La transizione energetica è una delle priorità fondamentali fissate dall’Unione Europea con la Direttiva RED III, che impone agli Stati membri di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Anche la Lombardia è chiamata a fare la sua parte nello sviluppo delle Fonti di Energia Rinnovabile (FER), ma questo obiettivo non può realizzarsi a scapito del suolo agricolo, una risorsa preziosa della Pianura Padana che deve essere tutelata.
La definizione delle “aree idonee” per l’installazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili è stata introdotta con il D.Lgs. 199/2021, in recepimento della Direttiva europea in materia, che affida alle Regioni il compito di individuarle sulla base di criteri stabiliti dalla normativa nazionale. Tali criteri sono stati definiti con il Decreto Interministeriale del 21 giugno 2024, noto come “Decreto Aree Idonee”.
Poiché le Regioni hanno risposto a questa richiesta attraverso normative proprie, spesso molto differenti tra loro, i produttori di energia hanno ritenuto che tale situazione li penalizzasse fortemente. Per questo motivo hanno presentato ricorso al TAR del Lazio.
Con la sentenza n. 9155/2025, il TAR ha accolto il ricorso, annullando parzialmente il Decreto Interministeriale e censurando l’eccessiva discrezionalità concessa alle Regioni, nonché la mancanza di parametri realmente omogenei. Questo pronunciamento ha di fatto creato un vuoto normativo, lasciando le Regioni prive di strumenti chiari e uniformi per la pianificazione. Il Governo avrebbe dovuto intervenire entro 60 giorni per colmare tale lacuna, ma ad oggi non è ancora stato adottato alcun aggiornamento normativo.
Il risultato è un’ondata di richieste per installare impianti fotovoltaici su suolo agricolo. E nel Lodigiano un caso emblematico è quello dell’impianto agrivoltaico da 62 MW, per circa un milione di metri quadri, previsto tra Mulazzano e Zelo Buon Persico. Di fronte alle proteste degli abitanti, che hanno anche costituito un Comitato, l’Assessore all’Ambiente, Giorgio Maione, ha annunciato il 19 settembre 2025 l’espressione di un parere negativo da parte della Regione. Una presa di posizione che non trova riscontro nei fatti: il parere non risulta, infatti, formalmente tracciabile nell’istruttoria nazionale in capo al MASE e, comunque, non basterebbe a fermare l’iter autorizzativo, in assenza di una legge regionale che non può essere fatta finché il governo non emana un decreto aggiornato.
La Regione non può continuare a nascondersi dietro i ritardi di Roma. Il 1° luglio 2025 il Consiglio Regionale ha infatti approvato una mozione della Lega, mentre la versione proposta dal PD, con impegni più chiari e vincolanti, è stata bocciata. Nella mozione approvata della Lega, l’impegno al quale si chiamava la Giunta regionale era però molto chiaro: il documento chiedeva, infatti, di agire su due fronti: da una parte chiedere al Governo una sospensiva immediata degli iter autorizzativi e rafforzare il ruolo degli Enti Locali, dall’altra prevedere, per gli Enti Locali, strumenti di partecipazione effettiva e poteri reali.
Per questo motivo, durante la seduta di Consiglio regionale del 7 ottobre, ho presentato un’interrogazione alla Giunta regionale per chiedere quali passi concreti siano stati compiuti per dare seguito alla mozione approvata a luglio, che chiedeva al Governo una sospensiva degli iter autorizzativi in attesa del nuovo decreto e consentisse agli Enti Locali di partecipare alla programmazione dei nuovi impianti. Ho inoltre chiesto quali interlocuzioni siano state avviate con Governo e Ministeri per arrivare a una soluzione normativa e se Regione Lombardia si sia davvero espressa con un parere negativo sull’impianto di Mulazzano, come dichiarato a mezzo stampa.
A domanda precisa, l’Assessore Sertori non ha saputo dirci nulla in merito all’esistenza di questo parere, ed ha aggiunto che se anche il parere negativo fosse stato dato non è detto che l’intervento non sia comunque realizzato, in quanto quello rilasciato dall’Assessore Maione sarebbe solo uno dei pareri sul progetto. Questo dimostra quanto sia poco chiara la gestione degli iter autorizzativi in Lombardia, con Comuni privi di strumenti e indicazioni.
Ad oggi, però, nulla di tutto questo è stato fatto: nessuna sospensiva è stata richiesta, nessun supporto concreto è stato fornito ai Comuni, nessuna pianificazione è stata avviata. E, soprattutto, non si trova il parere negativo che l’Assessore Maione aveva dichiarato alla stampa.
Se davvero vogliamo coniugare la crescita delle rinnovabili con la tutela del territorio, serve un cambio di passo immediato. È urgente avviare una pianificazione strategica trasparente, che privilegi l’installazione di impianti su tetti, capannoni, parcheggi e aree dismesse, escludendo le superfici agricole ad alta vocazione produttiva. Finché non verranno definite le aree idonee, il rischio che la speculazione prevalga sulla tutela rimarrà concreto e costante.




