Nel dibattito pubblico italiano il tema della sicurezza è stato per troppo tempo appannaggio esclusivo della destra, che lo ha trasformato in uno slogan elettorale svuotandolo di complessità e concretezza. Ma la sicurezza, quella vera, non si conquista con proclami: è una questione seria, articolata, e sì—anche di Sinistra.
Il buon senso ci insegna che i problemi complessi richiedono soluzioni complesse. Nessuno risolve la guerra invocando la pace, né la fame nel mondo semplicemente invitando a “dar da mangiare a tutti”. Allo stesso modo, la sicurezza non si ottiene gridando “ordine!” nelle piazze o sui social. Serve una visione, servono politiche strutturate, serve coraggio.
La sicurezza reale e percepita poggia su due pilastri fondamentali: la repressione dei reati e la prevenzione. Ignorarne uno significa condannare l’intero sistema al fallimento. Eppure, la destra ha preferito cavalcare le paure, amplificare le ansie, e ignorare le radici sociali del disagio. Il risultato? Nessun miglioramento tangibile, solo una retorica muscolare che non protegge davvero nessuno.
Gli episodi recenti parlano chiaro. A Milano, alcuni bambini del campo nomadi hanno causato la morte di una donna dopo aver rubato un’auto. A Sant’Angelo Lodigiano, un autista di linea è stato aggredito brutalmente da un gruppo di minorenni. Questi fatti non sono solo tragici: sono il sintomo di un sistema che ha rinunciato alla prevenzione, all’inclusione, alla responsabilità.
Le carceri italiane versano in condizioni fatiscenti, con personale allo stremo e detenuti trattenuti in situazioni disumane. Le forze dell’ordine sono numericamente insufficienti, sottopagate e prive di politiche abitative dignitose, soprattutto nelle grandi città. Il governo ha tagliato i fondi per l’assistenza ai minori stranieri non accompagnati, contribuendo a creare un terreno fertile per il disagio e la devianza.
E mentre tutto questo accade, lo stesso governo ha deciso di rimpatriare in Libia un criminale internazionale, torturatore e trafficante di esseri umani, arrestato dalla nostra polizia. Un gesto che lascia sgomenti, e che solleva interrogativi inquietanti sulla coerenza e sull’efficacia delle politiche di sicurezza attuali.
La Sinistra deve riappropriarsi del tema della sicurezza, non come risposta emotiva, ma come progetto politico. Sicurezza è anche diritto alla casa, al lavoro, alla salute mentale, all’educazione. È presenza dello Stato, non solo nei tribunali, ma nei quartieri, nelle scuole, nei centri di aggregazione. È prevenzione, ascolto, investimento. Perché la sicurezza non è un privilegio da difendere con le armi, ma un diritto da costruire con intelligenza, equità e giustizia sociale.

