Sant’Angelo Lodigiano – Tutto esaurito martedì sera alla Sala Girona di via Partigiani per “Il conflitto israelo-palestinese: Quali soluzioni? Quali prospettive?”, evento culturale organizzato da Lodigiano Democratico con il patrocinio del Comune di sant’Angelo. La concomitanza di un’importante turno di Champions League non ha influito sulla straordinaria partecipazione del pubblico all’evento, a dimostrazione di quanto il tema affrontato fosse davvero sentito dalla comunità.
Ad aprire la serata è stato Giuseppe Di Silvestre, portavoce del gruppo organizzatore, che ha sottolineato l’importanza di creare spazi di riflessione “fuori dagli schemi frettolosi della cronaca”. Dopo il saluto alla vicesindaca Elena Boneschi, la parola è passata a Valentina Tronconi, esperta di sostenibilità in Africa e Medio Oriente che, dopo aver invitato il pubblico a superare il modello “eurocentrico” e il “presentismo” mediatico (che, inconsapevole di ogni prospettiva storica, vorrebbe far risalire l’inizio della crisi palestinese al 7 ottobre 2023) ha introdotto il prof. Massimo Ramaioli, relatore della serata.



La lucida ed esaustiva analisi degli ultimi 150 anni di storia medio-orientale proposta da Ramaioli, attualmente docente presso l’Università Al Akhawayn di Ifrane in Marocco e grande conoscitore del mondo arabo, è stata particolarmente utile nel restituire la complessità della questione palestinese. Per aiutare il pubblico a comprendere con maggior immediatezza le proporzioni della tragedia attuale, Ramaioli ha fatto notare tra l’altro come i territori contesi, dalle dimensioni simili alla Lombardia o all’Emilia-Romagna, ospitino circa 10 milioni di persone: una densità abitativa che già da sola rende la situazione esplosiva.
Lo studioso santangiolino ha poi richiamato le origini del movimento sionista, ripercorrendo gli snodi cruciali dei suoi rapporti con la popolazioni palestinesi e il mondo arabo dalla Dichiarazione Balfour alla Nakba del 1948, fino alla Guerra dei Sei Giorni del 1967. Uno dei punti forti dell’intervento ha riguardato l’attuale impossibilità logistica della “soluzione a due stati”: partendo della proiezione delle carte geografiche relative ai territori palestinesi, Ramaioli ha mostrato chiaramente come la Cisgiordania sia oggi un insieme di enclave palestinesi distribuite a macchia di leopardo, separate tra loro e da Israele da innumerevoli checkpoint, basi militari e da un muro di 700 chilometri che di fatto rendono impossibile la creazione di uno stato sovrano palestinese separato da quello ebraico.



Rispondendo alle domande di Tronconi, che lo sollecitava a esprimere la sua opinione sul piano di pace firmato a Sharm el-Sheikh nell’ottobre 2025 (nel corso della trionfalistica cerimonia voluta dal presidente degli U.S.A Trump cui, come si ricorderà, era presente anche la presidente del consiglio Meloni), Ramaioli ha chiarito come, nonostante le speranze suscitate, si debba parlare non di un piano di pace realmente risolutivo, ma purtroppo solo di una momentanea cessazione delle ostilità. Il docente ha sottolineato come la violenza non sia mai del tutto cessata — con centinaia di vittime palestinesi registrate anche dopo la firma — e come lo stato di Israele, giustificando la sua scelta con la persistente minaccia di Hamas, non sembri intenzionato a concedere una reale autonomia a Gaza.
La serata si è conclusa allargando il discorso al cosiddetto “dilemma demografico” in cui si dibatte Israele, alla guerra in corso in Iran e alla situazione attuale a Gaza, che Ramaioli ha descritto come un luogo ormai “assolutamente invivibile”. Il lungo dibattito finale con il pubblico, assai partecipato, ha confermato il successo di un’iniziativa che ha saputo coniugare un’analisi ineccepibile a livello accademico con un’esposizione di estrema chiarezza, suscitando il vivo interesse dei presenti.




