L’antifascismo non è un’opinione, né una bandiera da agitare a seconda delle convenienze politiche. È un valore costituzionale, il fondamento stesso della nostra Repubblica. La storia non si riscrive con slogan o con performance da palco saltarellando al ritmo di una musichetta da stadio, con l’evidente contraddizione di dichiararsi contrari al comunismo ma mai antifascisti. Ma è bene ricordare che la Repubblica Italiana è nata dalla sconfitta del fascismo e dall’approvazione della Costituzione – che ha sancito principi di libertà, giustizia uguaglianza e democrazia – anche grazie al profondo contributo dei comunisti.
Negli ultimi anni assistiamo a una lenta e costante delegittimazione dei valori costituzionali fondamentali. Gli attacchi alla magistratura, alla libertà di stampa, all’autonomia delle università e delle arti non sono episodi isolati, ma parte di un disegno reazionario che accomuna le destre nel mondo. In questo schema, i sistemi liberali e democratici diventano un nemico da indebolire e da superare, mentre si tenta di ridare legittimità a ideologie totalitarie che la storia ha già sconfitto.
Non va dimenticato che i comunisti italiani ebbero un ruolo decisivo nella costruzione della Repubblica. Palmiro Togliatti, con l’amnistia, pacificò un Paese lacerato dal conflitto civile; Nilde Iotti, prima donna Presidente della Camera, contribuì a rendere più inclusiva la vita politica; Pio La Torre, assassinato dalla mafia, pagò con la vita il suo impegno per la giustizia sociale. Molti partigiani erano comunisti, e il loro sacrificio ha reso possibile la libertà di cui oggi godiamo. I fascisti, invece, stavano dall’altra parte della barricata, al fianco della Germania nazista, tentando fino all’ultimo di piegare l’Italia a un destino di oppressione.
È per questo che l’antifascismo non è un ricordo ma un principio vivo che deve guidare la nostra democrazia.
La Repubblica Italiana è figlia del coraggio di donne e uomini che hanno scelto la libertà contro la dittatura. Oggi, di fronte ai tentativi di revisionismo e di delegittimazione, ricordare questa verità non è un esercizio retorico, ma un dovere civile. Difendere l’antifascismo significa difendere la Costituzione, e dunque difendere noi stessi.
E se il mondo sull’orlo dell’abisso si affidasse alle donne?
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Punto e a capo. Un nuovo 8 marzo, come una nuova sosta su un percorso...

