Mi trovavo in un paesino immerso nelle colline piacentine, in una fredda giornata di dicembre e il sole era già andato a nascondersi dietro le montagne; dalla cima di un vigneto guardavo le curve delle colline confondersi con le punte delle montagne e vedevo, in lontananza, le lucine soffuse del paese di Pianello. Niente confusione, niente rumori o suonerie varie… soltanto la carezza del vento e a volte qualche ululato in lontananza. Una pace profonda, provata da un ragazzo qualunque, immerso in questo angolo sereno; una grande sensazione di libertà. Non avevo un pensiero preciso, se non il vago ricordo di quando, nell’estate del 2019, io ed i miei amici ci trovavamo, spensierati e felici, immersi in questi posti con le nostre biciclette. All’improvviso avverto in me una domanda: che cos’è la vera libertà? È ciò che ci inculca il mondo? È il poter dare sfogo a qualunque istinto, la possibilità di essere sempre connessi tramite i mezzi tecnologici, l’orgoglio ostentato, lo sballo, le prigioni dell’egoismo, la voglia di apparire e di primeggiare?No. Possono sembrare cose scollegate tra loro, ma ci portano in un’unica direzione, verso l’infelicità. E se la libertà fosse proprio l’opposto? Starsene tranquilli, in silenzio, senza alcuna pretesa, rendendosi conto della fortuna di poter essere immerso nella natura per venti minuti, staccati dai social, dal cellulare, dal televisore e da tante altre cavolate? Forse abbiamo sbagliato qualcosa; col progredire della tecnologia credevamo di evolverci, di diventare più felici, più liberi e invece, poco a poco, ci siamo incatenati. Sì, abbiamo ottenuto una certa libertà materiale, qualche comodità, ma a che prezzo? In cambio della sensazione di una libertà spirituale, molto più preziosa. Pensiamoci, ne è valsa la pena? Come possiamo stare in pace se ci circondiamo continuamente di tante diavolerie tecnologiche e ci dimentichiamo della nostra vera essenza? Non siamo dei robot, siamo esseri umani. Sto rivolgendo questa riflessione, magari anche banale, a me stesso, però mi fa piacere condividerla con qualcuno. Non è facilissimo, ma, uno scalino alla volta, possiamo cercare di risalire, di conquistare più umanità. Non badiamo a tante timidezze che possiamo avere tra di noi o a cosa possa pensare quel tale o quella tale. Diventiamo più sinceri, rendiamoci bene conto che siamo tutti sulla stessa barca e che in fondo vorremmo tutti aver a che fare con persone più umane più comprensive, magari meno connesse virtualmente ma più unite spiritualmente, gettando le tante maschere che ci portiamo addosso; se siamo con un amico per esempio, proviamo ad interessarci di più al suo stato d’animo invece che al cellulare o a stupidate varie. Non ci farebbe piacere se qualcuno facesse così con noi? Se metteremo in pratica questi buoni propositi questa persona sarà un po’ più leggera, più felice e magari lui, a sua volta, farà un buon gesto per un’altra persona. È una catena. Ogni gesto, buono o cattivo, è un piccolo seme che dà suoi frutti e che può andare lontano, passando da persona a persona; forse non ci vuole molto per migliorare il mondo, in fondo il mondo siamo noi. Anche i castelli più grandi e più belli sono stati costruiti un mattone alla volta, ma bisogna iniziare.
Cristian Pizzati
San Colombano al Lambro

