La percezione che i bambini palestinesi “valgano meno” rispetto ad altri è una riflessione che spesso emerge quando si pensa a questo conflitto, soprattutto se si osservano le loro terribili condizioni di vita.
Le restrizioni alla libertà di movimento, le incursioni militari, i blocchi e la mancanza di accesso ai servizi di base sono realtà quotidiane per molti bimbi palestinesi e per i loro familiari.
Ma anziché parlare di sanzioni contro il governo di Netanyahu (a Gaza sono morti di freddo quattro neonati in 72 ore) si continua a disquisire se il primo ministro israeliano sia colpevole di genocidio o “solo” di crimini di guerra contro l’umanità.
Ai bambini di Gaza sono negati l’accesso all’istruzione, il diritto alla salute, alla sicurezza e al benessere. E i nostri giornali e le tivù, che da sempre definiscono “terrorista” chi fa la guerra colpendo volutamente obiettivi civili, davanti a questo comportamento criminale nei confronti dei bambini palestinesi non intervengono con fermezza né alzano la voce per condannare. Si limitano a dare le notizie.
Milioni di palestinesi vivono come rifugiati in altri Paesi arabi o nei territori palestinesi occupati. I loro figli crescono in condizioni di estrema povertà, spesso senza l’accesso a sanità ed educazione adeguate. Ma la vita dei bambini palestinesi, come quella di ogni altro bambino, ha un valore assoluto.



