Una storiella curiosa per il mese delle feste. Salta fuori osservando un’immagine ingiallita, la missiva che il Prefetto di Parma invia al Signor Podestà di Noceto. 21 novembre 1933. Oggetto: Albero di Natale. La spiegazione vuole essere ineccepibile, il tono è perentorio: “Il Fascismo è contrario all’Albero di Natale perché derivato da una usanza nordica introdotta nel nostro paese per un male inteso spirito di imitazione, sostituendolo al “presepio” che rappresenta invece una tipica tradizione italiana. Si prega, pertanto, di interessarsi affinché in occasione delle prossime feste natalizie e della Befana enti ed istituzioni benefiche cittadine non adoperino alberi per adornare sale o per appendervi giocattoli, pacchi, eccetera”. In calce il Prefetto Rizzatti afferma di gradire, da parte del Podestà, “un cenno di assicurazione”. Il diligente destinatario della missiva gliel’avrà inviato senza alcun dubbio, e a stretto giro di posta.
«C’è un valore antifascista nell’albero di Natale. Le limitazioni della libertà del regime fascista arrivavano ad invadere qualsiasi terreno di scelta, dal più pubblico al più intimo, in un crescendo delirante di controllo e limitazione» scrive la sezione ANPI Polli e Daccò di Sant’Angelo Lodigiano commentando quel diktat prefettizio e, insieme, la categorica imposizione inviata l’anno dopo dal Prefetto di Bergamo, tramite telegramma, a giornali e pubblicazioni periodiche: “Non est consentito in modo assoluto accennare usanza albero”.
E l’albero natalizio come simbolo antifascista ha subito trovato modo di concretizzarsi grazie all’adesione dell’ANPI all’iniziativa “Il Pianeta degli alberi” gestita da Vo.Ci (Volontariato civico). Per addobbare nel periodo delle feste gli alberi che fiancheggiano via Buozzi, la strada ciclopedonabile che porta alla Ranera, Vo.Ci ne ha assegnato uno a ciascuna associazione. L’albero dell’ANPI è il 10A. Un punto rosso che, se da una parte segnala la collaborazione della sezione con la rete che mette in comunicazione e in collaborazione le diverse realtà del territorio, dall’altra vuole essere un nuovo presidio inossidabile dei valori dell’antifascismo e della Resistenza.





