Con i suoi 61 metri di altezza il campanile barocco della Basilica di Sant’Angelo domina la città e svetta sulla pianura circostante. Da qualunque parte si arrivi compare alla vista quell’elegante sagoma affusolata che, insieme alla torre del Castello, è l’amatissimo simbolo della comunità. Di qualche metro inferiore al campanile è l’altezza di quello che dovrebbe essere il nuovo inceneritore di Castiraga Vidardo: 55 metri, da moltiplicare però per la lunghezza dello stabilimento, 200 metri, e per la sua profondità, 74. Il risultato? Un gigantesco parallelepipedo dalla silhouette spropositata, totalmente dissonante con il contesto rurale in cui lo si vorrebbe inserire.

Cominciamo proprio da questo fastidioso impatto ambientale e visivo – non il primo motivo in ordine di importanza, ma senza dubbio un sonoro schiaffo al paesaggio e all’ecosistema – per mettere in fila e illustrare le ragioni del nostro assoluto NO all’impianto di incenerimento Ecowatt.
IL PROGETTO
Sono quasi due anni che nel lodigiano il nome di Ecowatt innesca polemiche e provoca timori. Da quando, cioè, l’azienda del gruppo Itelyum ha presentato alla Provincia di Lodi, nell’aprile 2023, un progetto per un nuovo impianto di incenerimento a Castiraga Vidardo che dovrebbe sostituire quello attualmente in funzione. La proposta, rimaneggiata e sottoposa al vaglio di Regione Lombardia, prevede la realizzazione di due nuove linee di trattamento rifiuti attraverso le quali la capacità annua di smaltimento aumenterebbe da 35.000 a 154.000 tonnellate. Di più: il progetto prevede che la gamma di materiali da trattare passi dalle 16 categorie attuali (principalmente biomasse) a circa 350, rifiuti speciali e pericolosi compresi.
È perciò doveroso individuare i motivi della contrarietà al nuovo impianto non tanto nell’impianto in sé, che smaltirebbe i rifiuti non più utilmente riciclabili tramite la raccolta differenziata, quanto piuttosto nella sua collocazione sul nostro territorio e nelle molteplici ripercussioni sulla vita dei cittadini.
LE RAGIONI DEL NO
- GRAVE IMPATTO SUL PAESAGGIO E SULL’ECOSISTEMA. Lo abbiamo detto in precedenza: l’effetto immediatamente percepibile sarebbe legato all’assoluta dissonanza tra la nuova, gigantesca costruzione e il circostante paesaggio rurale. L’impianto dovrebbe sorgere su un terreno agricolo di circa due ettari: il consumo di suolo che ne deriverebbe porterebbe come conseguenza l’aumento delle temperature e del rischio idrogeologico. In aggiunta, la presenza del nuovo inceneritore in corrispondenza di un biocorridoio tra il fiume Lambro settentrionale e il Cavo Lisone provocherebbe ovviamente una frammentazione degli ambienti naturali, senza tener conto del fatto che l’impianto sorgerebbe a poche centinaia di metri dai quartieri residenziali e dagli istituti scolastici di Castiraga Vidardo.
- PEGGIORA L’INQUINAMENTO DELL’ARIA. E’ impossibile non considerare l’incremento di emissioni di sostanze inquinanti legate al potenziamento dell’impianto: gas come il monossido di carbonio e il biossido di zolfo, oltre al particolato atmosferico primario e secondario, quest’ultimo generato in atmosfera dalla reazione di altre sostanze emesse quali ammoniaca e ossidi di azoto. Questi inquinanti, sebbene emessi in concentrazioni di per se inferiori ai limiti europei, andrebbero ad aumentare la quantità di inquinamento a livello locale peggiorando una situazione già critica, nella quale ogni anno i livelli consentiti di PM10 vengono regolarmente superati per decine di giorni. Proprio all’inquinamento da polveri sottili come PM2.5 e PM10 sono infatti da ricondurre i dati del Cnr relativi all’incidenza di tumori che indicano il Lodigiano prima provincia italiana per tasso medio di mortalità per cancro.
- AUMENTO INDISCRIMINATO DEL TRAFFICO PESANTE. All’inquinamento dovuto alla combustione dei rifiuti andrebbe sommato quello del traffico pesante: ogni anno, in aggiunta al traffico attuale, almeno altri cinquemila autoarticolati percorrerebbero le nostre strade per raggiungere l’impianto, con conseguenze rilevanti sulla viabilità, la sicurezza stradale, il consumo e la manutenzione delle infrastrutture (asfalti, ponti, cavalcavia ecc). Problemi tanto più grandi quanto maggiore è la percorrenza dei camion, considerando che attualmente 710.000 tonnellate di rifiuti, pari al 36% di quelli bruciati in Lombardia, arrivano da Piemonte, Campania, Lazio e Puglia.
- SOLO UN BUSINESS. Nella nostra regione bruciamo più rifiuti di quanti ne produciamo. Chiaro, quindi, che il progetto di ampliamento presentato da Itelyum non è legato alla necessità di soddisfare un effettivo fabbisogno né del territorio lombardo né di quello lodigiano (dove la percentuale di rifiuti riciclati supera il 70%) bensì a/ di meri interessi economici da parte del privato. Basti pensare che, secondo la Camera di Commercio di Milano, lo smaltimento dei rifiuti sarebbe un business capace di generare almeno 100 euro a tonnellata, grosse cifre se calcolate sulle oltre 154.000 tonnellate annue di capacità del nuovo termovalorizzatore, che diventerebbe il terzo nella nostra regione. Mentre i profitti di questa sconsiderata operazione finirebbero nelle tasche di pochi, a pagarne le spese sarebbe l’intera popolazione lodigiana: gli oneri e le opere di compensazione, seppur di grande rilevanza data l’entità del progetto, potrebbero mai pareggiare i danni all’ambiente, all’economia, alla salute?
INSIEME CONTRO LA LOGICA DEL PROFITTO
È in gioco una grande sfida di fronte alla quale è più che mai necessaria l’unione della società civile e di tutte le forze politiche affinché la logica del profitto non soffochi il benessere comune. I lodigiani, con coraggio e tenacia, devono continuare a far sentire il proprio dissenso, tornando a riscoprire il dialogo, la partecipazione alla vita della comunità, la collaborazione alla difesa degli interessi comuni e la cooperazione nel tutelare l’ambiente, la nostra salute e il nostro futuro.




