Che cos’è l’avanguardia oggi?
Fare questa domanda cent’anni fa poteva parere ozioso.
Espressionismo tedesco, surrealismo francese, il cine-occhio sovietico, ma oggi al cinema si può ancora parlare di avanguardia?
Noi pensiamo di sì.
E per questo martedì 11 marzo 2025 alle sei del pomeriggio al Politeama di Pavia per (ancora) Sguardi Puri presentiamo Grand Tour, diretto da Miguel Gomes e con Gonçalo Waddington, Crista Alfaiate, Cláudio da Silva, Lang Khê Tran, Jorge Andrade nel cast.
Due righe di trama: in Birmania nel 1917 il funzionario dell’Impero britannico Edward legge un telegramma della fidanzata Molly. Lei vuole raggiungerlo a Rangoon per convolare a giuste nozze. Ma inaspettatamente Edward fugge, salendo sul primo treno, che però deraglia. Da qui prende il via un viaggio attraverso l’Estremo Oriente, che ci conduce in Vietnam, nelle Filippine, in Giappone e infine in Cina, sempre puntualmente inseguiti dai telegrammi di Molly, che, guarda un po’, vive tutto questo come un gioco affascinante.
Miguel Gomes, il regista di questo film, è autore di Tabu e di Le mille e una notte, e contribuisce dall’inizio della sua carriera all’innegabile commistione tra cinema documentario e prodotti di finzione. E se la componente “fiction” è ambientata nel passato, ma evidentemente girata nel presente, la suggestiva monocromia dell’immagine e l’utilizzo di tecniche da cinema muto, come l’iride, ci fanno pensare ad un’epoca lontana nel tempo.
Immagini catturate dal regista durante viaggi recenti rappresentano invece il “documentario”.
Vecchio e nuovo, b/n e colore, realtà filmata e finzione recitata: l’effetto contraddittorio è raggiunto. Un viaggio onirico, un vero proprio sogno dal ritmo lento e suadente. Una giostra in Myanmar, un karaoke nelle Filippine: tante le lingue parlate, tanti i paesi attraversati.
Quotidianità contemporanea e storia d’amore incompiuto. Ci siamo: l’effetto è positivamente straniante.
E se Chris Marker fa capolino, con il suo Sans Soleil, nell’ispirazione di questo film, guardando alla Storia del Cinema pensate a come Tabu si rifacesse all’omonimo lavoro di Friedrich Wilhelm Murnau, proprio nella nostra rassegna appena ospitato col suo indimenticabile Nosferatu.
Per quanto riguarda la forma anche qui, come già in precedenza, ecco l’utilizzo del 16mm in bianco e nero, una pellicola in tempi di digitale, e l’ambientazione post-colonialista, che tanto rievoca un passato che vorremmo dimenticare. Il contrasto tra Occidente e Oriente, l’inafferrabilità di un esotismo incomprensibile, lo stereotipato sguardo occidentale. Cinema per iniziati e intellò direte voi? Ma siamo davvero certi che non valga la pena provare a farsi catturare dallo sguardo originale di questo folle regista portoghese?




