industrializzata come la Pianura Padana, le cui condizioni geografiche e meteorologiche favoriscono l’accumulo di inquinanti in atmosfera.
Rimedi a portata di mano
Per ridurre la produzione di particolato ci sono accorgimenti semplici e praticabili, come ad esempio limitare l’utilizzo dei mezzi a motore termico per il traffico veicolare che, attualmente, è responsabile dell’emissione di un decimo delle polveri sottili della Lombardia. Ogni cittadino dovrebbe inoltre preferire la mobilità dolce per i tragitti brevi o servirsi dei mezzi pubblici per quelli più lunghi (di qui la necessità di un servizio di trasporto pubblico efficiente, possibilmente a zero emissioni oltre a strade sicure per chi si sposta a piedi, in bicicletta o in monopattino). Legambiente propone altre soluzioni per limitare il rilascio di polveri sottili nel comparto agricolo e nei sistemi di riscaldamento: deve essere rivisto il settore zootecnico – responsabile dell’emissione di gas serra, particolato primario e precursori di quello secondario quali ossidi di azoto e ammoniaca – attraverso la riduzione degli allevamenti intensivi, l’attivazione di buone pratiche come la copertura delle vasche per i liquami e la limitazione dello spandimento di questi ultimi. Nelle abitazioni private è necessario abbandonare immediatamente i sistemi di riscaldamento a gasolio e a carbone e prevedere la rimozione delle caldaie a metano a favore delle pompe di calore in grado di garantire il comfort termico a impatto zero.
Cittadini e politica protagonisti del cambiamento
Quello dell’inquinamento atmosferico è un problema impellente che minaccia il futuro e la salute di tutti e che, per queste ragioni, reclama un cambio di passo immediato e decisivo: basti pensare che per rispettare il limite di concentrazione di PM10 stabilito dall’Unione Europea a partire dal 2030, pari a 20 microgrammi per metro cubo, nel Lodigiano è necessario ridurre di un terzo le emissioni attuali. È impossibile, però, lasciare che siano le decisioni, la sensibilità verso le tematiche ambientali o le disponibilità economiche dei singoli a fare la differenza. È la politica a dover dettare ad amministratori pubblici e cittadini il ritmo e le modalità per la riduzione delle emissioni, attraverso la definizione di nuovi obiettivi e la proposta di soluzioni efficaci e innovative accompagnate dall’adeguato sostegno economico, soprattutto per le classi meno abbienti. La ricerca, la divulgazione e la sensibilizzazione sono strumenti essenziali senza i quali non si può vincere questa sfida e le associazioni ambientaliste con gli enti del settore e i gruppi di ricerca sono una risorsa da sostenere, coinvolgere e interpellare nelle campagne di sensibilizzazione e nei processi decisionali. Siamo tutti chiamati a contribuire a una svolta urgente e impegnativa, la sola che ci può garantire un futuro migliore: i cittadini adottando giorno dopo giorno uno stile di vita più responsabile e sostenibile, la politica compiendo scelte incisive, lungimiranti, svincolate dagli interessi privati e se necessario impopolari.




