Il 25 gennaio, sabato mattina, si terrà la manifestazione contro il nuovo mega-inceneritore proposto dalla multinazionale privata Itelyum a Castiraga Vidardo. La manifestazione partirà dall’abitato Vidardo, verso le 10:30 del mattino, per concludersi, a circa 2 chilometri, in piazza a Sant’Angelo Lodigiano. Segnatevi l’appuntamento sul telefono, sullo smart. Sarà una manifestazione del lodigiano tutto, dei cittadini e di gran parte dei Comuni, promosso da tante associazioni, ambientaliste e non, come da tutti i partiti del territorio.
Perché ho esordito parlando di un nuovo grande impianto quando tutti sanno che un piccolo inceneritore di biomasse e rifiuti urbani è ancora attivo? La prima ragione è che il vecchio inceneritore Ecowatt stava per chiudere la sua attività: nell’ultimo anno ha bruciato 11.000 tonnellate di scarti, tra una fermata programmata ed una no, con qualche allarme per incendio o segnalazione diffusa di puzze intollerabili. La vecchia “cartiera” del secolo scorso, che era in realtà un impianto di raccolta di carta da macero, si è poi trasformato in un piccolo inceneritore per rifiuti urbani ed assimilabili, 16 tipologie di rifiuti per una capacità massima di 34.000 tonnellate, a gestione familiare (neanche una ventina di occupati). Troppe per il lodigiano. Troppo caro in Lombardia, dove operano 13 grandi forni che bruciano oltre 2 milioni di tonnellate di residui, almeno mezzo milione di importazione dal resto d’Italia se non dall’estero: il forno di Brescia (750 mila t/a), di Milano Silla (540 mila t/a). Il piccolo forno dell’Ecowatt, inutile e caro, è destinato alla chiusura da quando le leggi in tutta Europa hanno imposto il principio di “prossimità” dei rifiuti di trattare e di “economia circolare” (cioè, prima il riciclo e poi la distruzione dei materiali). La Lombardia è tra le Regioni d’Europa che debbono ridurre la loro potenzialità di incenerimento.
La seconda ragione è che il mega inceneritore rilevato dall’Itelyum si compone di tre nuovi forni che sostituiscono il vecchio e chi si propongono di bruciare 154.000 tonnellate di rifiuti appartenenti a 511 tipologie industriali (prima domanda di maggio 2023). Recentemente i codici rifiuti si sono ridotte a 342 (luglio 2024), ma in gran parte rifiuti industriali pericolosi, come rifiuti da raffinazione petrolifera, pitture, vernici, smalti, adesivi, sigillanti, inchiostri e poi ancora solventi, refrigeranti. Incomprensibilmente, anche dopo aver dichiarato la disponibilità a ridurre i codici dei rifiuti ad “appena” 275 (settembre 2024) ancora si vorrebbero bruciare a Vidardo “olii esauriti” che nella raffineria di Viscolube di Pieve Fissiraga viene riciclato, oppure i rifiuti ospedalieri che invece possono essere inceneriti dai “concorrenti” forni di Brescia e Milano e una decina d’altri in regione. Ma i forni previsti potranno bruciare ancora 154.000 tonnellate.
Il balletto dei codici dei rifiuti che si vogliano bruciare a Vidardo dimostra che il progetto di inceneritore non è supportato da un progetto industriale: diciamo che ci stanno provando. Uno degli ultimi da provare a sedurre con 300 milioni di euro di investimenti dichiarati, pochissimi occupati. Sperando che in pochi si oppongano, ancor meno si leggano le leggi e difendono l’aria che respirano, il territorio che abitano. Se va bene, Itelyum potrà intercettare rifiuti che vanno alla concorrenza, da tutta Italia e persino da tutta Europa.
C’è una terza ragione per manifestare il 25 gennaio: è la proposta di richiedere che la Provincia dia vita ad una inchiesta pubblica. Una procedura amministrativa prevista dal codice dell’ambiente anche in Italia utile per ascoltare i cittadini e le associazioni al pari degli altri enti statali e tenerne nel debito conto prima che qualsiasi decisione irrevocabile venga presa.




