La salute è un diritto fondamentale. Eppure in Italia sta diventando sempre più spesso un lusso per molti. Secondo il XII rapporto sulla povertà sanitaria della Fondazione Banco Farmaceutico, il numero di italiani che non possono permettersi le medicine ha superato il mezzo milione, con un incremento dell’8,43% rispetto al 2023. Un dato drammatico che evidenzia l’urgenza di un intervento deciso per preservare e rafforzare la sanità pubblica.
Regioni come la Lombardia, dove il peso della privatizzazione è particolarmente rilevante, rappresentano un caso emblematico. In un contesto politico dominato dalla destra, la sanità pubblica rischia di essere erosa in favore di un modello che privilegia solo il profitto, lasciando indietro i più vulnerabili. Le lunghe liste d’attesa e i costi proibitivi per accedere a cure specialistiche sono la dimostrazione tangibile di un sistema che fatica a rispondere ai bisogni dei cittadini.
La pandemia di COVID-19 ha già mostrato quanto sia pericoloso indebolire il sistema sanitario pubblico: un Paese impreparato a rispondere alle emergenze finisce per pagare un prezzo altissimo sia in termini di vite umane che di costi economici e sociali. Tuttavia, nonostante queste lezioni, in alcune aree del Paese l’orientamento a privatizzare sempre più la sanità non accenna a rallentare.
Garantire il diritto alla salute significa assicurare un accesso equo e universale alle cure, indipendentemente dal reddito, dalla regione di residenza o dal tipo di prestazione necessaria. Il rafforzamento della sanità pubblica dovrebbe essere una priorità nazionale: servono maggiori investimenti in strutture, personale e innovazione tecnologica, così come un controllo rigoroso sulla gestione delle risorse per evitare sprechi.
La salute non può essere un privilegio riservato a chi può permetterselo. È tempo di invertire la rotta e riaffermare che ogni cittadino ha il diritto di curarsi senza ostacoli economici o burocratici. Il futuro del Paese passa anche da qui: dalla capacità di difendere un sistema sanitario pubblico equo, accessibile e sostenibile.




