I valori fondanti l’Unione Europea sembrano un dispetto nei confronti delle politiche MAGA (Make America great again). Il cancelliere Merz ha espresso con chiarezza la fine di un’alleanza che per 80 anni ha determinato l’ordine geopolitico mondiale. L’Atlantico non è più l’Oceano che, lambendo le due opposte sponde, unisce i due continenti, ma la ferita che ha violato l’integrità di un unico corpo.
La buona notizia, ammesso sia possibile interpretarla così, sta nelle maschere ormai cadute al suolo, nella non possibilità di una diversa interpretazione dei fatti. Per gli USA, o per meglio dire per chi lo governa, l’Unione Europea è una realtà alla quale riservare durezza per la sua visione di un mondo solidale (un’affermazione, quest’ultima, che negli ultimi tempi potrebbe essere messa in discussione).
Forse gli USA odiano quel brandello di autenticità europea che ancora rimane fra quelle scelte liberticide e antidemocratiche che la colpiscono dall’interno, quasi una sorta di autolesionismo spinto ai massimi livelli.
L’Europa sanguina e nella sua agonia sta per smarrire la propria identità.
L’assolutismo provoca una separazione che genera solitudine rendendo l’aria irrespirabile anche se da questa parte dell’Oceano non siamo stati noi a colpire di spada.
Questo antico matrimonio, ormai oltre le nozze di diamante, ha sofferto di squilibri che ora mostrano il fianco? Può essere…
I nostri Paesi non sono equiparabili né per le risorse in bilancio né per la potenza armata. Tuttavia, pur nelle distinzioni, costitutivamente possono ritrovarsi. Sui nostri territori persone e merci circolano liberi, è nostra la politica della lotta alle disuguaglianze, dei doveri che corrispondono ad altrettanti diritti inviolabili, al no alla pena di morte e alla vigliaccheria delle leggi razziali.
Adesso, però, siamo irriconoscibili. Parliamo di competitività senza alcun riferimento ai valori che sostengono l’Unione. I migranti non sono più volti umani sui quali leggere la sofferenza e la richiesta di accoglienza ma mine vaganti che minacciano la sicurezza. Un paravento perfetto per nascondere le vere questioni.
Come si ricomincia? Forse riconoscendo agli Stati Uniti un ruolo altro rispetto al trumpismo, e con loro tornare a costruire alleanza. Forse riconoscendo le spinte buone che pure non mancano dentro i confini dell’Unione Europea, quelle che ancora difendono il diritto internazionale, il rispetto delle istituzioni come argine alle derive autoritarie, le Nazioni Unite, la redistribuzione delle ricchezze, lo sviluppo sostenibile.
La ferita è dolore e al contempo è apertura. E’ un varco che rende evidente gli squilibri e chiede a ciascuno di volersi assumete la propria parte di responsabilità e, a tutti, una responsabilità collettiva.
David Sassoli vedeva nell’Europa uno stile da proporre al mondo intero. Un’opera oggi sfregiata e bisognosa di un sapiente restauro per essere riportata all’originario splendore. Noi europei possiamo davvero essere un’occasione per il mondo.

