Quando il teatro è targato Gassmann e Pasotti, non può che essere un successo: così è stato. Sold out e applausi scroscianti che al termine dello spettacolo rendono omaggio al protagonista in scena sabato sul palco delle Vigne: con “Racconti disumani” prosegue l’apprezzato programma di prosa della nuova stagione.
Saper interpretare con mestiere un testo di Franz Kafka non è per nulla scontato, ma Giorgio Pasotti coglie nel segno; estro ed esperienza sono dalla sua parte. Classe ’73, vanta ben 27 anni di carriera e un percorso poliedrico come sceneggiatore, attore e regista; ha recitato in “L’ultimo bacio” e “La Grande Bellezza”, giusto per citare alcune pellicole. Alessandro Gassmann è un’altra figura che ovviamente non ha bisogno di particolari presentazioni; la sua direzione di “Racconti disumani” ha sicuramente lasciato il segno.
Il pubblico ha assistito alla trasposizione di due racconti surreali e dai contorni grotteschi ma in realtà molto attuali, che rappresentano un viaggio virtuale dentro le nostre paure, fisime e paranoie: un faccia a faccia con i conflitti interiori, gli angoli più nascosti e intricati della mente umana. A prevalere è il saper trasmettere messaggi e interrogativi grazie a una recitazione autentica e volutamente disturbante.
In “Una relazione per un’Accademia” Giorgio Pasotti si cala con maestria nel ruolo assai singolare di una scimmia che in cinque anni ha metabolizzato il comportamento degli uomini, si adatta e impara a vivere come una persona, “perdendosi” tuttavia nei meandri del vivere quotidiano. La contropartita dell’adeguarsi al sistema umano è uscire dalla gabbia nella quale era rinchiusa e guadagnare un’apparente dimensione di libertà. La narrazione è in prima persona, il monologo risulta divertente ma carico di riflessioni. Buona la prima: gli applausi acclamano meritatamente l’attore.
“La tana” è uno degli ultimi racconti scritti da Kafka; narra del peregrino sforzo messo in atto dal protagonista, metà roditore e metà architetto, impegnato nel tentativo di costruire un’abitazione perfetta, che poi è un elaborato sistema di cunicoli realizzati nel corso di un’intera vita; il fine ultimo è proteggersi da nemici invisibili. Costruisce passaggi e corridoi, nuovi tunnel che portano a vicoli ciechi, in un’ossessiva ricerca di sicurezza che a conti fatti genera solo ansia e terrore. Un atavico e illusorio bisogno di costruirsi il riparo perfetto che metta al sicuro da ogni male esterno. L’instancabile Pasotti anche nel secondo atto riceve il giusto tributo da parte dei tanti spettatori.






