Con questo nuovo contributo di Andrea Poggio proseguiamo il ciclo di articoli dedicati alle rinnovabili, auspicando che possano avviare un dibattito sullo sviluppo sostenibile e inclusivo del nostro territorio
Abbiamo visto nei precedenti articoli che il lodigiano detiene il primato (secondo solo al brindisino) delle centrali elettriche a metano fossile. Ora bisogna domandarsi come possiamo modificare questa situazione e liberarci dalle ingiustizie del caro bollette e della crisi climatica.
«Occorre accelerare lo sviluppo di generazione elettrica pulita», raccomandava Mario Draghi a marzo scorso al Parlamento presentando il rapporto sul Futuro della Competitività Europea. «In Italia sono disponibili decine di gigawatt di impianti rinnovabili in attesa di autorizzazione… È indispensabile semplificare e accelerare gli iter autorizzativi e avviare rapidamente gli strumenti di sviluppo».
Succede il contrario. L’associazione delle industrie elettrotecniche (ANIE) informa che nel secondo trimestre 2025 la crescita degli impianti fotovoltaici ha subito un rallentamento: appena 1.092 MW di nuova potenza installata, in calo del 25% rispetto allo stesso periodo del 2024 e del 18% rispetto al primo trimestre di quest’anno. Il calo ha riguardato soprattutto i grandi impianti, quelli oltre i 10 MW come gli agrivoltaici, che si sono dimezzati. Non bene anche gli impianti sino a 1 MW, per le piccole imprese (-31%) e per quelli domestici con potenza inferiore ai 20 kW (-23%).
A rallentare non è certo la domanda: il 31 maggio le richieste di connessione in alta tensione per il fotovoltaico si attestavano a 154.570 MW di potenza, ben di più di quel che servirebbe per centrare gli obiettivi del piano governativo al 2030. Ma quelle con esito positivo sono appena 6.450 MW e appena mille quelle realizzate in tre mesi. Ne dovremmo realizzare 10.000 MW all’anno per rispettare i piani. La causa? Le leggi scritte male, le tante burocrazie statali e regionali, le campagne mediatiche denigratorie, la politica che rinvia.
Anche a Lodi le richieste di impianti fotovoltaici non mancano: sul sito della provincia sono censiti impianti in corso di autorizzazione per 114 MW, a cui andrebbero aggiunti quelli di competenza ministeriale, come quello di Mulazzano (60 MW). Neanche il 2 per mille delle domande di autorizzazione nazionali bussa alle nostre porte. Sappiamo dai dati della Regione Lombardia (fermi al 2023), che il 73% dei 151 MW fotovoltaici installati in provincia di Lodi è stato realizzato più di dieci anni fa e fornisce appena il 12,5% dei nostri consumi. Appena il 20% dei tetti delle 40.000 costruzioni lodigiane (case, capannoni o edifici rurali), risulta parzialmente occupato da impianti solari, per lo più di piccole dimensioni.
A Lodi stiamo realizzando poco più di 10 MW all’anno. Per coprire il 40% dei nostri consumi elettrici al 2030, dovremmo installare 500 MW fotovoltaici, quindi 100 MW all’anno, dieci volte tanto. Impianti piccoli e medi sugli edifici e i capannoni e alcuni più grandi agrivoltaici, con filari di pannelli ben distanziati (a tre metri di altezza) che non fanno perdere neanche un metro quadrato di suolo agricolo coltivato, come avviene nel resto d’Europa.




