“Vita sguardi cura” è un libro fotografico che racconta l’Uganda e conduce lo sguardo in un viaggio che comincia a Sud del Paese risalendo fino a Nord, fino al Lacor Hospital.
Le tre parole scelte per il titolo corrispondono alle tre tappe del viaggio che suddividono gli scatti nelle rispettive sezioni.
Optando per il bianco e nero, Galloni, fotografo freelance che vive e lavora a Milano, compie una scelta narrativa che sottrae la prorompenza sgargiante di quelle terre, lasciando i contrasti. Sono i contrasti che si riscontrano nei paesaggi in cui le tonalità stuzzicano l’intuito e l’immediatezza valica il confine della pagina. Sono, però, soprattutto i contrasti di chi, con vivo realismo, vuole raccontare da un angolatura sobria e rispettosa una Terra segnata dallo stridore tra fragilità immense ed enormi potenzialità.
La prefazione al lavoro porta la firma di Mario Calabresi, noto giornalista e scrittore, il quale cede poi la penna a Dominique Corti, figlia di Pietro e Lucille Corti, una coppia di medici (brianzolo lui, canadese lei) che nel 1961 rilevano un piccolo dispensario dei missionari comboniani. Il Lacor (si pronuncia Lacior), ospedale no profit, è oggi una struttura capace di curare 190 mila pazienti all’anno.
Quando si fa riferimento alla cura in Uganda, fermarsi all’aspetto della malattia è qualcosa di riduttivo. L’obiettivo di Galloni, che inizia il viaggio fra il brulicare di vita della capitale, Kampala, testimonia di un propensione alla cura diffusa, quasi a dettare il ritmo delle giornate e che impegna tutte le generazioni, senza distinzione di genere.
Così le donne battono la terra per separare il miglio dalla paglia mentre accudiscono bambini e anziani, oppure lavorano i bambini stessi. In uno scatto un nipote spinge la carrozzella della nonna disabile, mentre in altri si vedono le donne cucinare i pasti per i parenti ricoverati.
La voglia di riscatto sta nei numeri: “I bambini – si legge fra i commenti – sono così tanti da non poterli contare”, ma anche nella scuola, per la cui retta le famiglie sono disposte a enormi sacrifici, fino all’indebitamento.
A questo proposito l’album riporta anche lo scatto dal titolo: “La Futura generazione”, selezionato per la categoria Single Shot Award del Festival della Fotografia Etica di Lodi 2025.
Lo scopo dei coniugi Corti non fu quello di legare nuovamente l’Africa alla dipendenza occidentale, per cui il Lacor ha abbinato la possibilità di cura al dovere della formazione, perché pian piano l’Uganda potesse prendere nelle proprie mani le sorti del proprio destino.
Il loro motto da sempre è stato: “Offrire le migliori cure possibili al maggior numero di persone e al minor costo, garantendo assistenza medica ai più vulnerabili senza discriminazioni di sesso, razza, stato sociale”.
Quest’azione, che risana tessuto sociale nel frattempo in cui cura dalle malattie e rimane in tutte le situazioni di rischio, è una scelta contro corrente e di sicuro provocante in un modo che, come dice Calabresi, sceglie di ripiegarsi dentro i propri confini.
Gli scatti di Galloni tornano a mettere in primo piano l’essenzialità della relazione umana che, data la barriera della lingua, a volte è resa possibile a cominciare da un incrocio di sguardi.
E’ possibile acquistare “Vita Sguardi Cura” sul sito di Fondazione Corti al costo di 20 euro. Il ricavato sostiene gli scopi della Fondazione.




