Gli applausi che il pubblico delle Vigne ha rivolto alla Dogma Theatre Company sono durati diversi minuti: mercoledì 12 novembre lo spettacolo Wild ha riscosso un successo notevole. Per nulla scontato, tra l’altro: quella di Lodi si trattava della prima volta in assoluto.
In apertura, il direttore artistico Mauro Simone ha motivato la sua scelta di aver inserito l’evento nel programma del 2025: «Anni fa non c’era la volontà di aprire le porte ai giovani. Dicevo a me stesso: “il giorno in cui guiderò un teatro, darò una possibilità concreta a una compagnia formata da attori esordienti”. Così ho fatto». Una fiducia ben ricambiata, visto l’esito finale: più volte nel corso della rappresentazione gli spettatori hanno applaudito con entusiasmo.
Tanti gli spunti e le riflessioni: sul palco si sono avvicendate scene struggenti e rivelatrici, tra sorrisi, dilemmi, pianti e dialoghi a distanza. Wild – Io ora cammino è ispirato alla vera storia di Chris McCandless, un ragazzo americano di 24 anni, il cui corpo senza vita viene ritrovato nel 1992 a bordo di un pullman abbandonato nelle terre selvagge dell’Alaska. La tragica fine di un sogno, o per meglio dire di un’illusione: dopo la laurea, il giovane decise di partire per una spedizione in solitaria, senza una meta precisa. La natura, che Alexander Supertramp – questo lo pseudonimo del viaggiatore utopista – adorava nel profondo dell’animo, sarà sua alleata ma anche nemica fatale. Andrà in California per poi raggiungere il Sud Dakota. «Le persone hanno bisogno delle persone»: le parole sono di un coetaneo, conosciuto lungo il viaggio, che invano lo esorta a cambiare idea. L’inconsueta avventura è un atto di ribellione verso la civiltà, la famiglia e la vita “normale”; a un certo punto del percorso abbandona persino l’auto, si sbarazza dei pochi soldi e dei documenti. La fuga di Chris vuole essere un ritorno incondizionato alla natura, la volontaria riscoperta dell’essenziale, allo stato brado, senza alcuna proprietà. Finisce in Arizona e supera la frontiera del Messico. Sullo sfondo, il rapporto conflittuale con i genitori: «Cerco una verità che loro non sono stati in grado di darmi». Quando trascorre un po’ di tempo in luoghi urbani svolge lavori saltuari ma il suo sostentamento è sempre più precario: alla larga dai centri abitati, gira solo con del riso e dimagrisce a vista d’occhio. È la volta di Las Vegas e a seguire l’Oregon: ma è in Alaska che vuole andare. Sarà la sua ultima meta.
Diversi anni più tardi, nel 2014, sua sorella Carine pubblicherà un libro di memorie; forse l’unica della famiglia realmente capace di capirlo, fino all’ultimo aveva sperato di poter riabbracciare suo fratello.
Le parole pubblicate dalla Dogma Theatre Company sul profilo Social del gruppo sono eloquenti:
«Abbiamo fatto qualcosa che sognavamo da tempo. L’anteprima di Wild è andata oltre le nostre aspettative: eravamo emozionati, stanchi, carichi di quell’adrenalina che ti attraversa quando senti di stare facendo la cosa giusta. Portare in scena questa storia così potente era una grande responsabilità di cui speriamo di essere stati all’altezza. Siamo grati. A chi c’era, a chi ci ha sostenuto, a chi crede nel teatro povero e che rischia, che mette a nudo, che racconta storie necessarie e che prova a dire qualcosa a tutti sul presente».
Povero solo per quanto riguarda l’allestimento, ma ricco di stimoli e decisamente apprezzato da chi mercoledì sera era seduto in platea. Tratto dal film e romanzo Into the wild, è stato interpretato da Filippo Panigazzi, Claudia Mangini, Alice Mistroni, Mauro Conte, Roberto Marraffa ed Erica Sani.
(crediti – ph: profilo facebook di Dogma Theatre Company)







